Giuseppe Salvatore Riina a “Porta a Porta”: è caos

Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totò, ha concesso un’intervista a Porta a Porta in seguito alla pubblicazione del suo libro: in molti si sono lamentati per la comparsa in tv di un boss mafioso

E’ stato giusto o sbagliato intervistare Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss Totò? Porta a Porta e la Rai hanno pensato che, nel’ambito di una corretta informazione e delle possibilità di dare voce a tutti, ospitare in tv il figlio di un mafioso, anch’egli condannato per mafia, fosse cosa giusta.

Dal punto di vista giornalistico, un’azione del genere si può anche accettare. Quando il discorso si sposta sul lato etico, ovvero sugli insegnamenti che dovrebbe dare la televisione di Stato che, lo ricordiamo, è nata per educare il popolo, allora il discorso cambia. Sì, perché dare voce a Giuseppe Salvatore Riina il quale ha appena scritto un libro in cui ripercorre le vicende della sua famiglia, può essere pericoloso se quest’ultimo usa il mezzo televisivo solo per continuare a difendere la sua immagine e per non rinnegare quel mondo di cui, come abbiamo visto, anch’egli ha fatto parte.

Sul web e non solo in molti si sono indignati sia prima che dopo la trasmissione. C’è chi ha preferito non guardare, scelta assolutamente comprensibile. C’è, però, anche chi ha preferito prima ascoltare l’intervista di Bruno Vespa a Giuseppe Salvatore Riina e poi esprimere un giudizio. E’ quello che vogliamo fare anche noi.

Ecco, a grandi linee, quanto dichiarato di Riina nel corso dell’intervista: “La nostra vita è stata abbastanza tranquilla. Noi figli non ci siamo mai chiesti perché non andavamo a scuola. Fino a quando, purtroppo, è arrivato l’arresto di mio padre tutto è andato avanti normalmente. Abbiamo vissuto in maniera completamente diversa dagli altri la nostra infanzia, ma è stata un’esperienza, comunque, piacevole, nel senso che nella sua complessità noi vivevamo quella situazione come un gioco. Non abbiamo mai vissuto nel lusso. Siamo sempre stati molto modesti. Mio padre tanti anni fa mi diceva che sarei stato il bastone della sua vecchiaia, ma non nel senso che tutti potrebbero intendere. Lo diceva per farmi capire che avrei dovuto stargli vicino quando sarebbe diventato più anziano”.

Riina parla anche del 23 maggio 1992, giorno dell’attentato di Capaci, e del 19 luglio, giorno dell’attentato di via D’Amelio: “Tornai a casa e vidi mio padre davanti alla televisione. Non ho mai avuto il sospetto che fosse coinvolto in quella strage. Non c’interessava leggere sui giornali le accuse che, ogni volta che accadeva qualcosa, venivano mosse nei confronti di mio padre. Qualsiasi cosa dica su Falcone e Borsellino sarebbe strumentalizzata. Ho sempre rispetto per i morti, per tutti”.

Vespa gli chiede cosa sia la mafia e cosa sia lo stato: “Non me lo sono mai chiesto, non ho una risposta precisa. Oggi, la mafia può essere tutto e nulla. Ho sempre rispettato lo stato, anche se non sempre ho condiviso determinate leggi o sentenze. Non posso considerare l’arresto di mio padre come una vittoria dello Stato, perché quell’evento mi ha, comunque, tolto mio padre. Amo mio padre indipendentemente da tutto ciò che gli viene contestato. I miei familiari mi hanno trasmesso il bene, il rispetto e altri valori. Per me è questo quello che conta. Non spetta a me giudicare le azioni di mio padre, non devo essere io a dire che mio padre ha sbagliato”.

Sul discorso dei pentiti: “Solo in Italia succede che una persona accusi se stesso e altre persone di centinaia di omicidi e non faccia nemmeno un giorno di carcere. Non si accusano le persone solo per tornaconto”.

Insomma, da questa intervista non emerge nulla di nuovo e per questo è da considerare di scarso valore e utilità. Non aggiunge nulla a ciò che già si sapeva da tempo. Chiunque potrà, ovviamente, scegliere se acquistare oppure no il libro del figlio di Salvatore Riina. Intanto, è importante prendere atto della scelta di alcune librerie che non hanno dato la disponibilità alla prenotazione, né alla vendita del libro.

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