Joe Bananas: l’eroina, la commissione e il meeting al Grand Hotel et des Palmes

Nel 1957 la visita di Joe Bananas a Palermo segna una svolta epocale nella storia della mafia: mafiosi siciliani e americani si incontrano al Grand Hotel et del Palmes dove si discuterà del traffico di eroina e non solo

Joe Bananas, alias Joseph Bonanno, è stato un importantissimo boss della mafia newyorkese. Basti considerare che il suo regno in seno all’organizzazione criminale è stato il più lungo tra le cinque famiglie di New York. In questo articolo non ci preme sottolineare le gesta criminali di Bonanno, quanto piuttosto il suo legame con la mafia siciliana e un episodio che si è rivelato molto significativo per la storia di Cosa Nostra, sia italiana che americana.

Joe Bananas: le origini e la partenza per gli Stati Uniti

Giuseppe Bonanno era nato a Castellammare del Golfo nel 1905. Nel periodo mussoliniano avevo lasciato la Sicilia e l’Italia di Mussolini e del fascismo, scegliendo di emigrare negli Stati Uniti. Combatté al fianco di Salvatore Maranzano la guerra contro Joe Masseria e nel 1931 divenne il capo del clan Bonanno, clan che avrebbe guidato per più di trent’anni.

I perché della sua visita a Palermo

Nel 1983 sarebbe uscito un libro di Joe Bananas, dal titolo “A man of honor“. Nel libro Bonanno racconta la sua vita e cerca di giustificare le sue azioni criminali. Uno degli aspetti più interessanti, però, è il riferimento ad un singolare episodio, avvenuto nel 1957. Bananas, infatti, racconta di essersi recato in Sicilia per fare una vacanza. In realtà, la sua visita era dettata dall’esigenza di incontrare i capi siciliani e discutere di affari. Bonanno avrebbe proposto ai mafiosi siciliani di creare una commissione, proprio come era stato fatto a New York dopo la guerra castellammarese. Inoltre, bisognava vagliare l’ipotesi di un possibile inserimento di Cosa Nostra Siciliana nel business dell’eroina.

Sulla presunta vacanza in Sicilia di Joseph Bonanno in tanti si sono espressi nel corso degli anni. Ad esempio, il futuro pentito Tommaso Buscetta racconta di aver incontrato Joe Bananas al ristorante Spanò anche se non ammette che il tema del meeting fosse la droga. Anche Bonanno negherà di aver fatto affari con la droga.

Gli Stati Uniti si accorgono del business della droga

Per capire fino in fondo il significato della visita siciliana di Joe Bananas bisogna contestualizzare i fatti in un periodo storico ben preciso. Nei primi anni cinquanta del Novecento negli Stati Uniti c’era stato molto clamore mediatico attorno alle udienze del comitato Kefauver il quale aveva lanciato l’allarme sul traffico di stupefacenti e sugli interessi della criminalità organizzata. Negli anni successivi, proprio in seguito a queste udienze, erano state inasprite le pene per reati connessi alle sostanze stupefacenti e diversi uomini del clan di Joe Bananas finirono in manette. La mafia americana fu costretta ad un dietro-front di facciata: Bonanno e company dissero di non interessarsi al traffico di droga ma era una bugia perché per la criminalità si trattava di un affare troppo importante da lasciarselo sfuggire.

Del resto, è proprio la visita di Joe Bananas in Sicilia a confermare che il suo clan era tutt’altro che estraneo alla droga. Il boss aveva bisogno di uomini di fiducia con i quali interloquire e di una nuova base per lo smaltimento degli stupefacenti. In Italia a quei tempo lo Stato non era allarmato dal problema della droga e, dunque, l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno era molto debole. La mafia siciliana non avrebbe avuto problemi a partecipare al business, del resto i mafiosi si erano occupati già in passato del contrabbando di sigarette e avevano uomini e mezzi per ritirare e trasportare l’eroina nelle varie rotte del Mediterraneo.

Gli incontri al Grand Hotel et des Palmes di Palermo

Joe Bananas, nei giorni della sua permanenza in Sicilia, alloggiò al Grand Hotel et des Palmes di Palermo. Sembra che fu proprio questo lussuoso hotel a fare da cornice ad una lunga serie di incontri che si protrassero per diversi giorni tra mafiosi italo-americani e siciliani. Tra i siciliani c’era Giuseppe Genco Russo, il boss di Musumeci che aveva preso il posto di don Calò Vizzini, ma anche i cugini Greco e Cesare Manzella. Emerse subito l’idea che il business della droga avrebbe creato forti rivalità tra le varie famiglie. Fu per questo motivo che si pensò alla creazione di una Commissione. Buscetta si assunse il compito di trasformare l’idea della commissione suggerita da Bonanno in una realtà e, per portare a termine questo compito, si fece aiutare da altri uomini d’onore che avrebbero svolto un ruolo importante all’interno di Cosa Nostra: Tano Badalamenti e Salvatore Greco detto Cicchiteddu.

La nascita della commissione provinciale della mafia

La Commissione doveva essere di tipo provinciale, nel senso che ogni provincia siciliana avrebbe dovuto possederne una. A Palermo, vista la presenza di un numero di famiglie troppo elevato, si optò per il mandamento. Ogni mandamento avrebbe rappresentato tre famiglie le quali avrebbero scelto un unico capo in qualità di rappresentante dinnanzi alla Commissione. In realtà, la Commissione avrebbe finito non tanto per occuparsi del traffico di droga, quanto piuttosto della decisione di uccidere uomini d’onore. In questo modo, il potere decisionale dei capi delle singole famiglie si sarebbe senz’altro ridotto. La Commissione, però, così per come fu creata, non sopravvisse a lungo. Nei primi anni sessanta sarebbe stata parzialmente disciolta e anche quando fu nuovamente approvata assunse, sotto il controllo dei corleonesi, un “format” completamente diverso rispetto a quella che era stata l’idea originaria di Joe Bananas. Sta di fatto che la riunione tra Joe Bananas ed i capi siciliani resta fondamentale perché da quell’incontro la mafia siciliana fu legittimata a partecipare al business dell’eroina. Ne sarebbero nate guerre destinate ad insanguinare la Sicilia per moltissimi anni.

 

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