Assunta Maresca: storia di Pupetta, signora della camorra

Assunta Maresca, detta Pupetta, è stata una delle prime donne di camorra. Ecco la sua storia, tra amori, faide e cinema

Assunta Maresca, soprannominata Pupetta, è stata tra le prime esponenti del mondo femminile a svolgere un ruolo attivo, se non decisivo, in un clan di camorra.

Famiglia di camorra

Nasce a Castellammare di Stabia nel 1935. Sin dall’infanzia le viene dato il soprannome che la accompagnerà nel corso degli anni. E’ una bella ragazza Assunta ma chi la corteggia deve fare particolare attenzione perché Pupetta è la figlia del boss di Castellammare di Stabia. Il padre Vincenzo, infatti, è a capo della famiglie dei “lampetielli”.

L’incontro con Pasquale Simonetti

L’ambiente in cui cresce è quello in cui alla donna non viene lasciato ampio margine di manovra. Le donne devono garantire fedeltà massima ai mariti e devono portare profondo rispetto per tutti gli uomini della famiglia. Anche Pupetta è destinata a stare al fianco di un uomo valoroso. Del resto, la famiglia da cui proviene non le consentirebbe di sposare un uomo qualunque. Il prescelto è Pasquale Simonetti, soprannominato Pascalone ‘e Nola. Pascalone è cresciuto a Palma Campania, in provincia di Napoli, ed è un uomo che si fa rispettare. Si racconta anche di uno schiaffo che Simonetti avrebbe dato niente meno che al boss della mafia americana Lucky Luciano presso l’ippodromo di Agnano. Il potere di Pascalone ‘e Nola sta nel controllo del mercato ortofrutticolo che avviene soprattutto a Napoli, presso Corso Novara, il una zona non distante dalla stazione del capoluugo. Viene, infatti, chiamato il presidente dei prezzi, colui che mette d’accordo contadini e grossisti e che incassa importanti tangenti in un settore particolare.

Il matrimonio

Tra Assunta Maresca e Pasquale scoppia l’amore. I due si fidanzano e, dopo non molto tempo, convolano a nozze. Siamo nel 1955 e al matrimonio della bella coppia di sposi partecipano un centinaio di invitati. La felicità dei due, però, è destinata a durare poco. Pascalone ‘e Nola è un boss potente ma, allo stesso tempo, odiato dalla concorrenza. A voler prendere il suo posto è, in particolare, un uomo: trattasi di Antonio Esposito, soprannominato Totonno ‘e Pomigliano.

La morte di Pascalone ‘e Nola

Il 16 luglio del 1955 sembra un giorno come tanti per Pasquale che, come di consueto, si trova a Napoli per controllare e decidere i prezzi del mercato ortofrutticolo. Ad un certo punto, il boss si accorge della presenza di Gaetano Orlando, criminale non di altissimo rango ma considerato vicino ad Antonio Esposito. Quest’ultimo finge di ignorare Simonetti e non gli concede il saluto. Il marito di Pupetta non transige e i due cominciano a litigare. Ad un certo punto, Orlando tira fuori una pistola e comincia a sparare, colpendo Pascalone all’addome. Il boss di Palma Campania viene portato all’ospedale Incurabili ma muore poco dopo.

La vendetta di Pupetta: l’omicidio di Antonio Esposito

Pupetta racconterà che suo marito, in quel letto d’ospedale nel quale avrebbe trovato la morte, poco prima di spirare gli sussurra il nome del suo rivale, ovvero Antonio Esposito. Assunta Maresca si convince dell’assoluta necessità di vendicare il marito e comincia ad organizzare la vendetta, nonostante sia incita di alcuni mesi. E’ il giorno di San Francesco del 1955 quando Pupetta Maresca raggiunge corso Novara a Napoli e, dopo aver individuato Antonio Esposito, caccia la pistola dalla borsa e inizia a sparare. Il giorno del delitto non è scelto a caso. Suo marito era stato ucciso ottanta giorni dopo le nozze e Assunta toglie la vita all’assassino di Pascalone ottanta giorni dopo la sua morte.

La fuga e l’arresto

I quotidiani locali e nazionali si interessano sin da subito della vicenda. Pupetta diventa, così, famosa, nonostante abbia commesso un crimine. Da quel momento in poi, la vita di Assunta Maresca cambia per sempre. Mentre i giornali continuano a raccontare questa storia di camorra, Pupetta si dà alla latitanza ma la sua fuga dura una decina di giorni. La donna viene arrestata e finisce in carcere dove viene trattata con rispetto non soltanto perché è la vedova di un camorrista ma anche perché aspetta un bambino. Assunta dà alla luce suo figlio, chiamato Pasquale come suo padre, nel gennaio del 1956.

La sfida: film di Francesco Rosi su Pupetta

Intanto, anche il cinema si accorge di lei. Francesco Rosi, regista in rampa di lancio e sempre molto attento a ciò che accade a Napoli ed in Italia in quegli anni, decide di fare un film per raccontare la storia di Pascalone ‘e Nola e di Assunta Maresca. Il film si intitola “La sfida“. Grazie anche all’opera cinematografica di Rosi, Pupetta diventa una donna sempre più popolare, quasi una sorta di mito che, agli occhi della gente, merita rispetto perché se è vero che ha commesso un crimine è altrettanto vero che lo ha fatto per vendicare la morte del marito.

