Luigi Giuliano: il successo ed il tramonto del boss di Forcella

Luigi Giuliano: il mito di Forcella e la scelta del pentimento

Luigi Giuliano è stato per anni il boss del clan Giuliano, organizzazione criminale che dominava a Napoli, in particolare a Forcella, quartiere del centro storico del capoluogo, non lontano dalla Sanità e da altri quartieri famosi.

Luigi Giuliano è il figlio di Pio Vittorio Giuliano. Il capostipite della famiglia Giuliano era diventato famoso nel dopoguerra per gli affari legati alle sigarette di contrabbando. Pio Vittorio diede alla luce undici figli ma fu Luigi, detto Lovigino, ad assumere le redini dell’organizzazione all’inizio degli anni ’80.

Luigi Giuliano era dotato di un fascino particolare. Sposato con Carmela Marzano, piaceva molto alle donne per quegli occhi dal colore chiaro ed intenso e per quello sguardo che tanto ricordava gli attori di Hollywood. Fu anche per questo motivo, nonché per i suoi modi di fare, che attorno a Luigi Giuliano a Napoli nacque un vero e proprio mito.

Negli anni ’80, Luigi Giuliano fu tra gli artefici della nascita del clan della Nuova Famiglia. La NCO aveva allargato i tentacoli anche sugli affari della città di Napoli e a Luigi Giuliano, capo incontrastato della camorra cittadina, tutto questo non poteva proprio andar bene. Dopo la vittoria su Cutolo il mito di Luigi Giuliano si estese ulteriormente, anche quando arrivò l’esperienza del carcere.

La libertà per Luigi Giuliano tornò nel 1990. Prese parte al matrimonio della figlia Gemma, un matrimonio in grande stile per un personaggio che amava da sempre apparire in pubblico nel miglior modo possibile. La famiglia Giuliano a Napoli significava il controllo sul traffico di droga, sugli Cd e sulle videocassette duplicate, sui capi d’abbigliamento falsi e sul totonero. Luigi Giuliano amava la musica e la poesia, scriveva canzoni per i neomelodici napoletani.

Non fu facile negli anni ’90 conservare quel potere tanto faticosamente accumulato. I primi contrasti scoppiarono all’interno della stessa famiglia Giuliano. Nel 1991 Raffaele Giuliano uccise Antonio Capuano, uomo di fiducia di Luigi Giuliano. Inoltre, c’era da fare i conti con l’avanzata di altri clan, in particolare dell’Alleanza di Secondigliano, organizzazione criminale fondata da Edoardo Contini di Napoli, Francesco Mallardo di Giugliano e Gennaro Licciardi di Secondigliano. In più, un altro clan imperversava nei Quartieri Spagnoli: era il clan Mariano comandato dal boss Ciro Mariano.

Luigi Giuliano tentò di rimettere in sesto il suo clan attraverso un altro matrimonio: quello di un’altra sua figlia con Michele Mazzarella. I Mazzarella rappresentavano un altro clan emergente della camorra cittadina. Erano attivi nella parte occidentale di Napoli, in particolare nel territorio di San Giovanni a Teduccio. Gli altri esponenti della famiglia non videro di buon occhio questo matrimonio.

L’avvocato Nayo Arcella, legale di Luigi Giuliano, consigliò al suo assistito che intanto era diventato latitante di costituirsi. L’avvocato fu ucciso. Subito si pensò ad una faida interna. Anni dopo venne fuori la colpevolezza di Raffaele Giuliano che si pentì insieme al fratello Guglielmo.

Era ormai il segnale di un clan che stava per sfaldarsi a causa dei contrasti interni. Luigi Giuliano aveva ascoltato il suo avvocato, si era consegnato alla Giustizia e cominciò a scontare la sua pena. Dopo sei anni di carcere, nel 2002 prese la decisione di diventare un collaboratore di giustizia. Nel corso delle sue testimonianze, Luigi Giuliano, consapevole di aver creato attorno a lui un mito, invitò i giovani a non affiliarsi alla camorra e a seguire altre strade, fatte non di sangue e di violenza ma di onestà e sacrifici.

Nel 2004 si pentì anche Salvatore Giuliano, ultimo dei fratelli Giuliano a diventare un collaboratore di giustizia. Un altro inequivocabile segnale di un clan che ormai esisteva più e dell’arrivo di nuove faide e nuovi clan per prendere il posto di questa famiglia.

Il Clan Giuliano è noto per essere stato coinvolto negli omicidi di Nunzio Pandolfi e di Annalisa Durante. In realtà, si tratta di agguati non organizzati dai Giuliano ma orditi da altri clan per vendicarsi della famiglia Giuliano. Nel 1990 Nunzio Pandolfi, di poco più di un anno, fu ucciso insieme al padre Gennaro, vero bersaglio dell’agguato.

Nel 2004 fu, invece, la volta della povera Annalisa Durante, altra vittima innocente della camorra che perse la vita a soli quattordici anni. Annalisa fu uccisa a Forcella, nel corso di un agguato organizzato per uccidere Salvatore Giuliano, nipote di uno dei fratelli Giuliano. La povera Annalisa fu uccisa perché Salvatore Giuliano usò il corpo  della piccola per farsi scudo. Una vicenda che ebbe grossa risonanza dal punto di vista mediatico e che segnò la fine del clan Giuliano.

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