Camorra e politica: indagato Stefano Graziano, presidente Pd campano

Camorra e politica: indagato per concorso esterno in associazione mafiosa Stefano Graziano, presidente del Partito Democratico della Campania

Nuova bufera in Campania in merito ai rapporti tra camorra e politica. Un’operazione compita dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta ha portato all’arresto di nove persone.

A finire in manette l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro nonché l’imprenditore attivo nel settore della ristorazione Alessandro Zagaria. Quest’ultimo avrebbe fatto da tramite tra il clan Zagaria e la politica. Altre sette persone, tra cui il responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Santa Maria Capua Vetere, sono finite agli arresti domiciliari.

Al centro delle indagini, però, è finito Stefano Graziano, presidente del Partito Democratico campano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il politico casertano si è autosospeso dal partito cui appartiene ma conserva ancora la carica di consigliere regionale. Perquisite le abitazioni di Graziano nonché il suo ufficio in consiglio regionale.

Graziano è finito nel mirino degli inquirenti a causa di alcune intercettazioni in cui Alessandro Zagaria e Biagio Di Muro parlano del restauro di Palazzo Teti Maffuccini, immobile sito a Santa Maria Capua Vetere che alcuni anni fa era stato sequestrato a Nicola Di Muro, padre di Biagio. Nelle intercettazioni i due accennano anche a Stefano Graziano, lasciando intendere la necessità di garantirgli un appoggio alle elezioni regionali dello scorso anno. In cambio, Graziano si sarebbe dato da fare per favorire il finanziamento dei lavori di Palazzo Teti anche se tale ultima circostanza non è considerata illecita dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Il punto è che, secondo gli inquirenti, ci sarebbero stati diversi incontri tra Graziano e Zagaria, nei quali il politico avrebbe mostrato riconoscenza nei confronti dell’imprenditore. In sintesi, secondo i pm, Graziano si sarebbe posto come punto di riferimento politico e amministrativo di un clan di camorra, in particolare del clan dei casalesi.

Le altre persone finite ai domiciliari avrebbero ricevuto o versato tangenti nell’ambito dei finanziamenti per il restauro di Palazzo Teti. Nello specifico, due imprenditori finiti ai domiciliari avrebbero versato una mazzetta che sarebbe stata intascata dall’ex sindaco Di Muro, da un suo funzionario e da uno dei componenti della commissione di gara.

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