Aldo Semerari: solo un delitto di camorra?

Aldo Semerari: un uomo misterioso che venne ucciso dalla camorra per cause altrettanto misteriose

Aldo Semerari viene ritrovato morto il 1 aprile del 1982 ad Ottaviano, nei pressi dell’abitazione di Vincenzo Casillo e non lontano dal castello del boss della Nuova Camorra Organizzata. E’ un delitto di camorra, lo si capisce non soltanto per il luogo in cui è stato ritrovato il cadavere ma anche per le modalità di esecuzione dell’omicidio. Il corpo di Aldo Semerari, infatti, viene abbandonato in un’auto ma la scena che si presenta agli investigatori al momento del ritrovamento del cadavere è agghiacciante. Al criminologo dalle origini pugliesi è stata tagliata la testa che, dunque, risulta essere separata dal resto del corpo. Il mistero, però, diventa più fitto quando si viene a sapere dello strano suicidio di Fiorella Maria Carrara, assistente di Semerari. La donna si uccide a Roma dopo aver ricevuto una telefonata e prima che gli agenti e l’opinione pubblica venga a conoscenza dell’orrendo cadavere del professore.

Perché Aldo Semerari viene ucciso in maniera così atroce e per quale motivo la sua assistente si toglie la vita? Per cercare di rispondere a queste domande bisogna innanzitutto conoscere alcuni aspetti della vita del criminologo. Quella di Semerari è certamente una vita tutt’altro che noiosa. Nei primi anni della sua esistenza, specie negli anni della sua permanenza in Puglia, Semerari si avvicina agli ideali del comunismo, con particolare attenzione al mondo sovietico.

Il comunismo, però, di lì a poco comincerà a deluderlo e lo convincerà a passare dall’altra parte. Grazie anche alla conoscenza di Paolo Signorelli, negli anni ’60 Semerari si avvicina ai movimenti di estrema destra, in particolare ad Ordine Nuovo e al Movimento Sociale Italiano. Un cambiamento che si verifica in seguito al suo trasferimento dalla Puglia alla capitale. Semerari, oltre alle passioni politiche, ha trascorso gli anni della gioventù a studiare e quando arriva a Roma comincia ad insegnare medicina criminologica presso l’Università La Sapienza. Presso la città del Colosseo Aldo Semerari ha la possibilità di svolgere la professione di criminologo in maniera prestigiosa, avviando contatti con pericolosi criminali che finiranno per metterlo nei guai.

In virtù della sua professione, Semerari si trova ad affrontare spinosi casi giudiziaria come consulente. Il suo compito è quello di giudicare l’infermità mentale o meno degli imputati tramite delle perizie psichiatriche. Il criminologo si convince sempre più della possibilità di rovesciare l’equilibrio democratico del paese e cerca di collaborare con la Banda della Magliana. Ai criminali romani promette perizie compiacenti e chiede loro di partecipare a raid vandalici ed attentati nei confronti di personalità importanti del mondo politico ed istituzionale.

Anche se non ci sono prove schiaccianti e certe in merito, sembra che Semerari fosse iscritto anche alla P2 di Licio Gelli e che avesse contatti con i servizi segreti, in particolare con il Sismi. La vita di Aldo Semerari prende una piega tutt’altro che positiva nel 1980. Il due agosto, infatti, a Bologna nei pressi della stazione ferroviario un attentato toglie la vita ad 85 persone e causa il ferimento di circa 200 individui.

Le indagini vedranno il coinvolgimento anche di Aldo Semerari che verrà arrestato il 28 agosto del 1980. Per lui l’accusa è di concorso in organizzazione di associazione sovversiva e banda armata. I mesi del carcere si rivelano molto duri per il criminologo che comincia ad andare in paranoia e ad accusare diversi problemi dal punto di vista fisico. Un criminologo come lui non ha problemi a difendersi da accuse infamanti, vanta un’ottima ars oratoria e sa bene come respingere al mittente ogni accusa. Semerari nega tutto, anche l’evidenza. La sua presenza in carcere rappresenta un problema per i movimenti eversivi nonché per le altre organizzazioni poco chiare di cui fa parte. Aldo Semerari è custode di segreti scomodi e, durante i mesi della detenzione, viene tirato in ballo in altre vicende delittuose: si pensa, infatti, ad un suo possibile coinvolgimento nell’omicidio del giudice Mario Amato nonché nel tentato omicidio dell’avvocato Arcangeli.

