Grande Aracri: nuovo blitz contro la cosca crotonese

La Dda di Catanzaro ha ordinato l’arresto di 16 persone sospettate di far parte della cosca del Grande Aracri

Nuova blitz ai danni della ‘Ndrangheta crotonese. La Direzione Distrettuale Antimafia ha disposto l’arresto di 16 persone che, secondo gli investigatori, farebbero parte della cosca del Grande Aracri. La ‘ndrina opera soprattutto nel territorio di Cutro ma nel corso degli anni ha esteso il proprio dominio anche in diverse città del Nord Italia. L’operazione è scattata nelle ultime ore ed è stata portata a termine dai carabinieri del comando provinciale di Crotone.

I dettagli dell’operazione

La Dda di Catanzaro ha effettuato un’indagine lunga ed accurata sulle attività della cosca. In particolare, è stato posto sotto la lente dell’ingrandimento l’omicidio del boss crotonese Antonio Dragone, ucciso più di dieci anni fa proprio a Cutro. Dieci delle sedici persone arrestate si trovano già in carcere. L’operazione, denominata “Kyterion II“, ha consentito di approfondire ulteriormente le vicende legate a questa ‘ndrina, ritenuta molto potente e pericolosa, a tal punto da aver allargato il proprio raggio d’azione sia nelle altre province della Calabria che nell’Italia settentrionale.  Tra gli arrestati figurano Nicolino Grande Aracri, già dietro le sbarre, e suo fratello Antonio. Quest’ultimo è stato rinchiuso nel carcere di Catanzaro.

Arrestato anche un avvocato

A finire nel mirino della Dda anche un avvocato che è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, il legale avrebbe svolto un ruolo attivo nella cosca e avrebbe tentato di condizionare le decisioni della Corte Suprema, con l’obiettivo di approdare a sentenze favorevoli per la ‘ndrina di Cutro.

Le origini della ‘ndrina Grande Aracri

La ‘ndrina Grande Aracri sarebbe nata negli anni ’90. Sin dalla nascita della cosca emersero dei contrasti con un’altra ‘ndrina, ovvero quella dei Dragone. L’omicidio del boss Antonio Dragone, avvenuto nel 2004, rientra proprio in questa faida. La cosca Dragone aveva trovato un alleato nella cosca Arena mentre quella dei Grande Aracri covava buoni rapporti con la ‘ndrina Nicoscia.

Le operazioni Aemilia e Kyterion

Già lo scorso anno la Dda aveva inferto grossi colpi ai danni della cosca Grande Aracri grazie all’operazione Aemilia. Un’operazione veramente importante perché ha permesso di conoscere a fondo questa cosca e il modo in cui essa ha allargato il proprio raggio d’azione in gran parte della penisola. Il nome “Aemilia” deriva proprio dal fatto che la cosca ormai da diversi decenni ha esteso la propria influenza in particolare nell’Emilia Romagna. Non solo, la cosca si è allargata a tal punto da acquisire un potere importante anche in Lombardia, in particolare nelle province di Cremona e Mantova.

L’operazione Aemilia ha accertato che sin dal 1983 la ‘ndrangheta si era insediata a Reggio Emilia. Fu quello, infatti, l’anno in cui il boss Antonio Dragone giunse nella città emiliana in soggiorno obbligato. Eppure, per tanti anni la ‘ndrangheta ha operato in maniera quasi invisibile in questa città. Già nel 2001 la Dda di Bologna aveva confermato la presenza di una cellula mafiosa collegata a quella di Cutro ma operante principalmente in Emilia. Antonio Dragone, durante il soggiorno obbligato, si rese subito conto delle possibilità che offriva la città emiliana. Quando suo figlio uscì dal carcere cominciarono i contrasti con gli esponenti della famiglia Grande Aracri. Durante la detenzione di Antonio Dragone, il boss Nicolino Grande Aracri rafforzò il suo potere cercando di prendere il posto di quello che una volta era il suo capo. Iniziò a gestire in prima persona diversi affari importanti. Dal carcere Dragone ordinò a suo figlio Raffaele di uccidere Nicolino ma non se ne fece nulla. Era, comunque, il segnale che i Dragone si erano resi conto che il potere dei Grande Aracri era in forte crescita.

Alla fine degli anni Novanta la faida tra le due cosche assunse contorni sempre più violenti. Mentre Antonio Dragone era in carcere, suo figlio Raffaele venne ucciso. Nel 2003 suo padre uscì dal carcere con l’obiettivo di vendicarsi ma ormai i Grande Aracri erano diventati troppo potenti. L’anno dopo, anche Dragone padre muore sotto i colpi della ‘ndrangheta di Cutro.

Nicolino Grande Aracri è l’esempio perfetto del boss che continua a controllare il territorio d’origine, ovvero quello calabrese, ma che ha compreso che i soldi si fanno altrove perché la Calabria rimane, comunque, una terra piuttosto povera.

Insieme all’operazione Aemilia nel gennaio 2015 è scattata anche l’operazione Kyterion. Quest’ultima operazione ha consentito di approfondire le relazioni che la ‘ndrina Grande Aracri aveva intrattenuto con la massoneria. Nelle due operazioni, comunque, vengono coinvolti una giornalista settantenne, un consigliere di Forza Italia e il padre dell’ex calciatore campione del mondo con l’Italia Vincenzo Iaquinta.

In ogni caso, gli arresti della scorsa notte e le indagini degli ultimi anni hanno accertato quanto forte sia il potere che esercita la ‘Ndrangheta al Nord. Legami con imprenditori, politici ed esponenti del mondo dell’informazione sono la conferma di una mafia che non solo vuole arricchirsi ma che vuole controllare tutto, tentando addirittura di manipolare l’agenda mediatica e le decisioni di voto.

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