Giuseppe Setola: il volto violento e crudele del clan dei Casalesi

Giuseppe Setola, boss spietato e violento che nel 2008 ha compiuto tanti omicidi. Suo obiettivo era punire i collaboratori di giustizia

Giuseppe Setola è stato uno dei più spietati e sanguinosi killer del clan dei Casalesi. Considerato da sempre molto vicino a Francesco Bidognetti, dopo essere rimasto nell’ombra per tanti anni, Setola nel 2008 diventa il grande protagonista di un’ondata di violenza che da tempo non si vedeva nella criminalità organizzata. Vittima delle ire di Giuseppe Setola sono i collaboratori di giustizia che stanno minando le certezze dell’organizzazione criminale e stanno rivelando molti segreti del clan.

Il falso cieco

Nel gennaio del 2008 Giuseppe Setola è ancora in carcere ma, tramite una perizia che poi si rivelerà falsa, la sua condizione medica viene ritenuta incompatibile con il carcere per via di una patologia agli occhi. Questa perizia rivela che il boss è quasi cieco in un occhio e che ha problemi anche con l’occhio rimanente. Setola finisce ai domiciliari, è quello che decide la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, tenendo forse non in grande considerazione il fatto che si trattasse di un uomo condannato all’ergastolo.

La fuga e la strategia omicida

Per sottoporsi alle cure, Setola viene trasferito a Pavia ma da lì evade e fa ritorno a Casal di Principe, suo paese d’origine. E’ un momento delicato per il clan dei Casalesi. Il processo Spartacus si sta rivelando devastante per l’organizzazione, con i boss più importanti in carcere e con Michele Zagaria e Antonio Iovine, in latitanza, costretti ad agire nell’ombra. Giuseppe Setola decide che tocca a lui assumere il controllo del clan. Insieme a lui agiscono alcuni sicari che decidono di seguirlo.

Giuseppe Setola, come anticipato in precedenza, ce l’ha soprattutto con i pentiti ma anche con gli imprenditori che non vogliono pagare il pizzo. La sua strategia del terrore, secondo quanto dice Setola ai suoi uomini, è condivisa anche da Francesco Bidognetti. Il primo omicidio avviene nel maggio del 2008. Setola e i suoi uomini uccidono Umberto Bidognetti, padre di Domenico Bidognetti. Quest’ultimo è un collaboratore di giustizia e per questo viene punito da Giuseppe Setola.

Dopo due settimane la furia di quello che verrà soprannominato ‘o cecato si abbatte su Domenico Noviello. Si tratta di un uomo che non ha alcun legame con la camorra, la sua colpa è proprio quella di aver denunciato il pizzo circa sette anni prima.

Passano altre due settimane e Giuseppe Setola prova a vendicarsi di Anna Carrino, moglie di Francesco Bidognetti che da poco era passata dalla parte dello Stato. Setola, con l’aiuto del figlio di Bidognetti e della Carrino Gianluca, prova ad uccidere Maria Carrino, sorella di Anna, e la figlia Francesca. Maria Carrino resterà illesa, gravemente ferita Francesca che, però, per fortuna riesce a salvarsi dopo un delicato intervento chirurgico. Le due riconosceranno Giuseppe Setola tra gli uomini facenti parte del commando.

Il 1 giugno 2008 a Casal di Principe viene ucciso Michele Orsi. Si tratta di un omicidio di un certo peso, se si considera che Orsi è un imprenditore che si occupa di rifiuti e che è coinvolto in un’inchiesta relativa alla società mista Eco4 che vedrà coinvolto anche Nicola Cosentino. Orsi stava cominciando a raccontare del legame tra camorra, imprenditoria e politica sul traffico dei rifiuti. Per il clan dei Casalesi va eliminato.

Per circa un mese Giuseppe Setola non spara. Diventa, intanto, sempre più evidente la realtà di questa folle strategia criminale, diversa dal passato. Non ci sono clan in rivolta, è il clan che combatte contro il suo stesso territorio e che cerca di reagire con la violenza ad un periodo difficile.  L’11 luglio del 2008 nei pressi di Castel Volturno viene ucciso un altro imprenditore. Si tratta di Raffaele Granata che qualche giorno prima del delitto aveva sbeffeggiato il clan che si era recato nel suo lido per chiedere il pizzo.

