Clan Licciardi e alleanze: il clan di Secondigliano

Il Clan Licciardi è stata un’organizzazione criminale nata inizialmente in provincia ma alleatasi con i clan Contini e Mallardo insieme ai quali ha dato vita negli anni ’90 all’Alleanza di Secondigliano

Il clan dell’Alleanza di Secondigliano nacque tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 a Napoli. Il clan raggruppava tre organizzazioni criminali: il clan Mallardo di Giugliano, il clan Licciardi di Secondigliano ed il clan Contini della Ferrovia.

Il clan ebbe tra i propri alleati anche Ciro Mariano, boss dei Quartieri Spagnoli. Il clan Mariano si occupava soprattutto di  estorsioni, lotto nero e droga ma, dopo il boom iniziale, fu costretto a scontrarsi con la resistenza di alcuni giovani convinti di guadagnare troppo poco e di voler spazzare via i capi. Nacque, così, il clan degli scissionisti. Il clan Mariano provò a vendicarsi ma non fece altro che scatenare un fiume di pentimenti che finì per scatenare gli arresti di Ciro Mariano e degli altri componenti dell’organizzazione.

Gennaro Licciardi era originario di Secondigliano. Era un boss molto temuto, morì nel 1994 a 38 anni per una setticemia. Veniva soprannominato ‘a scigna che significa la scimmia. Il suo passato criminale era di tutto rispetto. Per anni era stato il referente in quel di Secondigliano di Luigi Giuliano. Aveva vissuto in carcere le tensioni della guerra tra la NF e la NCO e in carcere aveva anche rischiato di finire ammazzato.

Fino a quel momento i clan del centro storico di Napoli erano sembrati poco interessati al controllo delle zone di periferia, in particolare dell’area Nord del capoluogo dove si trovano Scampia e Secondigliano. Con il clan Licciardi Secondigliano divenne un luogo chiave per gli equilibri della camorra e per il controllo del traffico di droga. Egli si alleò con il clan Mallardo di Giugliano, in particolare con Francesco Mallardo, e con Eduardo Contini, boss della Ferrovia. Il clan che venne denominato Alleanza di Secondigliano e incontrò, sul finire degli anni ’80, i favori anche di Carmine Alfieri.

L’alleanza tra il Clan Mallardo, il clan Contini ed il clan Licciardi era stata segnata da alcuni matrimoni. Francesco Mallardo, Eduardo Contini e Patrizio Bosti, uomo di fiducia di Contini, avevano, infatti, sposato tre sorelle. Erano, ormai, pronti a prendere il posto della famiglia Giuliano e di Giuseppe Misso e controllare interamente il territorio partenopeo.

Dopo la morte di Licciardi, però, gli equilibri mutarono. Il suo posto all’interno del clan Licciardi fu preso dal fratello Vincenzo. Agli inizi del nuovo millennio l’Alleanza di Secondigliano prevedeva la presenza di Pietro Licciardi, Gaetano Bocchetti, Egidio Annunziata e Giuseppe Lo Russo. Annunziata era colui che rappresentava gli interessi anche del clan Mallardo e del clan Contini.

L’Alleanza di Secondigliano ed il clan Licciardi dovettero combattere una guerra anche con i clan della zona est di Napoli dove si trovano i quartieri di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli. Il clan Mazzarella dominava a Ponticelli ed il motivo della guerra con gli altri clan, in particolare con il clan Contini, fu dovuto al traffico delle sigarette di contrabbando che in quegli anni imperversava soprattutto nei paesi balcanici dell’Ex Jugoslavia, distrutti da una guerra lunghissima e sanguinosissima. In alcuni paesi, su tutti l’Albania e il Montenegro, c’erano norme che favorivano questo traffico e la camorra, specie il clan Licciardi e gli altri clan dell’Alleanza, non si tirò indietro ma, come aveva fatto già in passato, cominciò nuovamente ad interessarsi di questi affari.

Diversi camorristi si trasferirono in Montenegro per controllare meglio questo traffico. Il conflitto tra i Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano nacque perché il clan Mallardo, il clan Contini e il clan Licciardi avrebbero voluto fare come Cutolo aveva fatto alcuni anni prima, ovvero imporre una tangente sulle casse di sigarette di contrabbando di circa 10mila lire su ogni cassa. Dopo alcuni anni si raggiunse un accordo tra le varie famiglie ma fu l’intervento dello Stato a mettere fine a questo traffico.

Nel 2001 fu approvata una legge che cominciò a limitare seriamente il traffico di sigarette di contrabbando. Infatti, le indagini della Dda di Napoli e di Bari avevano fatto comprendere quanto fosse redditizio per la camorra il contrabbando di sigarette. Fu così che, agli inizi del 2000, i clan napoletani si concentrarono nuovamente sul traffico di droga che scatenò alla periferia di Napoli altre sanguinose faide.

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