Giancarlo Siani: la camorra attacca l’informazione

Quello di Giancarlo Siani è un omicidio che in Campania fa scalpore: è la prima volta che la camorra uccide un giornalista

Giancarlo Siani è stato un giornalista pubblicista napoletano ucciso dalla camorra nella metà degli anni ’80. La malavita organizzata della provincia di Napoli lo volle uccidere, semplicemente perché sapeva fare bene il suo mestiere e perché aveva compreso le dinamiche di camorra di quegli anni turbolenti per i clan usciti vincenti nella guerra contro Cutolo.

Giancarlo Siani era nato a Napoli nel 1959. Aveva una grande passione per il giornalismo, passione che lo aveva portato a intraprendere collaborazioni con alcune testate della provincia, in particolare aveva lavorato come corrispondente in quel di Torre Annunziata. Dopo aver ottenuto il tesserino da giornalista pubblicista, Giancarlo Siani ambiva a diventare professionista e ad entrare in pianta stabile nella redazione del giornale più famoso della Campania, Il Mattino.

Il 23 settembre del 1985 Giancarlo Siani stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro in redazione. Viveva al Vomero, in piazza Leonardo, insieme ai suoi genitori. Era nella sua auto, alla ricerca di un parcheggio, quando due killer, che da tempo attendevano il suo ritorno, gli si avvicinarono e gli spararono senza dargli nemmeno il tempo di reagire.

Le indagini si rivelarono sin da subito non facili. Subito si pensò ad un coinvolgimento del clan Gionta di Torre Annunziata e del clan Nuvoletta ma dimostrarlo non era semplice. L’istruttoria si chiuse nel 1988. Le prove non c’erano, gli otto imputati se la cavarono.

La famiglia di Giancarlo Siani, intanto, fondò l’associazione Siani e continuò a sperare che un giorno sarebbe arrivata la verità, convinta del coinvolgimento della camorra di provincia piuttosto che di quella cittadina, nonostante il delitto si fosse consumato a Napoli.

La svolta arrivò nel 1993, grazie alle dichiarazioni del pentito Salvatore Migliorino, ritenuto affiliato al clan Gionta di Torre Annunziata. Migliorino confermò i legami del clan Gionta con i Nuvoletta e, di conseguenza, con la mafia siciliana. Il clan Gionta si occupava soprattutto del traffico di stupefacenti e fu proprio questo clan, secondo le dichiarazioni di Migliorino, a prendere la decisione di uccidere Giancarlo Siani. Migliorino fece anche i nomi dei due presunti killer del coraggioso giornalista: Ciro Cappuccio e Ferdinando Cataldo.

Il movente sembra legato ad un’inchiesta giornalistica alla quale stava lavorando Giancarlo Siani da diversi anni, un’inchiesta legata soprattutto ai lavori di ricostruzione del post terremoto nella zona di Torre Annunziata e di Castellammare di Stabia e che avrebbe coinvolto anche esponenti politici importanti nonché imprenditori e camorristi.

Sul finire del 1985 arrivò l’ordinanza cautelare per Valentino Gionta, Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante, ritenuti mandanti dell’omicidio di Giancarlo Siani. Gli esecutori furono, invece, Ciro Cappuccio e Armando Del Core mentre anche altre persone risultarono coinvolte nell’organizzazione del delitto. Le tre sentenze, primo grado, Appello e Cassazione, si protrassero tra il 1996 ed il 2001 e riuscirono ad accertare la verità sull’omicidio Siani.

Al di là dell’inchiesta di Giancarlo Siani, il movente del delitto sembrò giungere da un articolo scritto dal giornalista partenopeo alcuni mesi prima del suo omicidio. In quest’articolo, che parlava dell’arresto di Valentino Gionta, Siani ipotizzava che la soffiata fosse arrivata dai Nuvoletta i quali, per chiudere la guerra contro Antonio Bardellino, avevano preferito pagare questo prezzo.

In realtà, quest’articolo suscitò le ire del clan Nuvoletta che non accettò quelle illazioni e che si attivò sin da subito per procedere all’eliminazione del giornalista. Una decisione che fu presa, dunque, soprattutto dai Nuvoletta. Per loro, infatti, la questione Siani era diventata qualcosa di personale e andava risolta con un segnale chiaro e netto.

Il delitto di Giancarlo Siani rappresentò certamente una novità dal punto di vista della criminalità organizzata campana. Infatti, mai la camorra fino a quel momento aveva ammazzato un giornalista. Fatti del genere erano accaduti soltanto in Sicilia.

Quello di Giancarlo Siani è ancora oggi il ricordo di un giornalista che voleva soltanto rivelare la verità e che amava profondamente un lavoro così difficile, per il quale spesso occorrono raccomandazioni e buone conoscenze. Diversi film e alcuni libri hanno testimoniato l’impegno professionale e sociale di Giancarlo che è ormai un simbolo, un eroe nella lotta e nel contrasto alla criminalità organizzata. Un esempio importante, soprattutto per i giovani e per chi si affaccia per la prima volta al difficile e complicato mondo del giornalismo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *