Luigi Guida: il boss delle due camorre e la collaborazione con lo Stato

Luigi Guida: storia di un boss che si è fatto strada prima a Napoli e poi in provincia di Caserta

Luigi Guida, nell’ambito delle storie di camorra degli ultimi trent’anni, non ha acquisito dal punto di vista mediatico una grande popolarità. Eppure, è stato un personaggio importante, un uomo in grado di farsi strada prima tra i clan napoletani e poi tra quelli di Casal di Principe. Una delle sue qualità migliori è stata quella di adattarsi a tutto. Quando c’era da sparare non si tirava indietro, lo stesso quando c’era da trattare con politici ed imprenditori. Un camorrista scaltro, un uomo di cui ogni clan avrebbe bisogno.

Luigi Guida nasce nel 1956 al Rione Sanità. Figlio di Giuseppe Guida, un uomo attivo nel contrabbando di sigarette, conosce in carcere i primi importanti boss, in un’epoca di grande tensione caratterizzata da una vera e propria mattanza tra la band cutoliana e i clan confederati della Nuova Famiglia. In carcere conosce Antonio Bardellino, capo del clan dei casalesi alla fine degli anni ’70. Luigi Guida fino ad allora si occupava di piccoli furti e del contrabbando di sigarette ma quelle conoscenze in carcere gli fanno comprendere che lui ha le carte in regola per fare un salto di qualità e diventare un uomo importante all’interno dei clan camorristici.

Luigi Guida partecipa alla guerra contro Cutolo e diventa sempre più uomo di fiducia di Antonio Bardellino. Negli anni ’80 conosce nuovamente il carcere, lo abbandonerà nel 1986. Le cose sembrano cambiare nel 1988, quando le nuove leve del clan dei casalesi procedono all’eliminazione del loro capo. Bardellino viene ucciso, è un momento difficile anche per Guida che, però, riesce ad entrare nelle grazie del clan di Francesco Bidognetti.

Nel 1990 Luigi Guida incontra le sbarre per l’ennesima volta. La permanenza stavolta è più lunga, visto che ritroverà la libertà ben undici anni dopo. In realtà, Luigi Guida aveva continuato a svolgere un ruolo importante a Napoli. Era lui il capozona del Rione Sanità e, insieme alle famiglie Tolomelli e Vastarella, tentava di opporsi al predominio del clan Misso.

Luigi Guida conosce le due facce della camorra, quella più legata alle tradizioni partenopee, ovvero la camorra di Napoli, e quella più vicina agli ideali della mafia siciliana, la camorra di provincia. Ciò per dire che la camorra del Rione Sanità è certamente diversa da quella della provincia. Il grande merito di Luigi Guida è stato proprio quello di agire con disinvoltura ed acume sia nel napoletano che nel casertano.

Quando nel 2001 Luigi Guida esce dal carcere il tanto atteso salto di qualità sta per arrivare. Il boss nato nello stesso quartiere di Totò, su ordine di Cicciotto ‘e mezzanotte, diventa il reggente del clan nella zona di Castel Volturno. Dal 2001 al 2005 l’ala bidognettiana del clan, con il comando delle operazioni affidate a Luigi Guida, si avvicina ancora di più al mondo dell’imprenditoria e della politica, soprattutto tramite il traffico di rifiuti.

Luigi Guida viene arrestato nel 2005 e dal 2009 è collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni hanno permesso di ricostruire i rapporti del clan dei casalesi con importanti esponenti politici ed imprenditori. Guida era, però, chiamato a difendersi da un’accusa infamante, quella di aver ammazzato nel maggio del 1990 un bambino di soli due anni, Nunzio Pandolfi, insieme al padre. Era un delitto di camorra. Il padre del bambino, Gennaro Pandolfi, era ritenuto vicino al clan di Luigi Giuliano. Le dichiarazioni di un pentito dei casalesi, Luigi Diana, si rivelano fatali per Luigi Guida e per Giuseppe Mallardo che nel 2009 vengono condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Napoli. Negli anni precedenti per questo delitto erano finiti in carcere Edoardo Morra e Mario Rapone.

Luigi Guida confessa tanti omicidi ma nega di aver ucciso quel bambino. Nonostante la condanna in primo grado, nel 2010 al processo d’appello viene scagionato. Luigi Guida, dunque, è a tutti gli effetti un pentito affidabile. Dopo anni di delinquenza ha deciso di passare dalla parte dello Stato, raccontando tutto ciò che sapeva sulla camorra casalese e mettendo in seria difficoltà il clan, ormai messo alle strette dalle dichiarazioni di un numero sempre più alto di collaboratori di giustizia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *