Carlo Alberto Dalla Chiesa: il generale lasciato solo

Carlo Alberto Dalla Chiesa: il generale che sconfisse il terrorismo ma che fu abbandonato a se stesso nella lotta alla mafia

Il 3 settembre 1982 è una data importante per la storia repubblicana dell’Italia. Carlo Alberto Dalla Chiesa viene ucciso a Palermo insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente della scorta Domenico Russo.

L’ingresso nell’Arma

Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce in provincia di Cuneo, precisamente a Saluzzo, nel 1920. Suo padre è un generale dei carabinieri e, dunque, sin da piccolo Carlo mostra interesse per il mondo dell’Arma. Nel 1942, non a caso, si arruola all’Arma dei Carabinieri, in piena Seconda Guerra Mondiale.

L’adesione ai partigiani

Dopo l’otto settembre, però, il tenente Dalla Chiesa decide di passare dalla parte dei partigiani. Quest’esperienza si rivela fondamentale per il prosieguo della sua carriera. Egli, infatti, apprende quelle tecniche di guerriglia che lui stesso adopererà molti anni dopo per fronteggiare l’emergenza terrorismo negli anni di piombo.

La prima volta in Sicilia

Al termine del conflitto viene inviato in diverse località: prima a Bari, dove si laurea in Giurisprudenza e in Scienze Politiche e dove conosce la sua futura moglie Dora Fabbo,  poi a Napoli e, infine, al comune di Corleone, in provincia di Palermo, dove indaga sulla banda di Salvatore Giuliano nonché su diversi omicidi avvenuti in zona, in particolare quello del sindacalista Placido Rizzotto.

La seconda volta in Sicilia

Dopo alcuni incarichi a Roma e Milano, torna in Sicilia per sette anni, tra il 1966 ed il 1973. In questo periodo indaga a fondo sulla mafia siciliana e su alcuni delitti eccellenti, come quello del boss Michele Cavataio nonché quello del giornalista Mauro De Mauro.

Ecco come Dalla Chiesa pensò di combattere il terrorismo

In Italia gli anni settanta sono molto difficili, però, anche e soprattutto a causa dell’irrompere dell’emergenza terrorismo. Nel 1974 viene rapito a Genova dalle Brigate Rosse il giudice Mario Sossi. Dalla Chiesa, tornato al nord, pensa ad un nucleo speciale antiterrorismo, ovvero ad un raggruppamento di uomini già esperti in questo settore da concentrare a Torino, presso il comando della sua brigata, e che avrebbero dovuto occuparsi solo ed esclusivamente di terrorismo.

I vertici dell’arma non sembrano essere d’accordo con Dalla Chiesa. Temono che si possa andare oltre le regole. Il ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani sembra, invece, accettare la proposta del generale ed invia comunicazione al Comando Generale dei Carabinieri. I suoi superiori, però, non sono dello stesso parere. E’ una situazione paradossale, dunque, per Dalla Chiesa che da una parte deve fare i conti con le resistenze dell’Arma ma dall’altra gode di un appoggio politico importante su questa questione.

Il Nucleo Speciale Antiterrorismo e gli arresti di Curcio e Franceschini

Il 22 maggio 1974 viene, comunque, formato il Nucleo Speciale Antiterrorismo. L’8 settembre 1974 il gruppo di Dalla Chiesa infligge un duro colpo ai brigatisti. A Pinerolo, nel torinese, vengono arrestati Renato Curcio e Alberto Franceschini, gli elementi di maggiore spessore e potere all’interno delle Br. Un’operazione fondamentale, sul cui buon esito ha inciso non poco il buon lavoro eseguito da un infiltrato di nome Silvano Girotto.

In realtà, non tutti sono d’accordo sui metodi utilizzati da Dalla Chiesa. Ad esempio, proprio in merito alle infiltrazioni, c’è chi storceva il naso definendo eccessivo l’utilizzo di coloro che venivano identificati col nome di traditori. Il generale si difende dichiarando che il metodo dell’infiltrazione è sempre esistito ed è stato adoperato anche nelle guerre.

Le polemiche, però, proseguono nei mesi successivi. Dalla Chiesa viene definito un generale troppo protagonista. Inoltre, gli viene contestato l’arresto di Franceschini e Curcio perché, dicono i suoi accusatori, se avesse aspettato un po’ di tempo in più e non avesse anticipato quell’operazione avrebbe potuto arrestare anche altri componenti delle Br, tra cui Mario Moretti che, qualche anno dopo, avrebbe rapito Aldo Moro.

Nel 1976, comunque, si chiude l’esperienza con il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Di conseguenza, gli viene proposta l’opportunità di diventare il responsabile della sicurezza esterna delle carceri. Il generale accetta l’incarico, convinto che possa rappresentare, comunque, un’ottima opportunità per indagare ancora sul terrorismo.

La morte di Aldo Moro: poteri speciali a Dalla Chiesa

La morte di Aldo Moro convince il Governo ad agire in maniera dura contro il terrorismo e, dunque, viene ancora una volta scelto il generale Dalla Chiesa. Stavolta, però, gli vengono conferiti quei poteri speciali che lui pretendeva per combattere al meglio quella che era diventata a tutti gli effetti un’emergenza nazionale. Tale incarico gli dà l’opportunità di gettarsi a capofitto sul lavoro, dopo aver trascorso mesi difficilissimi per via dell’improvvisa scomparsa di sua moglie Dora.

Arresti eccellenti e il presunto memoriale Moro

Quella del 1978 è, dunque, un’estate molto calda sul fronte della lotta al terrorismo. Dalla Chiesa vuole a tutti i costi prendere gli assassini di Moro e per raggiungere tale obiettivo sceglie i suoi uomini migliori. Il 1 ottobre del 1978 viene arrestato il brigatista Lauro Azzolini. Nel suo covo vengono arrestati altri due pericolosi terroristi, tra cui Nadia Mantovani, compagna di Curcio, ma, cosa più importante, vengono ritrovate lettere e documenti riconducibili ad Aldo Moro, tra cui un presunto memoriale.

