Enzo Tortora: un uomo onesto trattato da camorrista

Enzo Tortora: la storia di un uomo buono che, per un incredibile errore giudiziario, fu considerato un criminale

Quella di Enzo Tortora è la storia di un uomo onesto e raffinato, amato dal pubblico della televisione, che per un errore giudiziario finì per essere considerato un esponente del clan del boss di Ottaviano Raffaele Cutolo.

Dopo una lunga carriera nel mondo dello spettacolo, del giornalismo e della tv, la vita di Enzo Tortora subisce una svolta positiva nel 1977 quando conduce “Portobello“, un programma d’intrattenimento dove la gente da casa poteva acquistare prodotti messi in vendita dai partecipanti. Grazie anche alla bravura del conduttore e a rubriche come Fiori d’Arancio e Dove sei, la trasmissione ebbe sin da subito un incredibile successo che fece di Enzo Tortora una star della televisione italiana, un personaggio amato da tutti.

La svolta negativa, invece, quella che segnerà per sempre gli ultimi anni della vita di Enzo Tortora, giunge il 17 giugno del 1983. Alle 4 del mattino, infatti, i carabinieri lo prelevano dall’Hotel Plaza di Roma e lo arrestano. L’accusa che gli viene contestata dalla Procura di Napoli è pesantissima: associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata al traffico d’armi e di droga. Enzo Tortora viene trasferito presso il carcere di Regina Coeli. L’operazione che porta all’arresto di Tortora rientra in un maxi blitz degli agenti che avevano spiccato circa 850 ordini di cattura. Più della metà le persone che verranno arrestate, tra cui anche il conduttore di Portobello.

A mettere nei guai Enzo Tortora le dichiarazioni di diversi pregiudicati, su tutti Pasquale Barra, Giovanni Pandico e Giovanni Melluso. Gli investigatori arrivano a Tortora quando trovano a casa di Giuseppe Puca, uomo di fiducia di Raffaele Cutolo, un’agenda nella quale sarebbe appuntato il nome “Tortora”. Si tratta di un grave errore; in futuro verrà, infatti, dimostrato che il nome scritto su quel foglio era Tortosa, non Tortora.

Sta di fatto che per Enzo Tortora comincia il periodo della detenzione che si protrae per sette mesi. L’anno successivo, nel maggio del 1984, Tortora annuncia di volersi candidare al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale. Una mossa che si rivela senz’altro azzeccata visto che Enzo Tortora viene eletto grazie al sostegno di più di 500.000 elettori.

Al processo di primo grado, il legale di Tortora dichiara che il nome del suo assistito non compare mai. Anzi, il legale precisa che in quell’agenda è presente un recapito telefonico che, però, non appartiene ad Enzo Tortora. Il conduttore televisivo continua a professare la sua innocenza anche se, in un primo momento, il pubblico ministero preferisce dare maggior credito alle parole dei pregiudicati che accusano Tortora. Se un collegamento esiste tra Enzo Tortora e uno dei suoi accusatori, ovvero Giovanni Pandico, è per via del programma televisivo Portobello. Sembra, infatti, che dal carcere nel quale era detenuto il Pandico avesse inviato dei centrini ad Enzo Tortora affinché questi li mettesse in vendita nel corso della trasmissione.

Le prove, però, quelle concrete, effettivamente non ci sono. La sentenza di primo grado è una vera mazzata per Enzo Tortora che viene condannato a dieci anni di reclusione. Nei mesi successivi, Tortora prende la decisione di dimettersi dal Parlamento europeo in modo da rinunciare anche all’immunità parlamentare. E’ lui stesso a consegnarsi nelle mani dei carabinieri in quel di Milano il 29 dicembre del 1985.

L’incubo sembra finalmente concludersi nel 1986, quando al processo di secondo grado la Corte d’Appello lo assolve con formula piena. Gli accusatori di Enzo Tortora si ritrovano, invece, a subire un nuovo processo per calunnie. I pregiudicati avevano accusato il presentatore sperando di ottenere uno sconto di pena oppure semplicemente per farsi pubblicità. Insieme a Tortora vengono assolti dalla Corte d’Appello di Napoli altri 114 imputati.

Enzo Tortora torna in televisione il 20 febbraio del 1987. E’ visibilmente commosso e non riesce a contenere l’emozione. La nuova edizione di Portobello, che durante il periodo del carcere e della detenzione era stato interrotto, comincia con il conduttore che pronuncia parole che mai più saranno dimenticate: “Dove eravamo rimasti?“. Il successo di Portobello non ricalcherà quello degli anni precedenti ma il suo discorso resterà impresso nella memoria degli italiani che ancora oggi ricordano con affetto un personaggio dal grande spessore umano e culturale che lo Stato italiano ha trattato come peggio non poteva.

Enzo Tortora muore il 18 maggio del 1988 a causa di una malattia incurabile. Negli anni successivi si continuerà a parlare di lui e non tutti lo faranno con parole dolci. Gianni Melluso in un primo momento continuerà ad accusarlo prima di chiedere scusa in maniera definitiva alla famiglia del presentatore a distanza di molti anni.

Enzo Tortora è stato ricordato con fiction televisive e non solo ma è importante che gli italiani ricordino soprattutto il sacrificio, l’onestà intellettuale, i valori e lo spessore di quest’uomo di cui, ancora oggi, si avverte senz’altro la mancanza.

 

 

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