La condanna e la grazia

Assunta Maresca, però, deve ugualmente fare i conti con la giustizia. Il processo comincia nel 1959 e il giudice chiamato a decidere sul caso non fa alcuno sconto alla donna che viene condannata a 18 anni di reclusione. La donna ricorre al processo d’appello, dove la pena da scontare si attenua. Per lei sono, ora, tredici gli anni di carcere da scontare prima di poter ritornare in libertà. In realtà, la donna trascorre in galera non più di dieci anni, perché nel 1965 riceve la grazia. E’ ancora giovane Pupetta quando abbandona la prigione ed ha ancora tutto il tempo di rifarsi una vita.

Pupetta sul set

Le strade del cinema e di Assunta Maresca si incrociano di nuovo. Stavolta è lei stessa l’attrice protagonista. Il regista Renato Parravicini le affida un ruolo di primo piano nel film “Delitto a Posillipo – Londra chiama napoli“. In realtà, la pellicola non riscuote successo ma si rivela piuttosto deludente, ricevendo diverse note di demerito dalla critica.

La storia d’amore con Umberto Ammaturo

Pupetta, però, non riesce a farsi una vita lontana dalla malavita organizzata e, agli inizi del 1970, intraprende una relazione amorosa con Umberto Ammaturo, boss in ascesa che vanta buoni rapporto con criminali del calibro di Michele Zaza e Antonio Bardellino.

La morte del suo primogenito Pasquale

Assunta deve, però, fare i conti anche con l’adolescenza di suo figlio Pasquale che non accetta di buon grado la presenza di quell’uomo a casa sua. Pasquale, cresciuto in un ambiente di camorra, sembra voler seguire le orme del padre. Purtroppo, la camorra non gli darà scampo e Pupetta sarà costretta ad affrontare un altro terribile lutto. Pasquale, infatti, all’inizio del 1974 scompare ed il suo corpo non verrà più ritrovato. La madre dichiara di voler vendicare anche suo figlio. Viene sospettato dell’omicidio lo stesso Ammaturo ma il boss non verrà condannato per insufficienza di prove.

La conferenza stampa e gli attacchi a Raffaele Cutolo

Il boss fa la spola tra il carcere e la latitanza e, dunque, per i due diventa difficile vivere in maniera serena la loro storia d’amore. Ammaturo è un trafficante di droga e viene, tra l’altro, ritenuto di essere tra i capi del cartello criminale Nuova Famiglia, nato sul finire degli anni Settanta per contrastare la NCO di Raffaele Cutolo. Anche la famiglia di Assunta Maresca si oppone al boss di Ottaviano. Nel 1982 la donna è nuovamente su tutti i giornali. Stavolta, è lei stessa a mettersi in contatto con i mass media. Organizza, infatti, una conferenza stampa nella quale lancia pesanti accuse contro Cutolo e si dichiara pronta ad uccidere ancora, se il boss della NCO dovesse eliminare alcune persone della sua famiglia.

1982: il nuovo arresto e la fine della latitanza di Ammaturo

I guai con la giustizia, però, non sono ancora finiti per Pupetta che è accusata, nel 1982, di omicidio volontario per la morte di Ciro Galli, avvenuta l’anno prima. Sempre nel 1982 viene arrestato il latitante Umberto Ammaturo che viene sorpreso proprio in compagnia della donna. Il boss chiede agli agenti di non arrestare Pupetta la quale è semplicemente la madre dei suoi figli e, a detta del narcotrafficante, non ha alcuna responsabilità delle vicende giudiziarie del marito. In realtà, la libertà di Assunta Maresca dura pochissimo perché nel luglio del 1982 è arrestata di nuovo, con l’accusa di aver ucciso, insieme ad Ammaturo, il criminologo Aldo Semerari. Verrà, poi, prosciolta da quell’accusa.

Un film su Pupetta non gradito dalla Maresca

La storia d’amore tra Ammaturo e Assunta Maresca si chiude proprio in quel periodo. Anche la parabola criminale di Pupetta finisce negli anni ’80 ma di lei, ogni volta che se ne presenta l’occasione, si continua a parlare sui giornali. Tra altre condanne e soggiorni obbligati durante i quali non viene accettata di buon grado dai comuni ospitanti, il cinema bussa, stavolta in maniera indiretta, alla sua porta. Il Tribunale Civile di Roma nel 1994 concede l’autorizzazione alla messa in onda di un film su Pupetta prodotto già nel 1983 e che vede come attrice protagonista Alessandra Mussolini. Pupetta si era opposta alla pubblicazione del film, ritenendosi offesa nel decoro e nell’onore da alcune scene.

Altri problemi giudiziari

Nel 2000 fa una denuncia ai carabinieri nella quale sostiene di essere vittima di una truffa. Un certo Giovanni Boscaglia le avrebbe sottratto la schedina vincente del Superenalotto. In realtà, non esisteva alcuna vincita. L’uomo si era inventato tutto. I suoi problemi con la giustizia sembrano non finire mai, visto che i magistrati le sequestrano alcuni appartamenti perché, secondo i giudici, acquistati con soldi provenienti da affari illeciti.

La serie tv Pupetta – Il coraggio e la passione

L’ultima volta che si sente parlare di Pupetta è nel 2013, quando la Mediaset manda in onda la serie televisiva Pupetta – Il coraggio e la passione. Il film, con Manuela Arcuri, racconta la storia della signora della camorra.

Pupetta Maresca oggi

Pupetta Maresca oggi è una donna di ottantuno anni ormai lontana dalle luci dei riflettori. La sua storia, però, è utile a chi vuole conoscere meglio il mondo della criminalità organizzata italiana perché consente di approcciare al tema del ruolo della donna nelle mafie del nostro paese.

La storia di Pupetta Maresca è raccontata anche in un capitolo del libro “Napoli criminale” di Bruno De Stefano.

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