Ermanno Sangiorgi: il questore coraggioso e la sua lotta alla mafia

Ermanno Sangiorgi: il questore dimenticato che ha combattuto per primo la mafia

Un questore serio, preparato ed intelligente, Ermanno Sangiorgi, inviato a Palermo sul finire del 1800, indagava e studiava da vicino riti e modi di agire della mafia siciliana. Egli aveva già ottenuto risultati importanti nell’ambito della lotta alla Fratellanza di Favara. Il suo obiettivo era proprio questo, cioè dimostrare che la mafia siciliana fosse un’organizzazione tutt’altro che primitiva ma ben ramificata, che puntava ad un controllo capillare del territorio, che aveva i suoi rituali e simboli, che aveva agganci importanti con il mondo politico ed imprenditoriale, in particolare con don Raffaele Palizzolo. In poche parole, Sangiorgi voleva che fosse punita la mafia in quanto organizzazione criminale.

Le indagini del questore avevano portato alla scoperta dell’esistenza di ben otto cosche mafiose: l’Acquasanta, Piana dei Colli, Malaspina, L’uditore, Passo di Rigano, Perpignano, Olivuzza, Falde. Ermanno Sangiorgi, però, aveva bisogno di testimoni pronti a raccontare ciò che sapevano o, in certi casi, ciò che avevano subito sulla loro pelle ma quest’operazione non si rivelò molto semplice. Forte era la paura di ritorsioni da parte della mafia. Ermanno Sangiorgi scrisse un famoso rapporto che veniva di volta in volta aggiornato e che portò agli inizi del 1900 all’arresto di diversi uomini mafiosi. Il rapporto Sangiorgi era la conseguenza di un’indagine che aveva portato alla scoperta del Fondo Laganà, un luogo scelto dalla mafia per uccidere i traditori, un posto che avrebbe ospitato anche i cadaveri di questi uomini. Le indagini gli permisero di comprendere che in atto vi fosse una vera e propria guerra tra bande mafiose.

Sangiorgi non poté contare su un appoggio politico importante e, così, il suo lavoro fu, di fatto, ridimensionato. Il procuratore generale di Palermo, ad esempio, optò per la scarcerazione del boss Antonino Giammona il quale poteva contare su una rete di contatti molto più potente di quella del questore stesso.

Il processo si tenne nel 1901 ma non portò agli esiti sperati. Il testimone su cui contava Ermanno Sangiorgi, il mafioso Francesco Siino, negò di aver parlato con il questore in merito ad un’organizzazione criminale. Altri testimoni fecero lo stesso e, così, il processo si concluse praticamente con un nulla di fatto. Nonostante ciò, la sua battaglia non era ancora conclusa. Infatti, egli aveva ricevuto l’incarico di continuare ad indagare su un uomo molto potente dal punto di vista politico ed imprenditoriale, un uomo ritenuto da sempre vicino alla mafia, ovvero don Raffaele Palizzolo. Se l’Italia avesse fornito un appoggio importante al questore forse la mafia sarebbe stata sconfitta dopo pochi anni dalla sua nascita. Purtroppo, non è stato così ma resta la grande battaglia di un uomo coraggioso che aveva già capito tutto della lungimiranza e della pericolosità delle mafie italiane.

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