Da agosto del 2008 in poi cambiano le vittime di Giuseppe Setola. Stavolta non solo imprenditori, né parenti dei collaboratori di giustizia. Per il boss ora tocca agli stranieri. Ad agosto vengono uccisi prima due albanesi e poi vengono feriti cinque immigrati vicini a Teddy Egonmwan, presidente dell’associazione nigeriana della Campania. Un altro albanese cade sotto i colpi di Setola mentre a Trentola Ducenta viene ucciso un altro imprenditore, ovvero Antonio Ciardullo, insieme al suo collaboratore Ernesto Fabozzi.

La strage di Castel Volturno

Il 18 settembre 2008 la furia di Giuseppe Setola raggiunge il culmine. Viene prima ucciso Antonio Celiento in quel di Baia Verde. Sembra sia stato ammazzato perché sospettato di essere un informatore degli inquirenti. Il peggio, purtroppo, deve ancora venire. Giuseppe Setola non è sazio e decide, la sera stessa del 18 settembre, nei pressi di una sartoria che si trova sulla Statale Domiziana, di compiere una vera e proprio strage che passerà alla storia come la strage di Castel Volturno. Il commando di Setola comincia a sparare all’impazzata nei pressi della sartoria gestita da alcuni cittadini ghanesi. Sei di loro perderanno la vita, altri uomini resteranno feriti. Difficile comprendere il motivo della strage di Castel Volturno. C’è chi ipotizza il traffico di droga, chi il racket, chi il controllo della prostituzione.

La strage di Castel Volturno è il segnale che ciò che sta accadendo in Campania non può più essere tollerato. In provincia di Caserta lo Stato invia l’esercito, con circa 1500 uomini chiamati a presidiare il territorio e a mettere alle strette Giuseppe Setola e i suoi uomini.

Ad otto giorni di distanza dalla strage di Castevolturno, il 26 settembre, due agenti inviati a Caserta per dare la caccia al boss, nei pressi della strada che collega Nola a Villa Literno, sono costretti ad inseguire un’auto che non si ferma all’alt. L’inseguimento ha un epilogo davvero tragico. La volante degli agenti cade dal cavalcavia nei pressi della stazione di Albanova e precipita su un campo non coltivato. Per Francesco Alighieri e Gabriele Rossi non c’è nulla da fare mentre riesce a salvarsi Davide Fischetti. Non è mai stato accertato ma resta il sospetto che il posto di blocco sia stato forzato per coprire qualche latitante o, comunque, per non compromettere gli interessi del clan dei casalesi.

Spartacus III

Lo Stato comincia a reagire a quell’incredibile ondata di violenza e il 30 settembre del 2008 parte l’operazione Spartacus III che porta in carcere più di 100 uomini del clan dei Casalesi. Sempre quella notte gli agenti arrestano Oreste Spagnuolo, uno dei killer dell’organizzazione che dopo pochi giorni comincerà a collaborare con la giustizia, ma anche Giovanni Letizia e Alessandro Cirillo, altri uomini che in quel periodo partecipano agli omicidi orchestrati da Giuseppe Setola. Nel loro covo vengono trovate anche le armi utilizzate da Setola e dai tre killer per i vari omicidi di quel periodo e per la strage di Castevolturno.

Giuseppe Setola: fine della fuga

Le dichiarazioni di Oreste Spagnuolo e di un altro pentito importante, vale a dire Emilio Di Caterino, consentirono allo Stato di fare terra bruciata intorno a Setola e di avvicinarsi alla cattura del boss latitante che, intanto, andava avanti e continuava ad ammazzare. Lorenzo Riccio e Stanislao Cantelli sono altre vittime della furia omicida di Giuseppe Setola che non sembra placarsi. Nel gennaio del 2009 gli inquirenti scoprono il covo di Setola in quel di Trentola Dugenta. Il boss riesce a scappare utilizzando un cunicolo fognario poco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine ma ormai ha le ore contate. Il 14 gennaio 2009 finisce, nei pressi di Mignano Monte Lungo, la fuga di Giuseppe Setola. Aveva chiesto aiuto ad alcuni cugini di Mario Iovine, altro boss latitante.

Nel 2014 Giuseppe Setola comincerà a parlare e a raccontare ai giudici quella folle stagione di delitti. Ha chiesto anche scusa ad alcuni dei parenti delle sue vittime, chissà se basterà. Ingiustamente gli era stata data una nuova chance e lui ha ripagato seminando solo morte e terrore, senza comunque tralasciare le responsabilità di chi ha condotto quelle perizie e ha fatto diventare cieco un uomo che, a dire dello stesso Setola ma lo confermano, purtroppo, i tanti omicidi, ci vedeva benissimo.

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