Gestione rifiuti in Campania: vent’anni di emergenze e di clan

La gestione rifiuti rappresenta da ormai più di venti anni un grosso problema per lo sviluppo e l’immagine della Campania. Per anni la camorra e il malaffare hanno dominato anche in questo settore

Il cugino di Sandokan è stato il primo a rompere il silenzio in merito alla gestione rifiuti in Campania e ha confermato quanto fossero forti gli interessi del clan dei casalesi nel settore dei rifiuti. La camorra aveva compreso che la “munnezza è ricchezza” e che non si poteva lasciar perdere un affare del genere che avrebbe fatto guadagnare molti soldi e che avrebbe fatto l’interesse di tutti, tranne quello dei cittadini. I casalesi, dunque, vogliono entrare nella gestione dei rifiuti e guadagnare tanti soldi.

Del resto, la Campania negli anni ’90 è in piena emergenza rifiuti. Un’emergenza che comincia nel 1994 e che dura ancora oggi, sebbene sia stata dichiarata conclusa nel 2009. Nel 1997 viene presentato un piano  regolare per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani secondo il quale si sarebbero dovuti realizzare in Campania due termovalorizzatori e sette cdr. L’obiettivo è di favorire la raccolta differenziata ma i cittadini non vengono sensibilizzati sulla questione.

Nel 2000 viene indetto il bando per l’affidamento della gestione dei rifiuti ad un soggetto privato. L’appalto viene vinto dalla Fibe che rappresenta una sorta di trade union tra alcune imprese e che è guidata da Italimpianti. La gestione dei rifiuti parte male e comincia peggio. Da quell’appalto non viene fuori nulla di positivo, anzi negli anni successivi ci sarà un processo che vedrà come imputati, alla fine tutti assolti, Bassolino, alcuni suoi uomini e persone appartenenti a Fibe e a Impregilo (società che controlla l’Italimpianti).

In uno scenario così confuso la camorra trova terreno fertile e comincia ad allungare i suoi tentacoli. La Campania ha bisogno di discariche perché l’emergenza rifiuti non stenta ad andar via. Siti disponibili non ce ne sono. Bisogna individuare nuove discariche. Chi, se non la camorra, può contare su un numero importante di discariche o di terreni da trasformare in discariche? I clan hanno i terreni, si possono occupare con i loro mezzi sia del movimento terra che del trasporto dei rifiuti.

A Casal di Principe va in scena una vera e propria sfida, dai risvolti davvero agghiaccianti, tra due imprenditori molto vicini al settore e alla gestione dei rifiuti. Uno è Nicola Ferraro, ha fatto parte dell’Udeur nel consiglio regionale ed è da sempre ritenuto uno dei politici di riferimento del clan dei casalesi. Non a caso è stato condannato di concorso in associazione esterna e mafiosa sia in primo che in secondo grado. Gli altri sono Sergio e Michele Orsi che vantano buoni rapporti con il leader di Forza Italia nella provincia di Caserta e non solo Nicola Cosentino.

Ferraro è il titolare della società Ecocampania srl e agli albori del nuovo millennio è lui ad avere il controllo dei rifiuti nella provincia di Caserta, potendo contare anche sull’appoggio di Schiavone Sandokan. I casalesi, però, cambiano strategia e passano dalla parte dei fratelli Orsi e della società mista pubblico-privato Eco4. Anche Sergio e Michele Orsi hanno rapporti con il clan dei casalesi, in alcuni casi si tratta di veri e propri rapporti di parentela con boss, anche se alla lontana. L’unica differenza è che gli Orsi si occupano di edilizia, non di rifiuti. Ma la camorra e anche la politica spingono affinché gli Orsi prendano il possesso della gestione dei rifiuti. Gli Orsi vengono aiutati da un imprenditore che, al contrario, conosce alla perfezione il settore, ovvero Gaetano Vassallo. I fratelli Orsi possono contare sull’appoggio del clan Bidognetti che, grazie alla Eco4, ha la possibilità di entrare direttamente nell’affare e di non rimanere ai margini, accaparrandosi solo le briciole legate alle estorsioni.

La Eco4 è una società mista, il 51% appartiene al Consorzio di bacino Ce, il restante 49% alla Flora Ambiente di Sergio e Michele Orsi. Il bando che avrebbe dovuto pubblicare il Consorzio che si occupa dei rifiuti nella provincia di Caserta, grazie alla connivenza del presidente Giuseppe Valente e di Nicola Cosentino, doveva essere fatto in modo tale da favorire gli Orsi ed escludere Ferraro. Gaetano Vassallo, collaboratore di giustizia, ammette di essere stato il referente del clan dei casalesi e di aver fatto da tramite tra il clan Bidognetti e i fratelli Orsi. L’imprenditore esperto in rifiuti tira in ballo più volte Nicola Cosentino, ritenendolo, in realtà. il vero capo della società Eco4 e che un ruolo importante era svolto anche dall’onorevole Mario Landolfi. Vassallo dice di aver visto con i propri occhi gli Orsi consegnare una somma di danaro a Cosentino. I due fratelli ogni mese versavano una tangente al clan dei casalesi.

Il bando, come da accordi, viene vinto dalla Eco4 la quale si occupa della fase di raccolta e trasporto, mentre Fibe è responsabile dello smaltimento. La Eco4 conta sull’appoggio del clan Bidognetti e può, dunque, controllare diversi comuni della provincia di Caserta dove il clan da sempre ne controlla i territori. L’obiettivo della società è, inoltre, quello di occuparsi della gestione del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa. Il problema è che in questo territorio domina Francesco Schiavone detto Cicciariello, dunque non il clan Bidognetti. Per questo motivo Gaetano Vassallo viene costretto ad uscire dalla società Eco4. Un intrigo che le ultime indagini hanno cercato di svelare anche se la sensazione è che di queste vicende non si sappia ancora tutto. Resta forte il sospetto che nell’ombra la massoneria ed i servizi deviati abbiano svolto un ruolo importante in questa vicenda. Mancano, però, le prove.

Ciò che si può dare per certo è che tutti hanno perso qualcosa in questi vent’anni di emergenza rifiuti, che la camorra si sia arricchita e che i cittadini siano stati danneggiati oltremodo. La camorra è responsabile di tutto questo scempio, di questo non c’è dubbio. Lo Stato, però, lo è di più per ciò che ha fatto e che non ha fatto, per il modo in cui è intervenuto e per l’immobilismo che da sempre caratterizza questo paese quando si tratta di investire al Sud.

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