Cesare Terranova: il giudice odiato da Liggio, ma non solo. Un delitto irrisolto

Cesare Terranova: il magistrato coraggioso ucciso dai  corleonesi nel 1979. Insieme al giudice, morì anche il suo autista Lenin Mancuso

Cesare Terranova rappresenta un’altra vittima dei corleonesi i quali, tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta, hanno cercato di eliminare qualunque uomo delle istituzioni e dello Stato che potesse rappresentare un pericolo per Cosa Nostra. Il giudice Terranova muore insieme al suo autista Lenin Mancuso il 25 settembre 1979.

Uno dei primi accusatori della mafia

Il giudice Terranova, nato a Palermo nel 1921, ha svolto un ruolo importantissimo nell’ambito del contrasto alla mafia siciliana. Egli è ricordato soprattutto per aver istruito, verso la fine degli anni Cinquanta, un processo ai danni di personaggi del calibro di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Luciano Liggio e Calogero Bagarella. Parliamo di un’epoca in cui la mafia ufficialmente non esiste dal punto di vista penale. L’unica arma che i giudici possono far valere per cercare di dimostrare l’esistenza di un’organizzazione criminale è l’associazione a delinquere, reato previsto dall’articolo 416. Nonostante il grande impegno di Cesare Terranova, i mafiosi che lui vuole far condannare vengono tutti assolti nel corso del processo di Bari, del 1969.

Gli anni a Marsala

Il giudice, però, continua a lavorare per tenere alta l’attenzione su un fenomeno che comincia a diventare sempre più preoccupante non soltanto per la Sicilia ma per l’intero paese. Nei primi anni Settanta viene trasferito a Marsala dove riesce a risolvere un caso molto complicato e dai contorni veramente macabri. Nell’ottobre del 1971, infatti, erano state rapite tre bambine. Lo zio di una delle tre, Michele Vinci, le uccise. Terranova identifica il colpevole il quale confessa il triplice orribile delitto.

L’attività politica ed il ritorno in magistratura

Negli anni Settanta Cesare Terranova si dedica anche all’altra sua passione, l’attività politica. Viene, infatti, eletto deputato del Partito Comunista Italiano e nel 1976 entra a far parte della Commissione Parlamentare Antimafia. Questo ruolo gli consente di scrivere una relazione sulla connivenza tra alcuni personaggi politici palermitani e Cosa Nostra. Uomini del calibro di Giovanni Gioia, Salvo Lima e Vito Ciancimino vengono considerati vicini alla mafia siciliana. Non abbandona, però, l’attività di magistrato. Viene, infatti, nominato consigliere presso la Corte d’Appello di Palermo.

L’arresto di Liggio e l’interrogatorio

Il giudice Cesare Terranova vince, nel 1974, una battaglia giudiziaria importantissima, probabilmente quella che, purtroppo, cinque anni dopo, gli costerà la vita. Proprio in quell’anno, infatti, arriva la condanna all’ergastolo per Luciano Liggio, imputato per l’omicidio del boss di Corleone Michele Navarra. Da quel momento in poi, Terranova diventa un nemico non solo per il boss, che finisce in carcere, ma anche per gli altri corleonesi. Il giudice, dopo l’arresto della Primula Rossa di Corleone, chiede di interrogare Liggio presso il carcere dell’Ucciardone. Il boss dice di essere ammalato ma Terranova non si arrende e pretende che “Lucianeddu” venga trasportato in barella per sottoporsi ugualmente all’interrogatorio. L’incontro tra i due si rivela carico di tensione, a tal punto che Liggio cerca addirittura di colpire il giudice.

L’omicidio Terranova e la morte di Lenin Mancuso

Giuseppe Di Cristina, boss di Riesi che confida ai carabinieri, poco prima di essere ucciso, del progetto dei corleonesi di uccidere diversi uomini delle istituzioni, tra cui anche il giudice Cesare Terranova. Il 25 settembre 1979 Cesare Terranova attende l’arrivo di Lenin Mancuso, il maresciallo che si occupa personalmente della scorta del giudice. Terranova decide di mettersi alla guida della vettura, una Fiat 131, e di percorrere una strada che, contrariamente agli altri giorni, sembra essere bloccata. Non fa in tempo a girarsi indietro ed intraprendere un nuovo percorso perché alcuni killersbucano all’improvviso e cominciano a sparare all’impazzata. Il maresciallo Mancuso cerca di rispondere al fuoco ma è tutto inutile. Cesare Terranova muore sul colpo mentre il poliziotto perde la vita alcune ore dopo in ospedale.

Un delitto irrisolto e strane coincidenze

Ancora oggi non è stata fatta giustizia per l’omicidio di Cesare Terranova e per quello di Lenin Mancuso. Le ipotesi al vaglio degli investigatori sono state diverse. Da più parti si è parlato di un omicidio dai risvolti non soltanto mafiosi ma anche politici. Infatti, Terranova stava per diventare il capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo e, dunque, sarebbe diventato ancora più scomodo per politici e boss della mafia. Del resto, era stato lo stesso Terranova, nel corso della sua esperienza presso la Commissione Parlamentare Antimafia, a parlare con insistenza dei loschi rapporti che legavano alcuni esponenti della politica siciliana e mafiosi. Da non dimenticare anche che nell’estate del 1979, già scossa per la morte di Boris Giuliano, a Palermo era giunto il banchiere Michele Sindona. Terranova viene ucciso quando Sindona si trova ancora in città. Non possiamo che augurarci che possa essere presto fatta giustizia anche per questo delitto.

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