Carmine Alfieri e la guerra ai Nuvoletta

Carmine Alfieri, boss che negli anni ’90 si pentì, fu negli anni ’80 tra gli artefici della guerra interna alle cosche della NF

Carmine Alfieri è stato tra i primi boss della camorra a pentirsi. Il suo pentimento arrivò nel 1994 e permise ai giudici di ricostruire con precisione quanto accadde in seguito alla fine della guerra tra la NCO e la NF.

In tema di pentimenti, infatti, bisogna dire che quello di Pasquale Barra non è da considerarsi un vero e proprio pentimento. Quest’ultimo, infatti, semplicemente si dissociò da Cutolo e lo fece, da una parte, per vendicarsi del suo ex capo e dall’altra per salvarsi la pelle visto che, dopo l’omicidio Turatello, non era ben voluto dalle altre organizzazioni criminali. Il caso Tortora aveva già ampiamente dimostrato quanto fosse tutt’altro che sincero il pentimento di certi esponenti del mondo criminale campano.

Carmine Alfieri, insieme ad un altro pentito di spicco come Pasquale Galasso, è stato tra i protagonisti sia della guerra contro don Raffaele che nello scontro che si aprì in seguito alla vittoria contro i cutoliani. Del resto, era ampiamente auspicabile che dopo la fine della questione Cutolo sarebbero esplose le rivalità e i contrasti all’interno di un clan che solo per uno scopo, ovvero per vincere la guerra contro il boss di Ottaviano, avevano messo da parte dissapori legati a vecchie questioni.

Carmine Alfieri è originario di Nola, comune ad est di Napoli al confine con l’avellinese.  Si tratta, dunque, di un boss che cresce in provincia, non in città. E’ certamente diverso nell’indole e nei modi di fare da Cutolo. Egli è in grado di fiutare e di gettarsi sugli affari, punta soprattutto a fare soldi. Infatti, il suo clan ogni anno riesce a fatturare diversi miliardi di lire.

La carriera criminale di Carmine Alfieri subisce una svolta proprio in seguito all’arrivo di Cutolo. Il boss gli propone di entrare a far parte della NCO. Lui, così come Pasquale Galasso, si rifiuta. La vendetta arriva quasi immediata. Cutolo fa, infatti, uccidere il fratello di Carmine, Michele, e quello di Pasquale, Nino.

La famiglia di Carmine Alfieri è di origini contadine. Le prime ricchezze accumulate illecitamente erano giunte dopo la seconda guerra mondiale con il contrabbando e l’usura. Poco alla volta, la famiglia Alfieri si è conquistata il rispetto degli abitanti di Nola e dei comuni limitrofi. Dopo l’omicidio del fratello, Alfieri cercò di entrare in contatto con le famiglie napoletane alleate con i mafiosi, i Nuvoletta e gli Zaza.

Le cose cambiarono in seguito alla vittoria nella guerra con Cutolo. Carmine Alfieri ritenne i Nuvoletta colpevoli di averlo abbandonato in seguito alla morte del fratello. Nel 1984 in un agguato perse la vita Ciro Nuvoletta, fratello di Lorenzo Nuvoletta. Sempre in quell’anno a Torre Annunziata, nei pressi di un circolo, fu compiuta una vera e propria strage che portò all’uccisione di 8 uomini e al ferimento di altri 7. Il circolo era frequentato da uomini ritenuti vicini ai Nuvoletta.

La strage era stata organizzata da Carmine Alfieri e da Antonio Bardellino, boss di Casal di Principe. Nessuno avrebbe potuto creare problemi ad Alfieri, per diversi anni fu lui il vero boss della provincia di Napoli, almeno fino all’inizio degli anni ’90 quando arrivarono diversi pentimenti, tra i quali anche il suo, a stravolgere nuovamente gli equilibri della camorra.

 

 

 

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