Nel frattempo, le indagini sulla strage di Bologna vanno avanti ma con molta fatica. A complicare il lavoro di agenti e magistrati ci pensano, infatti, i tantissimi tentativi di depistaggi. Uno di questi prende il nome di “Terrore sui treni“. Il depistaggio viene messo in piedi dal Sismi, la minaccia è quella di colpire con attentati le principali stazioni ferroviarie italiane. Tra l’altro, nei primi mesi del 1981 vengono scoperti anche gli elenchi della P2, un’altra questione che preoccupa l’animo già piuttosto turbato di Aldo Semerari. In realtà, il depistaggio è una manovra creata ad hoc anche per aiutare il criminologo ad uscire dal carcere e convincerlo a non rivelare ai giudici i tanti segreti di cui è a conoscenza.

Dopo tante richieste di scarcerazione, Aldo Semerari viene rimesso in libertà per insufficienza di indizi il 9 aprile del 1981. Per il criminologo è il momento di ricominciare a lavorare ed è per questo motivo che è costretto ad accettare la chiamata di Raffaele Cutolo. Le perizie di Semerari sono molto famose, in passato hanno aiutato molti criminali e il boss di Ottaviano spera che il criminologo possa fare lo stesso con lui. Semerari da sempre si era vantato di lavorare sia per la NCO che per la NF ma sa che, dopo l’esperienza del carcere le attenzioni su di lui si sono moltiplicate e, dunque, è necessario che tenga un atteggiamento più prudente.

Il 25 marzo del 1982 Aldo Semerari si reca a Napoli insieme alla sua segretaria Luisa Barlesi. Deve incontrare Umberto Ammaturo, tra i boss della Nuova Famiglia. L’incontro va a buon fine, i due si danno appuntamento per il giorno seguente. Semerari, però, sembra preoccupato e prova a mettersi in contatto con i servizi segreti. Il 26 marzo presso l’Hotel Royal di Napoli sale su un’auto che lo aspetta per dirigersi nuovamente da Ammaturo. Da quel momento in poi si perdono completamente le sue tracce.

Aldo Semerari viene ucciso da Umberto Ammaturo ma non si sa bene il perché. Negli anni successivi all’omicidio, in seguito al pentimento del boss, sono emersi nuovi particolari che, però, non hanno portato alla conoscenza di tutta la verità sul caso. Ammaturo ha giustificato il delitto per il doppio gioco del professore. A lui non poteva andare giù l’impegno professionale del criminologo sia per la NF che per Cutolo. Un movente che, però, viene ritenuto debole per diversi motivi: in primis, perché Semerari non era affiliato a nessuna delle due organizzazioni, in secondo luogo perché non era considerato grave offrire la propria consulenza a due diverse organizzazioni criminali e, infine, perché rimpiazzare un professionista così bravo ed influente non sarebbe stata cosa semplice.

Viste le tante vicende poco chiare nelle quali era coinvolto, si sospetta che la camorra abbia ucciso Semerari per coprire interessi di altre organizzazioni. Inoltre, c’è da considerare il suicidio dell’assistente di Semerari. Le indagini accerteranno la pista del suicidio ma restano, comunque, molto dubbi su quella strana morte così come su tutta questa vicenda, un altro misterioso caso che viene fuori in un periodo davvero molto difficile per l’Italia.

La vita di Aldo Semerari, le vicende legate alla sua scomparsa e il processo per il suo omicidio sono stati approfonditi da Corrado De Rosa nel libro “La mente nera“.

 

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