Anna Carrino: la coraggiosa scelta della moglie del boss Bidognetti

Anna Carrino, per anni al fianco di Francesco Bidognetti, dopo il suo arresto decide di pentirsi. Si apre una nuova era per il clan dei Casalesi

Dopo Carmine Schiavone, il fenomeno del pentitismo nel clan dei Casalesi ha conosciuto altre fasi importanti nel corso del processo Spartacus, prima di arenarsi per qualche anno e di riprendere nel nuovo Millennio. A dare un segnale importante sono le donne, una in particolare. E’ Anna Carrino, moglie di Francesco Bidognetti, per anni il braccio destro di Francesco Schiavone detto Sandokan.

Anna Carrino non vive un’infanzia molto semplice. Di origini napoletane, da bambina frequenta un collegio dal quale viene, ad un certo punto, allontanata per essere condotta a Casal di Principe. E’ lì che conosce il temutissimo boss Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e mezzanotte.

Essere la moglie di un boss così importante significa avere il rispetto assicurato da parte di tutto il paese. Del resto, è stato così anche dopo l’arresto di suo marito. Con il trascorrere degli anni, però, questa vita ha cominciato a starle stretta. Nel 2007, così, decide di scappare da Casal di Principe. La donna viene, però, arrestata e, dopo un periodo di riflessione, prende una decisione sofferta ma coraggiosa. Comincia a collaborare con la giustizia.

La scelta si rivela sin da subito difficile perché Anna Carrino non può contare sul sostegno dei suoi figli. Dal matrimonio con Francesco Bidognetti sono nati tre figli, Teresa, Katia e Gianluca i quali sin da subito gli fanno capire che non avrebbero seguito le sue orme e che sarebbero rimasti a Casal di Principe.

La decisione di Anna Carrino non piace al clan che, così, utilizzando come esca Gianluca, uno dei tre figli della donna, organizza un attentato ai danni della sorella e della nipote di Anna Carrino. Non può essere accettata una simile scelta anche in considerazione del fatto che Francesco Bidognetti è in carcere da più di ventidue anni in regime di 41 bis e non ha mai mostrato alcun segno di cedimento.

Certo è che le dichiarazioni di Anna Carrino si rivelano molto importanti per i magistrati perché permettono di arrestare diversi uomini che gravitano nell’orbita del clan. La Carrino per anni aveva fatto da messaggera del clan, sfruttando le visite al marito in carcere. Vengono arrestati diversi parenti stretti di Anna Carrino, anche il figlio Gianluca, accusato di tentato omicidio ai danni della cugina Francesca e della zia Maria Carrino.

Francesco Bidognetti non si pente anche se, nel momento più difficile per lui e per la sua famiglia, dal carcere lascia intendere che ha in mano carte pericolose, probabilmente legate alle connivenze di importanti uomini della politica con il clan dei Casalesi.

Anna Carrino, quando comincia a parlare, è un vero fiume in piena. Svela molte dinamiche all’interno del clan dei Casalesi. Dice di aver preso per anni un vero e proprio stipendio mensile, che le serviva per prendersi cura dei suoi tre figli. Ammette di aver ricevuto le cosiddette ambasciate durante i colloqui con il marito. Ad Anna Carrino bastano dei semplici gesti da parte di Francesco Bidognetti per comprendere sia l’oggetto del messaggio da inviare all’esterno che il destinatario.

La Carrino parla del volto imprenditoriale del clan dei Casalesi, da sempre orientati agli affari e al controllo della droga, al business delle estorsioni. Anna Carrino dice anche che suo marito conosceva personalmente Nicola Cosentino, esponente politico del centro destra originario proprio di Casal di Principe che ha ricoperto incarichi importanti anche a livello nazionale. La donna, però, dichiara di non conoscere la natura dei loro rapporti anche se conosce bene il soprannome di Cosentino, ovvero ‘o mericano.

Il 2008, l’anno del pentimento di Anna Carrino, fu pieno di vicende burrascose e violente per il clan dei casalesi. Prima della Carrino si era pentito un altro esponente del clan Bidognetti, ovvero Domenico, cugino di Cicciotto ‘e mezzanotte. Domenico aveva definito buffoni i camorristi in una lettera da lui scritta e letta nella chiesa di Casal di Principe, nel corso di un evento nel quale si ricordava don Peppe Diana. Il clan si vendicò uccidendo, nel maggio del 2008, suo padre Umberto.

Qualcosa di simile, ma per fortuna dagli esiti diversi, era accaduto alla Carrino. La donna aveva rilasciato un’intervista alle emittenti televisive nazionali nella quale aveva parlato del male che procura la camorra e aveva invitato il marito Francesco Bidognetti a pentirsi. La risposta del clan fu il tentato omicidio della sorella e della nipote di Anna Carrino, sempre nel maggio del 2008. Nei mesi successivi altri uomini verranno arrestati e alcuni di loro diventeranno collaboratori di giustizia. Saranno proprio questi uomini a parlare del tentato omicidio ai danni delle due parenti di Anna Carrino. Il gesto, secondo quanto dichiarato dai pentiti, fu proprio la risposta del clan ad una delle interviste rilasciate dalla donna. Si scoprirà anche che dietro quel tentato omicidio, nonché dietro molti degli altri delitti del 2008, c’è Giuseppe Setola.

Anna Carrino è stata condannata a sedici anni ed otto mesi per l’omicidio nel 2002 di un ragazzo che aveva avuto un diverbio con suo figlio Francesco. Sebbene la donna si trovasse in una località segreta, nel 2011 ricevette una telefonata da parte di uomini che dichiaravano di sapere dove alloggiava. Il clan aveva pronto un piano per eliminarla. Per fortuna, gli investigatori intervennero subito e provvedendo a trasferire la donna che ha messo con le spalle al muro il clan in un altro luogo segreto.

 

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