Antonio Spavone: ‘o malommo, guappo ed eroe

Antonio Spavone: soprannominato ‘o malommo, è stato un boss di camorra feroce, a tratti anche generoso, sicuramente meno spietato rispetto a molti camorristi che verranno dopo di lui

Antonio Spavone è stato un temuto boss di camorra. Nel bene o nel male ha sempre fatto parlare di sé. La sua vicenda si inserisce in un contesto camorristico di trasformazione. Parliamo degli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Ecco la storia di un camorrista particolare, sicuramente diverso dai boss che emergeranno in Campania dagli anni settanta in poi.

Un giovane guappo si fa strada

Spavone nasce nel 1926. Suo padre di mestiere fa il pescatore. Suo fratello Carmine è una testa calda. Mette su un gruppo di ragazzini che cominciano ad effettuare furti e rapine. Il soprannome ‘o malommo viene, in un primo momento, viene affibbiato proprio a suo fratello Carmine. La sua banda deve, però, vedersela con quella di un altro guappo di Napoli: Giovanni Mormone.

La morte di Carmine Spavone

Nel 1945 Antonio Spavone ha 19 anni e schiaffeggia in un bar lo stesso Mormone. Antonio era entrato nel locale senza salutare il boss. Quest’ultimo si era offeso ma Spavone aveva reagito in malo modo. Mormone parla con Carmine Spavone e gli dice di intercedere presso il fratello affinché gli rivolga le sue scuse. Carmine non vuole intromettersi. Mormone non può accettare un’offesa così grave al suo onore. Organizza un agguato in cui Carmine Spavone muore.

Il primo omicidio di Antonio Spavone

Antonio Spavone è pronto a vendicarlo. Mormone, però, sa che il tempo stringe e che è necessario eliminare anche Antonio. Giovanni prova a cogliere di sorpresa Antonio al matrimonio di sua sorella Maria. Antonio, però, non si fa sorprendere e, anzi, uccide davanti a tutti Giovanni Mormone. E’ questo l’episodio che cambia totalmente la vita di Spavone. Da quel giorno ‘o malommo è lui. Ora tutti lo rispetteranno.

Il carcere

Cominciano, però, anche i problemi. La polizia lo cerca e, dopo alcuni tentativi, riesce a catturarlo. Per Spavone si aprono le porte del carcere. In galera la sua fama cresce ulteriormente. Ferisce gravemente un uomo che qualche giorno prima lo aveva aggredito. La sua cella è ricca di ogni comfort. Nel carcere di Poggioreale è lui a farla da padrone.

L’alluvione di Firenze: Saragat concede la grazia a Spavone

Non solo delitti. Di Antonio Spavone si ritorna a parlare nel 1966, quando a Firenze una violenta alluvione devasta la città di Dante. ‘o malommo si trova in carcere per ulteriori condanne che aveva ricevuto nel corso degli anni. Spavone diventa un eroe perché, invece di scappare, salva la vita ad alcuni compagni di cella, a due agenti di custodia e anche alla figlia del direttore del carcere delle Murate. Il suo gesto non passa inosservato. L’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat gli offre una possibilità di riscattarsi. Gli viene, infatti, concessa la grazia per atti di eroismo.

L’omicidio Ferrigno

Dopo un periodo di libertà vigilata, Spavone torna ad essere a tutti gli effetti un cittadino libero. In realtà, ‘o malommo non ha cambiato vita. Lo dimostra quello che accade nel marzo del 1971, quando si rende protagonista di un altro omicidio. Uccide, infatti, Gennaro Ferrigno. La lite scoppia, molto probabilmente, per divergenze legate agli affari del contrabbando di sigarette e del traffico di droga. Si parla, però, anche di gossip: ‘o malommo avrebbe avuto una relazione con la moglie di Ferrigno. Quest’ultimo lo avrebbe convocato a casa sua ma, ‘o malommo, consapevole di andare incontro al pericolo, si sarebbe armato di pistola e, appena scoppiata la lite, lo avrebbe ucciso.

Di nuovo in carcere

Per Antonio Spavone si riaprono le porte del carcere. ‘O malommo riesce, però, a farsi credere dai giudici al processo. Gli viene, infatti, riconosciuta la legittima difesa. Un altro giudice, però, ne richiede di nuovo l’arresto per reati relativi al traffico di droga e al contrabbando di sigarette e per il sequestro del figlio di Pasquale Simonetti e Pupetta Maresca. Il giudice che lo aveva accusato viene, però, coinvolto in una storia di corruzione e Spavone se la cava ancora una volta.

Agguato a ‘o malommo

Nel 1976 Spavone rischia la pelle in un agguato. Riesce a salvarsi ma il suo volto è completamente sfigurato. ‘O Malommo si reca negli Stati Uniti per sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica. Proprio mentre si trova negli States, a Napoli si tiene il processo d’Appello per l’omicidio di Ferrigno. La tesi della legittima difesa viene ribaltata. Spavone è accusato di omicidio volontario e condannato a 28 anni di carcere. Il movente? Gli affari di camorra.

La love story con la moglie di Ferrigno

Per i giudici la storia d’amore con la moglie di Ferrigno non ha causato il delitto. Spavone, venuto a conoscenza della sentenza, si rifugia in Perù. Nel paese sudamericano lo attende la sua compagna, ovvero proprio la moglie di Ferrigno. Non erano solo voci, dunque. I due davvero avevano una relazione.

O’ malommo nella guerra tra NCO e NF

Non si può dire che Spavone sia stato un uomo sfortunato. Il processo per la morte di Ferrigno giunge all’epilogo finale nel 1979. La Cassazione annulla la sua condanna. Spavone è di nuovo libero e può ricominciare a dedicarsi ai suoi affari criminali. ‘O malommo intrattiene rapporti di affari con la mafia americana. I boss di Cosa Nostra americana confidano nelle sue capacità quando a Napoli Raffaele Cutolo comincia a dettare legge.

Nuove accuse

Spavone incontra le famiglie criminali disposte a combattere Cutolo. In realtà, la sua epopea criminale è giunta al tramonto. ‘O malommo quasi non si riconosce più in una camorra diventata sempre più violenta e spietata. Spavone si ritira a vita privata, con la promessa che nessuno verrà ad ucciderlo. In realtà, i suoi conti con la giustizia non si sono ancora conclusi. Nel 1984 viene di nuovo arrestato per i suoi legami con la mafia americana e con il clan della Nuova Famiglia.

I magistrati ritengono che Spavone, nella sua villa di Ischia, ricevesse diversi boss. Lui si difende ancora dalle accuse e dice di aver cambiato vita dopo aver ricevuto la grazia da Saragat. Viene condannato a nove anni di carcere ma nel 1986 viene assolto in Appello per insufficienza di prove. La giustizia continuerà a perseguitarlo ma, in un modo o nell’altro, riuscirà sempre ad avere la meglio e ad evitare la prigione.

La morte

La sua parabola si chiude il 5 maggio 1993. Spavone muore nella sua abitazione, a causa di una grave malattia. Ai suoi funerali partecipano tantissime persone. E’ l’omaggio che Napoli celebra ad un boss d’altri tempi, ma pur sempre un camorrista, macchiatosi di gravi delitti e reati.

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