Giovanni Spampinato: storia di un cronista coraggioso

Giovanni Spampinato: un giornalista onesto ucciso in un’area della Sicilia ritenuta, a torto, avulsa dall’infiltrazione mafiosa

La storia di Giovanni Spampinato si inserisce in un contesto diverso rispetto a quello abituale. Parliamo, infatti, di Ragusa, una provincia spesso lontana dai riflettori ma non per questo immune dal cancro e dalla pressione della mafia. Nell’immaginario collettivo, quando si parla di Cosa Nostra si pensa subito alla città di Palermo e alla sua provincia. Si finisce, però, per ignorare altre realtà nelle quali la mafia è tutt’altro che assente. Del resto, bisogna considerare che la mafia è sempre presente laddove ci sono interessi economici da salvaguardare e da portare avanti.

Ragusa dopo la seconda guerra mondiale

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, Ragusa è una città rilevante sotto l’aspetto economico perché può contare su tanti giacimenti di petrolio. Di conseguenza, crescono gli interessi attorno ad essa da parte di tutta la Sicilia. Giovanni Spampinato nasce nel 1946, dunque proprio nell’immediato dopoguerra. Sin da piccolo mostra passione per il mondo del giornalismo. Egli è interessato a comprendere i cambiamenti economici e non solo in atto in tutto il paese e anche a Ragusa. Diventa il corrispondente proprio da Ragusa del noto quotidiano L’Ora. E’ uno dei pochi giornali che, all’epoca, cerca di spingersi oltre e di raccontare gli scenari loschi e spesso poco chiari della mafia. Non a caso, Cosa Nostra ha combattuto aspramente il giornale e i suoi migliori cronisti, tra i quali ricordiamo anche Mauro De Mauro.

Un giornalista così attento come Giovanni Spampinato non può fare a meno di notare i problemi che attanagliano la sua città. Oltre agli interessi mafiosi, Ragusa diventa negli anni sessanta un punto di riferimento per i movimenti eversivi di destra e un luogo strategico per il traffico d’armi e di sostanze stupefacenti. Spampinato non nasconde le sue idee politiche. E’ un uomo di sinistra e, in quanto tale, vive con entusiasmo le novità dei movimenti giovanili, un entusiasmo che verrà scemando dopo gli eventi del 1968.

La collaborazione con L’Ora

La collaborazione con L’Ora comincia nel 1969. Il giornale a Ragusa non era molto letto in quanto, essendo stampato nel pieno del giorno a Palermo, giungeva nella sua città solo in serata. Di conseguenza, il quotidiano veniva acquistato da quei pochi che apprezzavano il modo in cui i giornalisti, senza alcun timore, affrontavano inchieste anche particolarmente delicate. Giovanni Spampinato si rende conto che in Italia negli anni ’60 erano accaduti troppi fatti strani, episodi apparentemente scollegati tra loro. Lui, invece, cerca di dimostrare con le sue inchieste che non è così. Alcuni episodi di cronaca che si verificano in quegli anni nel territorio di Ragusa o nei comuni limitrofi vengono da lui visti come facenti parte di un disegno più grande che coinvolgeva non solo la Sicilia ma l’intera nazione.

Le inchieste sugli intrecci tra mafia, politica e mondo eversivo di destra

Il giornalista ragusano si occupa di neofascismo. Rivela che in Sicilia già da un po’ di tempo è stato dato vita al contrabbando di sigarette e al traffico di armi. Le navi giungono dalla Grecia. Spampinato si convince che tra i contrabbandieri figurano uomini di estrema destra. Tra la fine del 1970 e l’inizio del 1971 egli ha raccolto tante informazioni sugli intrecci che collegano la politica, la mafia, gli affari e il mondo eversivo in quella che veniva da tutti considerata una città tranquilla come Ragusa. Alcuni giovani neofascisti in quel periodo si interessano di ricerche e reperti archeologici ma Giovanni è convinto che quella sia solo una messa in scena per la copertura di affari molto più loschi e illegali.

La morte di Angelo Tumino

La vita di Giovanni Spampinato cambia quando si ritrova ad indagare sull’omicidio di Angelo Tumino. Angelo è un uomo molto attraente. Nel 1961 fa la comparsa nel film “Il divorzio all’italiana” divenendo una persona molto nota nell’ambiente ragusano. Tumino svolge negli anni a venire la carica di consigliere comunale per il Movimento Sociale Italiano. Di mestiere fa l’ingegnere anche se si occupa principalmente del commercio di materiale d’antiquariato e archeologico. Non tutti, però, la pensano così. C’è chi sostiene che Tumino si muova continuamente tra legalità ed illegalità, proprio per via del commercio di materiali d’antiquariato che nasconderebbero affari non in regola con la legge.

Il coinvolgimento di Roberto Campria

Quando Tumino viene ucciso, ovvero nel febbraio del 1972, le indagini cominciano con l’approfondimento delle relazioni sociali intrattenute dall’ingegnere. A soli tre giorni dal delitto Giovanni Spampinato scopre che il possibile omicida sia collegato in maniera diretta con il palazzo di giustizia di Ragusa. Viene a sapere che subito dopo il ritrovamento del cadavere il sostituto procuratore ha interrogato un amico dell’ingegnere che è il figlio di un importantissimo magistrato di Ragusa. I sospetti ricadono, dunque, su Roberto Campria, per l’appunto il figlio del presidente del tribunale ragusano. In realtà, ancora oggi, a distanza di più di quarant’anni, non si conosce l’esecutore del delitto, né il movente. Campria e Tumino, comunque, erano molto amici, si frequentavano spesso, probabilmente per motivi d’affari.

Campria si difende

Giovanni Spampinato cerca di raccogliere informazioni e avverte la sensazione che l’omicidio non sia stato commesso dalla mafia ma sia collegabile agli ambienti della destra, in particolare a qualcuno di grande spessore. In pochi, però, danno retta a Giovanni. Il giornalista viene praticamente lasciato solo ma egli continua ad andare avanti. Spampinato scrive che, dopo il delitto di Tumino, Campria si sarebbe diretto a casa della vittima per rovistare nelle sue cose. Avviene anche un incontro tra il cronista e il figlio del presidente del tribunale. I due si incontrano davanti al bar Mediterraneo di Ragusa, in pieno centro. Il cronista gli dice la sua sul delitto Tumino, rivelando che probabilmente l’ingegnere era stato ucciso perché coinvolto in qualcosa di troppo grosso. Campria organizza anche una conferenza stampa nella quale cerca di dare delle spiegazioni in merito al delitto Tumino e dichiara di essere pronto ad aiutare la magistratura a trovare il vero assassino.

La morte di Giovanni Spampinato

Il cronista, però, non è per nulla convinto delle dichiarazioni di Campria. I due si incontrano altre volte. Campria cerca di convincere Spampinato a scrivere sul giornale che era stato coinvolto in questa vicenda solo ed esclusivamente per fare in modo che venisse incastrato suo padre. Giovanni chiede a Campria di lasciare una dichiarazione scritta ma quest’ultimo non è convinto. I due si incontrano per l’ultima volta il 27 ottobre 1972. E’ un giorno fatale per il destino di Giovanni Spampinato. In seguito ad un’accesa discussione tra i due, Campria uccide il giornalista a colpi di pistola per poi costituirsi. Se lo Stato avesse preso subito provvedimenti nei confronti di Campria, senza guardare al fatto che fosse il figlio del presidente dl tribunale di Ragusa, probabilmente il povero Giovanni Spampinato si sarebbe salvato.

 

 

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