Joe Petrosino e le origini della mafia americana

Joe Petrosino è stato un valoroso personaggio che ha indagato sulla mafia in America e sui rapporti Sicilia-Stati Uniti

Siciliani in America

La storia di Joe Petrosino è emblematica dei rapporti venutisi a creare nei primi anni del Novecento tra la Sicilia e gli Stati Uniti d’America. Già molti anni prima del fascismo era cominciata una vera e propria emigrazione di massa sia dei siciliani che del resto della popolazione. L’America veniva vista come il nuovo mondo, la speranza di una vita diversa e migliore. Nei primi quindici anni del Novecento più di un milione di siciliani sbarcò negli Stati Uniti d’America. Tra questi siciliani vi erano, ovviamente, anche alcuni mafiosi che cercarono sin da subito di instaurare solide radici criminali anche al di là dell’oceano. In realtà, i siciliani si trovarono dinnanzi ad un mondo che sotto alcuni aspetti non era poi così diverso dalla Sicilia. Anche negli States chi poteva contare sugli appoggi giusti e chi era in grado di scegliersi gli amici che contavano potevano sperare di fare strada nella gerarchia della società.

Chi è Joe Petrosino?

Diversi quartieri di New York furono letteralmente tempestati dagli italiani. Fu a quei tempi che nacque Little Italy, una zona di New York a completo appannaggio degli italiani. Fu in questi ambienti che si ritrovò ad operare Joe Petrosino e che la mafia americana potette mettere solide radici. La mafia siciliana riuscì a trasferire in America metodi e modi di agire che si pensava potessero funzionare ed avere successo solamente in Italia. Petrosino conobbe per la prima volta il vero volto della mafia nel 1903, quando in un barile fu ritrovato il corpo senza vita di un uomo. Da quel momento, infatti, la celebrità di Joe Petrosino crebbe ma aumentarono in maniera esponenziale anche i suoi nemici. La polizia, dopo la scoperta del cadavere, arrestò nove esponenti di una banda criminale, tra i quali Giuseppe Piddu Morello, originario di Corleone e considerato il capo della cosca.

Se la vittima di quell’atroce delitto fu identificata fu proprio grazie a Joe Petrosino. Le sue origini erano campane. Petrosino era nato in provincia di Salerno, nel 1860, da una famiglia povera. Da ragazzo emigrò negli Stati Uniti ma fare carriera per lui non si rivelò affatto semplice. Quando il numero di italiani immigrati cominciò ad aumentare per lui si aprirono le porte del Dipartimento di Polizia di New York. Dopo il delitto dell’uomo nel barile, Joe Petrosino riuscì ad identificarlo grazie al cognato della vittima. In carcere, infatti, interrogò Giuseppe Di Primo che gli rivelò che l’uomo assassinato corrispondeva all’identikit di Benedetto Madonia. Le indagini si concentrarono su Tommaso Petto, soprannominato il “Bue”. Quando, però, si trattò di deporre contro l’uomo tutti si tirarono indietro, anche i familiari di Madonia.

Il clan di Giuseppe Morello

Joe Petrosino cominciò ad indagare sui rapporti tra la mafia siciliana e quella americana. Un uomo come Giuseppe Piddu Morello era legato non poco ad un noto boss siciliano, don Vito Cascio Ferro. Il mafioso sarebbe stato arrestato negli anni successivi da Cesare Mori. Quando ci fu il delitto Madonia don Vito Cascio Ferro si trovava in America e rischiò seriamente di essere arrestato insieme a Morello. Riuscì ad evitare la cattura, scappando a New Orleans. Il clan di Morello era davvero molto forte. Si occupava di estorsioni e aveva costruito solidi legami sia con le autorità che con i politici. Inoltre, il clan era in grado di gestire molti voti. Il clientelismo, dunque, già a quei tempi, non esisteva soltanto in Italia.  C’è da dire che sotto il profilo criminale gli Stati Uniti vantavano già una lunga tradizione. Sebbene i siciliani riuscirono a farsi valere possiamo dire con certezza che per la mafia siciliana non c’era possibilità di dominare del tutto la criminalità di New York e delle altre zone nelle quali risiedevano i mafiosi di origine italiana.

Il delitto Petrosino

L’italiano Joe Petrosino ebbe il merito di indagare a fondo sui mafiosi siciliani che erano giunti in America. Molti di loro furono arrestati, altri furono rispediti nel loro paese d’origine. Anche in Italia, poco alla volta, si diffuse la fama legata a Joe Petrosino, a tal punto che le autorità italiane gli donarono un orologio d’oro. Fu proprio in Italia, però, che il coraggioso poliziotto trovò la morte. Egli si recò a Palermo nel 1909 con l’obiettivo di raccogliere informazioni sui mafiosi e per entrare in possesso delle prove che permettessero agli Stati Uniti di rispedire al mittente i criminali. Petrosino era stato molto imprudente al suo arrivo a Palermo. Aveva rifiutato la scorta, andava sempre in giro da solo. Addirittura, il giorno della sua morte era completamente disarmato. Il poliziotto fu ucciso da tre colpi di arma da fuoco il 12 marzo 1909, nei pressi della fermata del pullman di Piazza Marina. Le indagini si indirizzarono sulla banda di Giuseppe Morello ma non si riuscì a trovare un colpevole.

Le ultime novità

Nel 2014, 105 anni dopo la morte di Joe Petrosino, l’operazione “Apocalisse” portò all’arresto di quasi 100 mafiosi. Uno di essi era stato intercettato al telefono. Un certo Domenico Palazzotto si vantava con i suoi amici che era stato uno zio di suo padre ad uccidere Joe Petrosino. Al di là della veridicità o meno del delitto, resta ancora oggi vivo il ricordo di un eroe antimafia, un italiano che fu tradito proprio dalla sua patria d’origine, quella patria che non aveva saputo offrirgli un futuro prospero e che lo aveva costretto ad emigrare.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *