Commissione antimafia: l’Italia si accorge del problema criminalità

Nei primi anni ’60 nasce la Commissione antimafia: come politica, media ed opinione pubblica affrontano l’emergenza criminalità

La parola mafia si era diffusa per la prima volta nella seconda parte dell’Ottocento. Affinché cominciasse ad essere utilizzato il termine opposto, ovvero anti-mafia, l’Italia ha dovuto attendere diversi anni. Solo nei primi anni ’60 del Novecento, infatti, il paese si rende conto che non è più possibile ignorare ciò che era accaduto in Sicilia e non solo. E’ in quegli anni che verranno messe le basi per una cultura antimafia che svolgerà un ruolo fondamentale nel contrasto alle organizzazioni mafiose. In quel periodo, infatti, sorge la Commissione Antimafia.

Le inchieste del quotidiano L’Ora

In realtà, prima della politica, erano stati gli organi di informazione ad approfondire le vicende legate alla criminalità siciliana. In particolare, il quotidiano di sinistra “L’Ora” era stato l’artefice di diverse inchieste ed approfondimenti su Cosa Nostra. Nel 1958 il quotidiano fece addirittura i nomi non soltanto di alcuni boss mafiosi ma anche dei politici collusi con la mafia. Una bomba devastò la sede del giornale ma non fermò i giornalisti de L’Ora, alcuni dei quali, negli anni a seguire, pagheranno purtroppo con la vita il loro impegno professionale e civile.

La situazione politica

Sotto l’aspetto politico, invece, il Partito Comunista Italiano da tempo spingeva affinché si indagasse a fondo sulle mafie presenti in Italia. Verso la fine degli anni ’50, però, la situazione politica del paese stava mutando. Il potere della Dc sembrava in calo mentre parevano in rialzo le quotazioni della sinistra. Nel 1961 il governo della Sicilia passò nelle mani del centrosinistra. Stavolta, la Dc avrebbe dovuto fare i conti sia con i socialisti che con i comunisti. Il progetto di una commissione parlamentare antimafia fu portato dinnanzi al Parlamento nazionale nel 1962. I politici sospettati di collusione con la mafia si espressero a favore della nascita di una Commissione antimafia.

La voce degli intellettuali

Anche la voce dell’opinione pubblica e dei migliori intellettuali della Sicilia non tardò a farsi sentire. Coincidenza volle che proprio nei primi anni ’60 uscì il romanzo di Leonardo SciasciaIl giorno della civetta” in cui l’autore siciliano aveva dato voce alla mafia nell’ormai più che noto personaggio di Don Mariano Arena. Anche Cosa Nostra riunì la proprio commissione, cercando di comprendere cosa fare per fronteggiare il rinnovato interesse dello Stato nei confronti delle questioni criminali. La commissione decise che bisognava cercare di fare poco rumore, in modo da allontanare le attenzioni delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Lo scoppio della prima guerra interna a Cosa Nostra, però, sortì l’effetto opposto e, soprattutto dopo la strage di Ciaculli, lo Stato si trovò costretto a reagire.

L’inizio dei lavori della Commissione Parlamentare Antimafia

I lavori della Commissione Antimafia presero il via proprio nei giorni successivi all’attentato in cui sette persone persero la vita. All’inizio erano abbastanza alte le aspettative nei confronti della commissione la quale aveva fatto capire che urgeva creare una legislazione particolare soltanto per i reati di mafia. C’è da dire che la Commissione Parlamentare Antimafia procedette abbastanza lentamente nell’inchiesta sui fenomeni criminali della Sicilia. Del resto, nei mesi successivi alla strage di Ciaculli e alla fine del primo conflitto mafioso, non ci furono altri eventi che suscitarono l’ira e l’indignazione dell’opinione pubblica e, dunque, l’attenzione anche istituzionale verso la criminalità cominciò nuovamente a diminuire.

Provvedimenti controproducenti

In base alle segnalazioni della Commissione antimafia furono approvate delle leggi che miravano ad allontanare i mafiosi dal loro territorio di provenienza. Il confino, però, portò spesso a risultati controproducenti, nel senso che la mafia cominciò a diffondersi lentamente anche nelle altre aree del paese. Le rivelazione della Commissione costrinsero Vito Ciancimino a rassegnare le dimissioni ma l’enigmatico personaggio legato ai corleonesi e non solo tornò presto alla ribalta e alcuni anni dopo sarebbe diventato addirittura sindaco di Palermo.

Le difficoltà della Commissione

Il regolamento della Commissione Parlamentare Antimafia prevedeva la rotazione dei suoi membri. Ciò si rivelò un ostacolo perché finì per accendere dispute infinite tra elementi appartenenti a diversi partiti politici. Inoltre, sebbene negli anni diversi esponenti illustri cercarono di dare nuova linfa alla Commissione, le vicende legate ai governi nazionali incisero molto sui lavori della Commissione stessa. Personaggi come Salvo Lima e Giovanni Gioia, che la Commissione d’inchiesta aveva ritenuto essere vicini all’organizzazione mafiosa, si ritrovarono ad occupare cariche governative importanti.

La fine dei lavori

Fu per questo e per altri motivi che la Commissione antimafia impiegò ben 13 anni per completare il proprio lavoro. Ancora oggi, le pagine redatte dalla Commissione rappresentano un patrimonio importante nell’ambito della conoscenza della mafia e di Cosa Nostra. Nonostante i ritardi nelle indagini e i pochi risultati ottenuti, c’è da dire che questa commissione ha svolto una funzione comunque molto significativa perché ha finalmente impedito ai più di negare l’esistenza della mafia e di prendere coscienza di un problema che cominciava a riguardare non soltanto la Sicilia ma tutto il territorio nazionale.

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