Appalti a Reggio Calabria: 10 arresti, ‘ndrangheta e corruzione dilagano

Appalti a Reggio Calabria: 10 arresti, funzionari pubblici e dirigenti operavano in favore della ‘ndrangheta

Per la gestione degli appalti a Reggio Calabria era stato messo in piedi un vero e proprio comitato d’affari. E’ quanto emerge dall’inchiesta Reghion. I carabinieri della compagnia di Reggio Calabria hanno eseguito dieci arresti e diverse perquisizioni. L’operazione ha riguardato non soltanto il capoluogo calabrese ma ha toccato anche le città di Roma, Milano, Crotone e Brescia.

In carcere è finito Paolo Romeo, avvocato già arrestato qualche settimana fa nel corso dell’operazione Fata Morgana. Il legale è ritenuto il capo di questo comitato d’affari. Arrestato Marcello Cammera, dirigente del comune di Reggio Calabria. In manette anche suo fratello, Antonio Franco Cammera, imprenditore che si era candidato alle ultime elezioni del comune capoluogo.

Sono stati arrestati diversi imprenditori, alcuni del reggino (Vincenzo e Domenico Barbieri), altri originari della capitale e di Milano (Sergio Lucianetti, Luigi Patimo, Alberto e Mario Scambia). Uno dei nomi eccellenti finito nel mirino degli inquirenti è quello di Domenico Kappler. Si tratta di un ex senatore del partito politico Alleanza Nazionale. Tra gli arrestati, infine, figura il funzionario Bruno Fortugno, attivo nel settore del servizio idrico integrato.

I reati ipotizzati

Marcello Cammera è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per gli altri indagati i reati ipotizzati vanno dalla turbata libertà degli incanti alla truffa aggravata, dall’intestazione fittizia di beni all’estorsione aggravata dall’impiego del metodo mafioso. Le altre ipotesi di reato parlano di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità.

Sono, inoltre, stati posti sotto sequestro beni per un valore di circa 42 milioni di euro. Il suddetto comitato d’affari si sarebbe occupato della macchina amministrativa del comune di Reggio Calabria per favorire gli interessi della ‘ndrangheta. Uno spaccato di corruzione e malaffare che, ancora una volta, conferma quanto siano forti le organizzazioni criminali e quanto la complicità di funzionari, politici e imprenditori abbia raggiunto livelli inaccettabili.

 

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