Cipriano Chianese: smaltimento illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi, condannato a 20 anni

Cipriano Chianese: l’ex avvocato e proprietario della Resit è stato condannato a 20 anni di reclusione. E’ ritenuto tra i principali responsabili del disastro ambientale nella Terra dei Fuochi

Cipriano Chianese è stato condannato a venti anni di reclusione. E’ quanto ha deciso la Corte d’Assise di Napoli nel corso del processo Resit. Si tratta di una sentenza importante in merito al disastro ambientale della Terra dei Fuochi. E’ stato, dunque, riconosciuto il ruolo svolto dall’ex avvocato e imprenditore nel traffico illecito di rifiuti che, per anni, ha avvelenato le terre al confine tra le province di Napoli e Caserta.

Sono diversi i reati che vengono contestati a Cipriano Chianese: dall’associazione mafiosa al disastro ambientale, dall’avvelenamento delle falde acquifere all’estorsione. I fatti si riferiscono alla Resit, discarica sita nel comune di Giugliano. In questa discarica, per anni sono stati sversati, in modo del tutto illegale, rifiuti pericolosissimi, provenienti soprattutto dal Nord Italia. Un sistema perfetto che si reggeva sulle connivenze di alcuni politici, imprenditori, camorristi del clan dei casalesi ed esponenti della massoneria.

Si tratta, certamente, di un processo storico. Va al pm Alessandro Milita il merito di aver indagato a fondo su anni di gestione illecita del traffico di rifiuti. Certo, resta il dolore per quanti hanno perso la vita proprio perché avvelenati dalle sostanze che venivano sversate in quelle terre. Citiamo, in primis, Roberto Mancini. Si tratta di un poliziotto coraggioso che già venti anni fa aveva denunciato il business dei rifiuti in Campania. L’uomo si è, purtroppo, ammalato di tumore ed è scomparso nel 2014. Il suo sacrificio, forse, non è stato invano se si considera che il pm Milita non ha sottovalutato il lavoro svolto dal poliziotto campano.

Condannati anche Gaetano Cerci e Giulio Facchi

Non solo Cipriano Chianese. Condanne anche per altri pezzi grossi coinvolti in questo scandalo che ha avvelenato quella che una volta era la Campania Felix. Condanna a 16 anni di reclusione per l’imprenditore Gaetano Cerci e a 5 anni e sei mesi per Giulio Facchi. Gli imputati ricorreranno al processo d’Appello.

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