L’arresto di Peci e l’irruzione in via Fracchia

Nel 1980 Dalla Chiesa fa arrestare Patrizio Peci che viene convinto dallo stesso generale a pentirsi. Grazie alle sue dichiarazioni, il generale può organizzare un’irruzione a Genova, in via Fracchia, appartamento utilizzato come base dai brigatisti. Si apre un conflitto a fuoco che causa la morte di quattro brigatisti. Un’operazione che scatenerà molte polemiche ma che, comunque, conferma le grandi doti di Dalla Chiesa.

Dalla Chiesa e l’elenco della P2

Dopo i successi ottenuti contro il terrorismo, Carlo Alberto Dalla Chiesa chiede ed ottiene nel 1981 l’incarico di dirigere la caserma Pastrengo a Milano, dove molti anni prima aveva lavorato anche suo padre. Il 17 marzo del 1981 viene ritrovato dalla Guardia di Finanza, presso l’abitazione di Licio Gelli, l’elenco degli iscritti alla loggia massonica P2. La stampa, nei giorni successivi, vocifera della possibile presenza anche del generale Dalla Chiesa tra gli iscritti. La vicenda lo turba molto anche se, quando l’elenco verrà pubblicato, il suo nome non comparirà ma ci sarà quello di suo fratello Romolo.

La nuova nomina e l’incontro con Emanuela Setti Carraro

Sul finire del 1981 viene nominato Vice Comandante Generale dell’Arma. Si tratta della massima carica per un ufficiale dei Carabinieri ma, allo stesso tempo, è un incarico che non gli consente di essere presente in prima linea ad indagare, come era, invece, accaduto negli anni precedenti. E’ proprio in questo periodo, però, che avviene l’incontro con Emanuela Setti Carraro, donna che sposerà nel luglio del 1982.

Lotta alla mafia: il governo nomina Dalla Chiesa super prefetto di Palermo

La mafia torna, indirettamente, a bussare dalla porta di Dalla Chiesa. Gli omicidi in Sicilia stanno ormai superando ogni limite perché i mafiosi hanno, ormai, cominciato a colpire molti uomini delle istituzioni. E’ il momento di reagire e, dunque, il Governo nomina Carlo Alberto Dalla Chiesa super prefetto di Palermo.

L’arrivo a Palermo

Il 30 aprile del 1982 è il giorno in cui Carlo Alberto Dalla Chiesa prende l’aereo in direzione Palermo, pronto ad affrontare il suo nuovo incarico. Viene, infatti, scelto dal Governo per affrontare l’emergenza criminalità. E’  il giorno in cui viene ucciso Pio La Torre. Il generale viene accolto con un po’ di scetticismo e di preoccupazione. Egli pretende dal governo carta bianca e poteri speciali, un po’ quello che era accaduto anche nella lotta al terrorismo.

La strage della circonvallazione

La mafia, però, alza il tiro. Il 16 giugno 1982 passa alla storia come il giorno della strage della circonvallazione di Palermo. Vengono uccisi tre carabinieri e l’autista di una ditta privata che si occupava del trasporto di detenuti. In quell’occasione, c’era, infatti, da trasportare dal carcere di Enna a quello di Trapani il boss mafioso Alfio Ferlito, il quale morirà anch’egli nel corso della strage.

L’intervista a Giorgio Bocca

Gli omicidi proseguono anche nel mese di luglio. Carlo Alberto Dalla Chiesa si rivolge a più riprese al Governo, chiedendo uomini e mezzi per combattere al meglio l’emergenza mafiosa. I suoi appelli sembrano cadere nel vuoto e, così, tramite la stampa, il generale rilascia, nell’agosto del 1982, un’intervista al quotidiano La Repubblica realizzata dal giornalista Giorgio Bocca. Il titolo dell’articolo è più che eloquente: “Un uomo solo contro la mafia”.

L’incontro con Rognoni

Nonostante ciò, il Governo tarda a formalizzare i poteri speciali da assegnare al generale il quale, pur consapevole del pericolo che sta vivendo, gira in città senza alcuna precauzione e senza un reale servizio di scorta. Da Palazzo Chigi qualcosa sembra finalmente muoversi. Sempre nell’agosto del 1982, il ministro Rognoni si reca personalmente a Palermo per parlare col generale e rassicurarlo in merito alle richieste che aveva fatto.

L’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa

E’, però, ormai troppo tardi. La mafia ha già deciso di eliminare il prefetto. La sera del 3 settembre 1982 Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie stanno per recarsi a cena  in un ristorante di Palermo. Prima di uscire, la coppia telefona anche ad alcuni amici e parenti. L’auto su cui viaggia il generale insieme alla moglie viene affiancata in via Carini a Palermo prima da un’automobile e poi da una motocicletta.

Le condanne

Ai funerali di Dalla Chiesa la folla cerca di scagliarsi contro le autorità politiche. Per quest’omicidio sono arrivate le condanne all’ergastolo per Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Michele Greco, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Nel 2002, in primo grado, vengono condannati quali esecutori materiali del triplice omicidio Vincenzo Galatolo, Calogero Ganci, Francesco Paolo Anzelmo e Antonino Madonia.

L’eredità del generale

Nando Dalla Chiesa, il primogenito del generale, ha scritto diversi libri sul potere mafioso ed è ancora oggi impegnato in primo piano nel cercare di ricordare l’esempio di suo padre e di fornire ai giovani e non solo strumenti ed idee per combattere le mafie.

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