Confisca dei beni ad un imprenditore vicino alla ‘ndrangheta

Confisca dei beni, per un valore totale di circa 324 milioni di euro, ad un imprenditore ritenuto colluso con la ‘ndrangheta

Confisca dei beni per un valore di circa 324 milioni di euro nei confronti di un imprenditore operante nel settore oleario ma con molti interessi anche nel settore alberghiero, immobiliare e in quello dei servizi. Una cifra così grossa è scaturita dai diversi sequestrati effettuati al patrimonio aziendale riconducibile all’imprenditore ma anche a quello societario, senza dimenticare immobili, rapporti finanziari e veicoli.

L’uomo avrebbe accumulato un patrimonio altissimo anche grazie alla collusione con la ‘ndrangheta. L’imprenditore avrebbe effettuato investimenti in diverse zone d’Italia, a partire dalla sua terra d’origine, ovvero la Calabria (in particolare in provincia di Catanzaro e nella piana di Gioia Tauro), per poi convergere nel centro-nord del paese, con molti interessi in Toscana ed in Abruzzo. Il sequestro è stato effettuato dagli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Vincenzo Oliveri, l’imprenditore che ha subito la confisca dei beni, ha costruito sin dagli anni ottanta un grande impero insieme a suo fratello. Gli avvocati di Oliveri dicono che il provvedimento non è stato applicato perché il soggetto è ritenuto colluso con la ‘ndrangheta ma solo perché considerato generalmente pericoloso. In realtà, secondo gli inquirenti, il patrimonio accumulato in tutti questi anni sarebbe frutto di illecite attività. Si sospetta che l’uomo abbia fatto da prestanome ad esponenti di primo piano della ‘ndrangheta. Era, inoltre, emersa in maniera abbastanza lampante ed evidente la sproporzione tra i redditi dichiarati dall’uomo e quelli effettivamente percepiti.

L’uomo è stato coinvolto già in passato in diversi procedimenti penali per reati come la frode in commercio e non solo, procedimenti che si sono chiusi con la prescrizione oppure con l’amnistia. Di recente, l’uomo era stato arrestato con le accuse di associazione per delinquere e truffa aggravata in quanto avrebbe percepito, in maniera indebita, contributi erogati a vantaggio delle aziende appartenenti al suo gruppo imprenditoriale.

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