Antonio Bardellino: il primo capo del clan dei Casalesi

 Antonio Bardellino, il primo grande capo della dinastia dei Casalesi

Uno dei clan più forti della camorra del Novecento è sicuramente il clan dei casalesi. Si tratta di una sorta di confederazione di diversi clan  e famiglie camorristiche originarie e operanti in varie zone del casertano. Si parla di clan dei casalesi, però, perché le principali famiglie operano nel territorio di Casal Di Principe e nei comuni limitrofi di Casapesenna e San Cipriano D’Aversa.

Sin dagli anni ’80 il clan dei casalesi si è da sempre contraddistinto per un forte legame con la mafia siciliana e con Cosa Nostra. Il primo capo del clan è stato Antonio Bardellino. Nella guerra di camorra di fine anni ’70 si era schierato con gli anticutoliani. Era stato tra i primi, se non l’unico, a comprendere che in futuro il traffico di droga si sarebbe orientato soprattutto verso la cocaina piuttosto che l’eroina.

Ufficialmente, egli era il proprietario di una ditta di import-export di farina di pesce. In realtà, la ditta faceva soltanto da copertura, anzi da nascondiglio per la droga che veniva esportata dal Sud America ed importata in Italia e nelle vari comuni del casertano.

Antonio Bardellino, insieme ai suoi uomini, rivestì un ruolo importante nella guerra contro ‘o professore. Egli era affiliato a Cosa Nostra, così come altri camorristi della Nuova Famiglia, su tutti il boss di Marano Lorenzo Nuvoletta. In particolare, Antonio Bardellino era considerato vicino a Tommaso Buscetta, acerrimo nemico dei corleonesi.

Quando cominciò la scalata dei corleonesi al vertice di Cosa Nostra essi tentarono, anche se senza successo, di eliminare Antonio Bardellino. Volendo fare una differenza tra Cosa Nostra e il clan dei Casalesi salta subito all’occhio il fatto che il clan casertano era un clan che non si opponeva allo Stato, un clan che sapeva fiutare gli affari e che cercava all’interno delle istituzioni gli uomini giusti che potessero assecondare i loro interessi.

Dopo la fine della guerra contro Cutolo nacquero nuove faide all’interno della Nuova Famiglia. Antonio Bardellino si schierò con Carmine Alfieri insieme al quale fu protagonista di diverse azioni violente ai danni del clan Nuvoletta e del clan Gionta di Torre Annunziata.

Antonio Bardellino nella seconda metà degli anni ’80 era ormai un uomo di grande successo e potere. Oltre al traffico internazionale di droga aveva messo le mani e guadagnato molto anche sull’edilizia. Braccato dalle forze dell’ordine, decise di andare a vivere a Santo Domingo, con una nuova famiglia.

Era convinto di poter vivere sogni tranquilli. A Casale, infatti, poteva contare su tanti uomini di fiducia che avevano in pugno il territorio e che controllavano tante attività redditizie, uomini del calibro di Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Vincenzo De Falco e Mario Iovine.

Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, visto l’allontanamento di Antonio Bardellino, cercarono di acquisire sempre più potere e di liberarsi dall’egemonia del loro capo ma sapevano che l’unico modo per ottenere questo obiettivo era far scoppiare una faida interna.

Convinsero Antonio Bardellino a rientrare in Italia. Bisognava uccidere il fratello di Mario Iovine, accusato di essere un confidente dei carabinieri. Bardellino si convinse della bontà dell’operazione e, dunque, Bidognetti e Schiavone si occuparono del delitto. Il loro doppio gioco li portò a parlare con Mario Iovine al quale confidarono che era stato Antonio Bardellino ad uccidere suo fratello.

Così, tutti gli uomini del boss spinsero affinché venisse eliminato il capo. Bardellino intanto si spostò da Santo Domingo in Brasile. Era il 1988. Lì fu raggiunto da Mario Iovine, con il pretesto di dover discutere di alcuni affari. Iovine colpì ripetutamente Antonio Bardellino che fu ucciso e seppellito sulla spiaggia. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Iovine telefonò dal Brasile all’Italia e comunicò che tutto era andato per il meglio e che il boss era stato ucciso. Gli altri uomini del clan cominciarono, così, ad eliminare alcuni dei parenti di Bardellino, a partire dal nipote Paride Salzillo. Antonio Bardellino ormai era solo un vecchio ricordo, ai vertici del clan si sedette uno dei boss più feroci e pericolosi della storia della camorra: Francesco Schiavone detto “Sandokan“.

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