Bernardino Verro: i fasci siciliani e la mafia a Corleone

Bernardino Verro: leader del movimento contadino e della lotta alla mafia

Uno dei simboli della lotta alla mafia è stato senza dubbio Bernardino Verro. La sua è stata, per certi versi che più tardi analizzeremo, una battaglia contraddittoria ma il suo impegno sociale è fuori discussione. Bernardino Verro aveva l’obiettivo di risollevare i contadini siciliani dalle condizioni di miseria e sfruttamento imposte dai proprietari terrieri. Verro aderì, a tal fine, ad un’organizzazione chiamata Fasci Siciliani e divenne il capo del Fascio di Corleone. Quest’uomo credeva fortemente nel socialismo e negli ideali di questo movimento culturale prima che politico.

Perché Bernardino Verro entra nella mafia?

Verro aveva tutte le caratteristiche per essere un leader. Sapeva parlare ai contadini, non a caso fu lui a organizzare il primo sciopero contadino di massa nella storia dell’Italia. Egli spingeva per una più equa ripartizione dei proventi derivanti dalla terra tra contadini e proprietari terrieri. La contraddizione di cui accennavamo prima si riferisce al fatto che Bernardino Verro fu un membro della mafia. Si legò all’associazione mafiosa seguendo i normali rituali di affiliazione. Si rese conto troppo tardi dell’errore commesso.

Per la mafia, accettare al proprio interno il leader dei fasci significava essere pronti a reagire ai cambiamenti che si sarebbero potuti verificare nel futuro. L’Italia vive un periodo molto delicato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e la mafia è in attesa di capire cosa accadrà nel resto del paese. Si tratta di un atteggiamento che le mafie italiane utilizzeranno molte volte nel corso della loro storia. La mafia non ha ideali politici ma usa la politica per le proprie finalità.

La storia di Bernardino Verro sarebbe venuta fuori solamente dopo la sua morte. Verro entrò a far parte della mafia perché era stato minacciato di morte da alcuni proprietari terrieri. Venne a sapere che un’organizzazione segreta avrebbe potuto difenderlo se solo egli avesse evitato di mettere in cattiva luce alcune note personalità locali. Egli accettò l’offerta e lo fece perché, probabilmente, non aveva ancora compreso quanto potente e pericolosa fosse la mafia. Quando se ne accorse si pentì amaramente della scelta effettuata. Verro cercò in tutti i modi di tenere alla larga dal Fascio di Corleone i mafiosi ma non fu per nulla semplice. Egli capì che non c’erano speranze che il movimento contadino e la mafia potessero giungere ad un accordo in grado di soddisfare entrambe le parti.

La fine dei fasci e l’arresto

Il governo, intanto, tramite la legge marziale e l’invito di 50.00 soldati aveva imposto lo scioglimento dei Fasci. Ci furono diversi sconti tra le truppe e i contadini. La mafia, che si muoveva nell’ombra, aveva deciso di appoggiare lo Stato e i proprietari terrieri e di attaccare i Fasci. Nel 1894 Bernardino Verro fu arrestato, con l’accusa di aver incitato alla guerra e aver cospirato. Il tribunale militare lo condannò a 12 anni di reclusione. Nel 1896 grazie ad un’amnistia fu rilasciato ma sarebbe ben presto tornato in galera per un’altra condanna. Solo nel 1907 avrebbe lasciato la prigione.

Le cooperative di Verro e la sfida alla mafia

Bernardino Verro fu accolto a braccia aperte dai contadini socialisti di Corleone. Il vento sembrava cambiato. Il governo liberale italiano aveva dato ai contadini un margine di manovra più ampio e Verro si mise a capo di una cooperativa che puntava ad ottenere l’affitto della terra direttamente dai proprietari. In questo modo, si ambiva a mettere da parte i gabellotti, giovani violenti che si ponevano come intermediari tra i contadini e i proprietari ma che puntavano a fare soprattutto gli interessi di quest’ultimo e che, spesso, avevano legami molto solidi con la mafia.

L’ex leader dei Fasci aveva, così, finito per lanciare una vera e propria sfida alla mafia. Diversi suoi collaboratori furono uccisi, l’ondata di violenza aumentò e lo stesso Bernardino Verro fu vittima di un attentato al quale riuscì miracolosamente a scampare. Verrò non si faceva problemi a denunciare i legami tra la chiesa e la mafia. Il clero locale, che si opponeva fortemente al socialismo, trovò nelle organizzazioni criminali un solido alleato mentre per la mafia la chiesa aveva la stessa importanza della politica, ovvero uno strumento da utilizzare per le proprie finalità.

1914: Verro sindaco di Corleone

Verro fu nuovamente arrestato nel 1911. Era stato accusato dal tesoriere della sua cooperativa, anch’egli finito in carcere, con l’accusa di truffa. Uscì dal carcere nel 1913 e, sebbene da più parti lo ritenessero ormai un uomo fuori dai giochi, egli poteva ancora contare sull’appoggio dei contadini i quali, grazie al suffragio universale maschile, avrebbero da quel momento in poi potuto far valere il loro diritto di voto. Bernardino Verro si rimise in gioco e divenne sindaco di Corleone nel 1914. Egli si oppose all’entrata in guerra dell’Italia ma nel 1915 anche il popolo italiano fece il suo ingresso nella prima guerra mondiale.

Il delitto e il fallimento del processo

Bernardino Verro, però, non avrebbe potuto vedere come sarebbe terminata la guerra per l’Italia. Il 3 novembre 1915 fu ucciso non lontano dal municipio da un uomo che lo finì con diversi colpi di arma da fuoco. Quando partirono le indagini la polizia ritrovò la dichiarazione scritta di Verro nella quale raccontava la sua storia e quella sua adesione alla mafia di cui tanto si vergognava e della quale non aveva fatto parola a nessuno. Il processo sui responsabili dell’omicidio portò, ancora una volta, ad un nulla di fatto. La mafia aveva di nuovo vinto e negli anni successivi avrebbe ammazzato altri esponenti del movimento contadino.

Il mistero del busto trafugato

I contadini stessi già a partire dal 1917 si adoperarono costruendo un busto di Bernardino Verro che fu esposto in una delle piazze principali di Corleone. Il busto verrà trafugato, e mai più ritrovato, nel 1925. Nel 1992 la storia si ripete. Il sindaco di Palermo fa erigere un nuovo busto raffigurante Verro ma il monumento viene distrutto due anni dopo. Nessun atto vandalico, però, potrà rovinare il ricordo di un uomo buono che, pur con qualche errore, aveva combattuto con coraggio e dignità quello che già allora era un cancro sociale, la mafia.

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