Carmine Schiavone: prima contabile, poi pentito del clan dei casalesi

Carmine Schiavone è stato un esponente di spicco del clan dei casalesi. Cugino di Francesco Schiavone Sandokan, è stato il primo pentito dell’organizzazione

Carmine Schiavone è stato uno dei più importanti esponenti del clan dei Casalesi. Era considerato un fedelissimo di Francesco Schiavone Sandokan prima che si pentisse e cominciasse a raccontare segreti sulla mafia campana più potente. Del resto, tra i due il legame era forte anche per vincoli di parentela, se si considera che Carmine Schiavone e Francesco Schiavone sono cugini.

Carmine Schiavone è stato iniziato alla mafia da Cosa Nostra. Del resto, sono ben noti i legami tra la camorra e la mafia siciliana, legami che si intensificano proprio negli anni ’80, quando in Sicilia scoppia una feroce guerra e in Campania la Nuova Famiglia cerca di distruggere la Nco di Raffaele Cutolo. Carmine Schiavone ha conosciuto sia Luciano Liggio, boss di Corleone, che la famiglia rivale dei Bontade. Da loro ha appreso i segreti della mafia siciliana, da sempre più organizzata e meno, se vogliamo, improvvisata rispetto alla camorra napoletana.

La sua carriera criminale comincia con rapine ed estorsioni, per le quali a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 finisce, anche se per poco tempo, in carcere. Dopo la vittoria su Cutolo, il clan di appartenenza di Carmine Schiavone, a quel tempo gestito da Antonio Bardellino, comincia a darsi una forma autonoma e a diventare tutt’uno con parte della provincia di Caserta, toccando anche alcune province del basso Lazio.

Il clan dei Casalesi comincia a puntare dritto sugli affari. L’unico scopo di Francesco Schiavone, nuovo boss dopo la morte di Bardellino, è entrare nei grossi affari e nel sistema di gestione di appalti e subappalti. Grazie ai contatti con il mondo della politica e dell’imprenditoria, il clan comincia a fare soldi , tanti soldi. C’è bisogno di qualcuno che tenga in ordine le casse del clan. Quel qualcuno è proprio Carmine Schiavone. E’ un ruolo importante, che lui sa fare bene e che testimonia la grande fiducia riposta in lui dal cugino Francesco.

Carmine Schiavone fa bene i conti, per così dire, anche quando si tratta di organizzare le truffe per accaparrarsi i contributi dell’Aima, ovvero quei contributi relativi al mercato agricolo e alla coltivazione dei prodotti per la terra. E’ stato lo stesso Carmine Schiavone a parlare dei soldi che dai centri Aima finivano direttamente nelle casse del clan tramite delle cooperative dirette o controllate da Francesco Schiavone. Tramite il controllo delle associazioni di categoria, dunque, il clan dei Casalesi, mettendo in scena conteggi falsi dei prodotti ortofrutticoli che dovevano essere destinati al macero, ha perpetuato per anni una grossa truffa ai danni della Comunità Europea.

Carmine Schiavone viene arrestato nel 1991 per possesso illegale di armi. Ottiene i domiciliari ma per lui i guai non sono finiti. E’ in arrivo, infatti, una nuova condanna per associazione mafiosi e, così, comincia la sua vita da latitante. Nel 1993 viene arrestato. Secondo lui la soffiata è arrivata direttamente dal clan. Carmine Schiavone decide di vendicarsi di quello che era stato non solo il suo clan ma anche la sua famiglia e diventa un collaboratore di giustizia. In realtà, molti anni dopo dirà di averlo fatto per raccontare ciò che il clan stava causando alla Campania con il traffico illecito di rifiuti e di essersi pentito perché da cittadino non poteva essere accettato il fatto che un clan rovinasse per sempre il futuro della propria terra, dei propri figli, delle generazioni future.

E’ anche grazie alle dichiarazioni di Carmine Schiavone che lo Stato mette le mani sulla camorra casalese e dà il via al processo Spartacus. Oltre al processo, Carmine Schiavone consente alla magistratura di fermare lo strapotere economico del clan, sequestrando diversi beni all’organizzazione per un valore miliardario.

Carmine Schiavone ha rilasciato sin dagli anni ’90 tante dichiarazioni allo Stato in merito al traffico dei rifiuti tossici in Campania. Lo Stato mise, però, il segreto su quelle rivelazioni, segreto che fu tolto solo nel 2013. C’è stato troppo silenzio per lunghi anni e ciò ha fatto solo emergere dubbi nell’opinione pubblica in merito al comportamento dello Stato e delle istituzioni su questa vicenda. Carmine Schiavone, nelle varie interviste alle quali si è sottoposto negli ultimi anni, ha raccontato di essere diventato pentito perché non era più possibile accettare tutto quello che il clan stava facendo. Addirittura, Schiavone dice che lo Stato ha cercato di abbattere il fenomeno del pentitismo.

Schiavone in un’intervista rilasciata nel 2013 a Lunaset Caserta disse: “Quando misi a verbale tutto ciò che sapevo sul traffico illecito dei rifiuti il procuratore Cafiero de Raho diede subito disposizioni di fare i sopralluoghi presso le località da me indicate. Ho rilasciato queste dichiarazioni nel 1997 ma i sopralluoghi sono rimasti fermi negli uffici della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli. Ci sono tante persone alle quali conveniva che nulla venisse fuori di questo scandalo. Mi sono pentito realmente dei miei errori, spero che anche qualche politico possa fare lo stesso. Ho tanti documenti a mia disposizione, se dovessi morire lo avranno voluto i servizi segreti. Ho fatto 23 anni di carcere per gli omicidi che ho commesso. Se potessi tornare indietro andrei all’università altrove, in paesi liberi. Mi sono lasciato affascinare da quel mondo. Sono diventato cattivo per aver fatto sei anni di carcere da innocente. Se non fossi diventato pentito nessun altro uomo del clan dei Casalesi avrebbe seguito la mia scia”.

Carmine Schiavone, sempre nel corso di quest’intervista, fa l’elenco dei comuni maggiormente a rischio dal punto di vista ambientale: “A Casal di Principe sono stati fatti circa 50 scavi. Altri comuni sono San Cipriano d’Aversa, Casapesenna, Villa Literno, Giugliano, Villaricca, Mugnano di Napoli, Marano, Parete, Afragola, Acerra. Ci fu un accordo tra Francesco Bidognetti, Gaetano Cerci e l’avvocato Chianese, sono stati loro a fare questo macello. Chianese era un massone, aveva legami con la P2 di Licio Gelli tramite il quale si accordava con le imprese che venivano dal nord”.

Carmine Schiavone nel 2013 esce dal programma di protezione dei collaboratori di giustizia. Intanto, rilascia altre interviste nelle quali parla dello scandalo dei rifiuti. Il 22 febbraio del 2015 muore in circostanze non chiarissime. Aveva subito un delicato intervento chirurgico alla schiena al quale ha fatto seguito un infarto che, a quanto pare, si è rivelato fatale. I dubbi sono sorti in seguito al fatto che Schiavone sembrava aver reagito bene all’intervento chirurgico. La Procura della Repubblica di Viterbo ha aperto un’inchiesta proprio per fare chiarezza sulle cause della morte del pentito che ha parlato prima di tutti dei veleni della terra dei fuochi.

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