Calogero Vizzini: la mafia e lo sbarco degli alleati

Calogero Vizzini è stato un boss mafioso. Di lui si dice che abbia favorito lo sbarco degli alleati in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale

Calogero Vizzini e il rapporto con gli alleati

Sono tante le voci, raramente confermate, in merito al ruolo esercitato dalla mafia in occasione dello sbarco degli alleati in pieno secondo conflitto mondiale. Diverse fonti riportano che una parte significativa sia stata interpretata da Calogero Vizzini. Si dice che quest’uomo molto potente, originario di Villalba, abbia aiutato gli americani a conquistare la Sicilia senza scatenare la rivolta del popolo. In cambio l’America avrebbe permesso alla mafia di ricominciare ad esercitare il proprio potere, dopo gli anni difficili del fascismo e delle retate del prefetto di ferro.

Si disse addirittura che l’arrivo degli alleati in Italia fu favorito dal boss della mafia italo americana Lucky Luciano ma è difficile credere ad un’ipotesi del genere, soprattutto alle voci secondo le quali il boss sarebbe giunto addirittura in Sicilia durante la guerra. In realtà, Luciano tornò in Italia soltanto a guerra finita, nel 1946, quando  fu espulso dagli Stati Uniti.

La nomina a sindaco di Villalba

Noti personaggi e comuni cittadini si espressero a più riprese, negli anni successivi, su don Calogero Vizzini e la sua presunta collaborazione con gli americani. Probabilmente, le cose andarono così. Quando gli americani giunsero in Sicilia avevano bisogno di individuare in qualunque comune una persona di autorità con la quale parlare, qualcuno che, ovviamente, non avesse legami con il fascismo e con Benito Mussolini. Spesso, queste persone coincidevano con i boss mafiosi ed è quello che potrebbe essere accaduto con don Calogero. Non a caso, Vizzini fu proclamato sindaco di Villalba proprio nei giorni dello sbarco alleato.

Tra l’altro, c’è da dire che Calogero Vizzini era un uomo che aveva saputo costruirsi una rete di appoggi molto forte. Due dei suoi fratelli erano sacerdoti, un altro addirittura vescovo. La chiesa certamente favorì la sua ascesa al potere e contribuì a creare agli occhi degli alleati l’immagine di un uomo buono, amante della pace e dell’ordine. Fu opinione piuttosto diffusa che appena salì al potere don Calogero Vizzini fece scomparire le carte relative alle accuse che aveva ricevuto in passato.

L’arrivo dell’Amgot

Nella seconda parte del 1943 la Sicilia fu governata dall’Amgot (American Military Government of Occupied Territory). In quel periodo il numero dei reati crebbe nuovamente e la mafia tentò nuovamente di riemergere dal torpore nel quale era piombata negli anni precedenti. Per ristabilire l’ordine è molto probabile che sia gli inglesi che gli americani tentarono una sorta di dialogo con i boss mafiosi della Sicilia. Del resto, soprattutto gli Stati Uniti d’America sapevano già da tempo dell’esistenza della criminalità organizzata in quella regione dell’Italia.

La nascita dei movimenti separatisti siciliani

La mafia, intanto, in un clima ancora incerto, diede il proprio appoggio ai movimenti separatisti che nacquero in Sicilia. Politici in odore di mafia, insieme agli aristocratici, cercarono di portare avanti la battaglia per una Sicilia libera dal controllo dello Stato italiano. Don Calogero Vizzini e altri mafiosi dovettero, però, scontrarsi con i movimenti di sinistra e con provvedimenti che miravano a riconoscere maggiore autonomia e diritti ai contadini che lavoravano la terra.

Il tentato omicidio Li Causi

A Villalba, proprio su questi temi, si tenne un duro scontro tra Vizzini Calogero e Michele Pantaleone, un uomo di sinistra che aveva rifiutato di unirsi in matrimonio con la nipote di don Calò. Su iniziativa dello stesso Pantaleone, a Villalba giunse il leader regionale del Partito Comunista Girolamo Li Causi. Calogero Vizzini si dimostrò ospitale con i comunisti e cercò di raggiungere un accordo che soddisfacesse entrambe le parti. Egli voleva che il Partito non disturbasse la serenità di Villalba e dei suoi cittadini. Nel corso del comizio, però, Girolamo Li Causi non ebbe paura ad attaccare don Calò, anche se in maniera apparentemente indiretta. Gli uomini del boss tentarono di uccidere Li Causi il quale rimase ferito e fu portato in salvo da Pantaleone. L’episodio ebbe una certa risonanza anche se Calogero Vizzini, dal punto di vista penale, riuscì a cavarsela. Fu, tra l’altro, l’inizio di un duro scontro tra la mafia e gli attivisti di sinistra, molti dei quali persero la vita.

Il nuovo interlocutore politico della mafia: la Dc

Don Calò e la mafia, dopo la fine della guerra, dissero addio al sogno separatista ma si consolarono con l’arrivo sulla scena politica di un partito che avrebbe intrattenuto per più di quarant’anni rapporti ambigui con la criminalità organizzata: la Democrazia Cristiana. Per la mafia la Dc era un ottimo antidoto al pericolo comunista. Don Calò, insieme al boss di Mussomeli Giuseppe Genco Russo, incontrò spesso politici della Dc. Fatti del genere non creavano scalpore. Non a caso, gli incontri avvenivano in luoghi pubblici.

La morte di don Calogero

Calogero Vizzini morì il 10 luglio del 1954 e lasciò un patrimonio davvero immenso, sul quale lo Stato mai riuscì, in futuro, a mettere le mani. Al suo funerale parteciparono anche molti politici. Si chiuse, così, la vita di uno dei protagonisti della rinascita della mafia dalle ceneri del fascismo e della seconda guerra mondiale.

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