Augusto La Torre: la vita criminale del boss psicologo

Augusto La Torre è stato un importante boss di Mondragone, capo dell’omonimo clan, oggi collaboratore di giustizia

Augusto La Torre è stato un importante boss dell’alto casertano, in particolare del comune di Mondragone nel quale ha fondato il clan egemone. Poco alla volta, il suo clan si è allargato arrivando a conquistare un potere di un certo prestigio anche nel basso lazio e, in generale, lungo tutta il litorale domizio.

Il rapporto con i casalesi

Sin da giovane Augusto La Torre è un uomo di fiducia del boss Antonio Bardellino ma la morte del capo dei Casalesi cambia le carte in tavola costringendo il giovane di Mondragone a schierarsi insieme ai nemici di Francesco Schiavone Sandokan. Un contrasto che durò per alcuni anni, fino a quando al clan La Torre fu data la possibilità di gestire l’organizzazione in autonomia e, contemporaneamente, di collaborare con i casalesi.

Gli affari del clan La Torre

Il nome Augusto deriva da una precisa scelta familiare. Il padre di Augusto La Torre, infatti, aveva scelto di dare ai figli i nomi degli imperatori romani. Era stato proprio il padre il primo ad occuparsi del clan ma le redini dell’organizzazione, già a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, passarono nelle mani di Augusto. Il clan La Torre si occupava dei classici affari che contraddistinguono le mafie italiane: racket, traffico di droga, appalti. Anche Augusto La Torre aveva una grande passione per gli affari. Il boss aveva contatti molto ben avviati in Gran Bretagna, precisamente a Londra e Aberdeen, dove pare che controllasse diverse attività e che avesse addirittura dato vita ad una cellula del clan. Secondo quanto accertato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sarebbe stato il fratello di Augusto La Torre, Antonio La Torre, ad aprire nuove attività imprenditoriali che ottennero uno straordinario successo, fino all’arresto, avvenuto nel 2005 ad Aberdeen, per associazione di stampo camorristico ed estorsione.

Gli uomini del boss

Augusto La Torre per anni ha potuto contare sul grande aiuto di Raffaele Barbato, soprannominato Rockefeller. E’ un uomo di fiducia del boss, una persona che gestisce affari in Olanda, che tratta la droga con i trafficanti del Venezuela e che vanta interessi negli Stati Uniti e conoscenze con mafiosi italo-americani. La Torre pensò di espandersi anche a Roma, tentando di dominare la piazza di spaccio della capitale. Augusto La Torre è stato talmente bravo a espandersi all’estero che addirittura ha affiliato alla sua cosca Brandon Queen, un inglese che riceveva uno stipendio mensile dal boss, proprio come per gli altri affiliati. Queen è stato ritenuto il primo camorrista inglese.

Il delitto Nugnes

Nel corso degli anni, Augusto La Torre si era occupato anche di tessere rapporti con la politica. Non può essere un caso che sia stato proprio Mondragone il primo comune italiano ad essere sciolto per infiltrazioni mafiose. Il boss era particolarmente crudo quando si trattava di commettere degli omicidi. Nel 1990 il clan uccise il vicesindaco di Mondragone Antonio Nugnes. Dopo essere stato ammazzato, fu fatta esplodere una bomba a mano che, nelle intenzioni del clan, doveva servire a rendere irriconoscibile il cadavere che sarebbe, comunque, stato nascosto in un pozzo. Un metodo che, a quanto pare, era diventato il vero e proprio marchio di fabbrica di Augusto La Torre e del suo clan. Il vicesindaco fu ammazzato perché si oppose al tentativo di La Torre di entrare a far parte della clinica privata Incaldana, clinica che si trovava al confine tra il Lazio e la Campania. Il corpo del sindaco fu ritrovato, insieme a quello di Vincenzo Boccolato (ex uomo di Cutolo ucciso perché aveva osannato offendere il boss in una lettera inviata ad un suo amico), solamente nel 2003, in seguito alle dichiarazioni rese dallo stesso Augusto La Torre e da altri esponenti del clan.

Droga vietata a Mondragone

Un altro uomo, Luigi Pellegrino, fu ucciso perché aveva cominciato a raccontare in giro che la moglie di Augusto La Torre frequentava un esponente importantissimo del clan, un individuo di cui il boss si fidava. Le indagini, però, dimostrarono che a organizzare il delitto non fu il boss La Torre ma uno dei reggenti del clan, Giuseppe Fragnoli. Augusto La Torre aveva, inoltre, deciso che il suo clan a Mondragone non avrebbe dovuto spacciare droga. Probabilmente, la decisione fu dovuta al pericolo dettato dai grossi proventi delle sostanze stupefacenti, guadagni da capogiro che avrebbero potuto spingere qualche affiliato a mettersi in proprio e a contrastare il clan. Un egiziano che tentò di intraprendere quest’attività nel feudo del clan La Torre fu ammazzato dall’organizzazione che aveva addirittura creato un gruppo antidroga, chiamato Gad. Non solo, pare che il boss controllasse anche le attività sessuali, in un periodo in cui in tutto il mondo e anche in Italia si stava diffondendo l’Hiv. Quando seppe che un ragazzo di Mondragone aveva contratto la patologia il boss lo fece uccidere, per evitare che il virus potesse diffondersi.

L’arresto, la collaborazione con la giustizia e la laurea

La latitanza del boss finisce nel 1996, quando viene catturato in Olanda. Viene trasferito al carcere duro e per sette anni non sembra intenzionato a fare passi indietro. Nel 2003, però, decide di pentirsi, diventando collaboratore di giustizia. La decisione arriva in seguito all’arresto di sua moglie. Comincia a ricostruire i delitti e le estorsioni che aveva compiuto insieme al suo clan. Il pentimento di Augusto La Torre convince anche molti altri elementi del suo clan a fare la stessa scelta. Il suo pentimento per anni ha destato sospetti. Dai contatti che il boss aveva con altri uomini i magistrati hanno avuto la sensazione che il boss continuasse ad essere coinvolto nelle vicende dell’organizzazione. Certo è che una piccola trasformazione il boss l’ha avuta, se si considera che in carcere ha intrapreso un percorso di studi che gli ha permesso di laurearsi in psicologia.

La difesa di Ingroia e le polemiche sui permessi premio

Augusto La Torre è un personaggio che continua a far discutere. Dopo aver ottenuto tre giorni di permesso per buona condotta, il boss si è fatto fotografare dal figlio in uno scatto che è finito su Facebook e che ha finito per suscitare parecchie polemiche. Curiosa anche la scelta del magistrato antimafia Antonio Ingroia di assumere la difesa di Augusto La Torre che potrebbe presto lasciare il carcere e riacquistare la libertà.

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