Fratellanza di Favara: la mafia nella Sicilia occidentale

La Fratellanza di Favara: la mafia e lo zolfo, un connubio fortissimo

Le origini della mafia a Palermo e dintorni erano da ricercare nella presenza e nella gestione dei limoneti. L’origine della Fratellanza di Favara va individuata nell’industria dello zolfo. Favara, infatti, è un comune della provincia di Agrigento. Siamo nella parte occidentale della Sicilia, dunque ad una certa distanza dal capoluogo della regione Palermo. Nell’Ottocento, infatti, in questa vasta area della Sicilia lo zolfo era diventato per la popolazione un’importante fonte di sostentamento, una risorsa assolutamente da sfruttare. Laddove ci sono interessi economici di un certo rilievo è più probabile che la mafia metta radici. E’ un discorso che valeva in passato e che vale anche oggi ed è proprio quello che è accaduto a Favara.

La nascita dell’organizzazione

La storia della Fratellanza di Favara comincia nel 1883 quando un ferroviere si presenta alla polizia denunciando di aver ricevuto un invito, quasi una minaccia, ad entrare in un’organizzazione repubblicana segreta chiamata la Fratellanza. Al ferroviere era stato detto che questa società era dotata di speciali segni di riconoscimento. L’uomo subito aveva sentito “puzza” di criminalità organizzata.

Del resto, a Favara nelle settimane precedenti vi era stato un considerevole aumento di gravi episodi di violenza. Ci furono diversi omicidi. Si disse che le persone in questione facevano parte di organizzazioni criminali differenti. Si rischiò una vera e propria guerra fra bande ma questo pericolo fu scongiurato perché le due organizzazioni si resero conto che era molto più conveniente unirsi e mettersi insieme piuttosto che farsi la guerra. Fu così che ebbe origine la Fratellanza di Favara.

Il processo alla Fratellanza

In seguito al racconto del ferroviere cominciarono delle accurate indagini che portarono all’arresto di circa 200 persone. In alcuni casi furono trovati documenti relativi al rituale di iniziazione degli affiliati. Due anni dopo, nel 1885, ad Agrigento si tenne un processo contro la setta. Il processo si concluse con la condanna di molti fratelli e con l’Italia che finalmente cominciava a conquistare successi giudiziari di un certo prestigio nei confronti della mafia. Eppure, non fu fatto molto per scandagliare meglio il fenomeno e per debellarlo completamente.

Rituali di iniziazione

Il rito di iniziazione della Fratellanza di Favara era sostanzialmente identico a quello della mafia palermitana. Ciò significa che tra le due organizzazioni c’erano stati o c’erano ancora dei contatti. Probabile che quei contatti fossero stati avviati nelle carceri palermitane, vere e proprie scuole del crimine. I membri della fratellanza, circa 500, venivano spesso reclutati proprio nelle miniere di zolfo. Furono alcuni di questi membri a parlare della struttura dell’organizzazione.

La struttura della Fratellanza

Sembra che la Fratellanza di Favara fosse divisa in decine. Ogni decina poteva contare su un capo che era conosciuto soltanto ai suoi membri. Il resto della banda non conosceva il capo della decina, solo agli uomini più importanti dell’intera cosca era consentito conoscerne il comandante. La Fratellanza spingeva non poco sul fatto che gli affiliati imparassero a mettere al primo posto l’organizzazione e poi la loro famiglia. L’organizzazione aveva potuto, ovviamente, contare sulla protezione di personalità importanti del mondo istituzionale ed imprenditoriale.

L’errore che fecero coloro i quali indagarono sulla Fratellanza di Favara fu quello di ritenere questa setta legata a valori e modi di agire primitivi. Non era così. La mafia aveva già compreso quanto fosse importante entrare in pianta stabile nell’economia locale e non solo. Probabilmente, la mafia era già molto più in avanti rispetto all’Italia stessa.

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