Bella Società Riformata: e fu così che nacque la camorra

Bella Società Riformata: ecco come ebbe origine, nel diciannovesimo secolo, la camorra

Dopo due secoli di dominazione spagnola (dal 1500 al 1700) a Napoli arrivarono prima gli austriaci e poi i Borbone. Prima della fine del secolo dell’Illuminismo, però, in città scoppiò una violenta rivolta, finalizzata a contrastare l’avanzata dei francesi. Il popolo, come sempre era accaduto a Napoli, si rese protagonista di una vera e propria rivoluzione organizzata dai cosiddetti lazzari. Questi erano guidati da Michele Marino e Antonio Avella. Erano loro a gestire gli affari e furono loro a duellare contro i francesi nelle sanguinose giornate della rivoluzione del 1799. Si può dire che i lazzari, ancor più dei compagnoni, siano stati i precursori della prima grande organizzazione criminale campana: la Bella Società Riformata.

Fino a quel momento la camorra si era sviluppata con regole rigide solo nelle carceri. Nel mondo esterno, però, mancava un vero e proprio statuto e, seppur l’influenza della plebe sugli affari cittadini fosse elevata, non erano rari gli scontri e i disordini, dovuti proprio all’assenza di norme precise e incise in documenti dal valore inoppugnabile. Si dice che il primo capo della Bella Società Riformata sia stato Pasquale Capuozzo, intorno al 1824, periodo durante il quale sul trono del Regno delle due Sicilie sedeva Ferdinando I.

Il primo documento ufficiale sul quale è possibile trovar traccia delle regole della camorra risale al 1842. Fu redatto da un certo Scorticelli. Vi erano, però, anche i sostenitori di un’altra teoria, ovvero che le regole della camorra fossero state realizzate nelle carceri. Del resto, in carcere i camorristi dettavano legge e, con la scusa di raccogliere fondi per le immagini della Vergine Maria, costringevano gli altri detenuti a consegnare soldi e beni. La Bella Società Riformata si diede un’impostazione di tipo gerarchica, non frammentata e orizzontale come accadde nel Novecento e, tra l’altro, com’è tuttora.

La Bella Società Riformata: ecco alcune delle regole dell’organizzazione

La Bella Società Riformata stabilì una serie di regole, definite frieno, che saranno, poi, riprese quasi in maniera identica da Raffaele Cutolo. Chi tradiva l’organizzazione poteva essere punito anche con la morte oppure poteva rimanere sfregiato. Alle famiglie degli affiliati che finivano in carcere l’organizzazione era in grado di garantire aiuti di tipo economico. Prima di arrivare ai piani alti dell’organizzazione ogni affiliato doveva seguire un percorso durante il quale dimostrare il suo valore. Per entrare a far parte della Bella Società Riformata ed ottenere il riconoscimento di picciotto bisognava superare una prova. Il grado più alto dell’organizzazione era il capintesta: si trattava di un personaggio riconosciuto da tutto il “clan” e in grado di rappresentare al meglio gli interessi delle parti. In quegli anni diversi valorosi capi si erano avvicendati al vertice dell’organizzazione ma nessuno di loro ottenne un successo simile a quello di Salvatore De Crescenzo.

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