Clan Misso: la camorra nel rione Sanità

Il Clan Misso nacque all’inizio degli anni ’80 nel Rione Sanità per volontà di Giuseppe Misso, detto ‘o nasone

Non solo il clan Giuliano. Negli anni ’90 i quartieri più importanti di Napoli e le periferie erano caratterizzate dalla presenza di nuovi clan camorristici che tentarono di acquisire, di volta in volta, sempre più potere e di spazzar via le altre organizzazioni dal controllo della droga e dagli altri traffici illegali.

Giuseppe Misso è stato il capo del clan Misso che negli anni ’90 ha dominato nel quartiere di Totò che ispirò anche Eduardo De Filippo: la Sanità. Misso ha sempre fatto la spola tra il carcere e la Sanità. La sua storia non è poi così diversa da quella del boss di Forcella Luigi Giuliano.

I due si conoscevano sin dall’infanzia e insieme avevano cominciato a dedicarsi a scippi e rapine. Soprannominato ‘o nasone, dopo la prima esperienza in carcere Misso torna alla Sanità dove apre un negozio dedito al commercio di tessuti e abbigliamento. Luigi Giuliano gli propone di combattere contro Cutolo nella guerra tra la Nuova Famiglia e la Nuova Camorra Organizzata. Per ribellarsi all’ormai ex amico Giuliano che comincia a chiedere il pizzo anche alla Sanità, ‘o nasone fonda il clan Misso, organizzazione criminale inizialmente formata da sei uomini. Il clan Misso si finanzia con rapine e con il commercio di giubbotti contraffatti.

Giuseppe Misso inizia a dimostrare una certa simpatia per i movimenti di estrema destra, in particolare per Giorgio Almirante. Una scelta che pagherà in un primo momento a caro prezzo visto che viene arrestato con l’accusa di aver consegnato a uomini di estrema destra, in compagnia del siciliano mafioso Pippo Calò, esplosivo utilizzato per l’attentato al treno Napoli-Milano che si verificò sul finire del 1984 e che provocò la morte di 16 persone. Il processo ridimensionerà il suo ruolo nell’attentato e verrà accusato soltanto di porto e detenzione di esplosivo.

Proprio nel periodo del carcere si verifica un episodio che cambia la vita di ‘o nasone e che costringe il clan Musso ad intervenire. Nel 1992, infatti, nei giorni successivi al proscioglimento per l’attentato al treno Napoli-Milano, vengono uccisi in un attentato alcuni uomini del suo clan e sua moglie Assunta Sarno. Un chiaro segnale che la mappa della camorra in città stava cambiando e che il clan Misso doveva agire in fretta per cercare di sopravvivere.

Il clan Misso si allea con il clan Pirozzi per combattere contro le famiglie Tolomelli e Vastarella le quali, però, possono vantare un legame solido e forte anche con i clan di Secondigliano. La guerra comincia proprio quando ‘o nasone esce in carcere, cioè nel 1998. Misso cerca di ripulire la sua immagine e di far capire agli inquirenti che continuano a seguirlo che lui non si occupa di camorra ma soltanto di commercio e della sua attività. In effetti, il clan Misso sembra passare nelle mani del nipote di Giuseppe, suo omonimo, soprannominato ‘o chiattone, e del fratello del boss Umberto.

Giuseppe Misso torna in carcere prima nel 2003 e poi nel 2005 ma il suo clan resiste alle faide, anche ad una faida interna organizzata da Salvatore Torino e dal clan Lo Russo. Il clan Misso, forte dell’alleanza con i Vastarella e con i Sarno, riesce a conservare un potere importante a Napoli anche nel momento in cui il boss verrà nuovamente arrestato. Negli anni successivi ‘o nasone ed altri uomini del clan decideranno di pentirsi.

A Napoli, però, la guerra per il controllo della città non si ferma. Nascono continuamente nuovi clan e, poco alla volta, l’attenzione della camorra e, di conseguenza, delle istituzioni, si sposta dalla città alla periferia. L’alleanza di Secondigliano è solo l’inizio di una lunga serie di clan nati nel 1990 e che porteranno, all’inizio del nuovo millennio, alla scoppio di una faida sanguinosa e violentissima nei territori di Secondigliano e di Scampia.

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