Camorra a Napoli: arriva il Fascismo, tempi duri per i camorristi

Ecco come cambiò la camorra a Napoli negli anni contrassegnati dal potere fascista

Gli arresti e la sentenza del processo Cuocolo misero praticamente fine alla Bella Società Riformata e, dunque, alla camorra a Napoli in quanto organizzazione solida e ben strutturata. Del resto, negli anni successivi al processo per l’Italia si aprì una fase difficilissima, caratterizzata dalla partecipazione alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1915 un camorrista di nome Francesco Del Giudice  sciolse l’organizzazione criminale che era nata e si era diffusa nell’Ottocento. Poco dopo la fine del conflitto, l’Italia passò nelle mani di Benito Mussolini e del partito fascista.

La camorra a Napoli non aveva più le stesse caratteristiche del secolo precedente ma, in città ed in provincia, erano comunque presenti tanti piccoli gruppi criminali che cercarono di continuare a guadagnare dai traffici illeciti. Su tutti ricordiamo la figura di Michele Aria, delinquente che guadagnava con i proventi derivanti dall’usura e dalla prostituzione. Aria, però, finì nel mirino della polizia e fu costretto a scappare. Si rifugiò in America dove aderì ad una delle organizzazioni mafiose americane, note come Mano nera, che operavano illecitamente nel settore dell’alcol, della droga e del gioco d’azzardo sfruttando gli spazi vuoti lasciati dal proibizionismo. Anche un altro delinquente napoletano si trasferì negli States, ovvero Giuseppe Barracano. A Napoli, Barracano e Aria si erano a più riprese scontrati e lo stesso avvenne anche in America. Il loro esilio, però, duro poco visto che entrambi morirono, affondando sotto i colpi della mafia siciliana presente al di là dell’Atlantico.

In Italia, in un primo momento il fascismo cercò una sorta di accordo con i camorristi, ovvero convincerli a passare dalla parte dello Stato e tenere a bada la folla da azioni di protesta nei confronti del regime. C’è chi lo fece e chi, invece, si ribellò. Sta di fatto che, negli anni a venire, l’atteggiamento di Mussolini cambiò. Il duce puntò a sopprimere le organizzazioni criminali e, in parte, vi riuscì. Nel 1927 in un comune non distante da Caserta furono arrestate circa 4.000 persone appartenenti ad un nuovo clan che era nato nella provincia di Terra di Lavoro. Il quadro che emerse negli anni del fascismo, dunque, restituiva una camorra quasi del tutto assente a Napoli ma ancora molto radicata in provincia e in alcune delle province della Campania.

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