Luigi Vollaro: il fascino del “califfo” di Portici

Luigi Vollaro: storia di ‘o califfo, boss di Portici che ebbe ben 27 figli

Ogni boss si contraddistingue, di solito, per qualche caratteristica particolare. Per inquadrare il personaggio di Luigi Vollaro il suo soprannome potrebbe bastare: ‘o califfo. Sì, perché Vollaro è stato un boss di camorra di tutto rispetto ma è stato anche un grande sciupafemmine, come si suol dire soprattutto a Napoli.

Gli inizi

Vollaro nasce nel 1932. Cresce a Portici, comune a pochi chilometri da Napoli. Per lui entrare a far parte di un mondo di sotterfugi e di piccole delinquenze non è così complicato. Suo padre, infatti, gestisce il mercato agricolo. Parliamo di un settore che, soprattutto nel dopoguerra, costituisce un affare importante per i malavitosi dell’epoca.

Tra contrabbando e droga

I primi importanti affari criminali Vollaro li fa con il contrabbando di sigarette. In questo business stringe un’alleanza con Michele Zaza, il re dei contrabbandieri. Fiuta, però, l’opportunità di fare soldi con un nuovo e fiorente affare: la droga.

Negli anni settanta il suo potere cresce in quel di Portici. Il suo clan si occupa anche di estorsioni e domina in diversi paesi che circondano l’area vesuviana. Nelle sue attività criminali si fa aiutare dai tanti figli che nascono dalle sue storie extraconiugali.

Il costruttore edile e la sua villa

Di mestiere, almeno dal punto di vista formale, Luigi Vollaro è un costruttore edile. Nei paesi vesuviani, con la sua impresa, costruisce tanto. Mette su una maestosa villa anche per la sua famiglia. Una struttura di quattro piani, con quasi cinquanta stanze. Una dimora che si rivelerà un vero e proprio bunker.

Gli omicidi Scuotto e Velotto

Nel 1979 cominciano i primi seri problemi con la giustizia per Vollaro. A San Giorgio a Cremano viene ucciso Antonio Scuotto. Il movente non ha nulla a che vedere con la camorra. Vollaro lo uccide per una questione di donne. Del resto, lo stesso Scuotto, poco prima di morire, fa il suo nome. Vollaro, però, non si ferma qui. Anche la donna responsabile del tradimento, secondo il boss, deve essere punita. Pochi mesi più tardi viene ammazzata Giuseppina Velotto. Dalla donna il califfo aveva avuto tre dei suoi ventisette figli.

Almeno inizialmente, anche gli inquirenti fanno fatica ad incastrare Vollaro. Quando il boss si allea con la Nuova Famiglia per soppiantare Cutolo cominciano, però, ad aumentare anche i suoi nemici. Nel 1982 in un agguato perde la vita suo fratello, freddato all’interno di un bar di San Giorgio a Cremano.

L’arresto

Nel marzo del 1982 i carabinieri riescono ad arrestarlo. Vollaro si nasconde nella sua villa alle pendici del Vesuvio. Il boss non vuole arrendersi e minaccia di far saltare in aria l’intera dimora. La trattativa con gli agenti si rivela lunga e delicata. Alla fine, Vollaro si consegna ai carabinieri. In cambio, ottiene la garanzia che nessun familiare venga arrestato insieme a lui.

Processi e condanne

Il boss è accusato di essere il mandante di diversi omicidi. E’, inoltre, ritenuto tra i capi del clan della Nuova Famiglia. Nella sua villa vengono, inoltre, ritrovate diverse armi, illegalmente detenute. ‘O califfo in tribunale prova a difendersi ma per lui le cose si mettono male. Il boss viene condannato al carcere a vita.

Da quel momento in poi cominciano tanti processi. Da quelli che riguardano la sua affiliazione alla Nuova Famiglia a quelli per omicidio. Nel 1984 viene condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio di Antonio Scuotto e della Velotto. Nel 1985 viene coinvolto in un omicidio avvenuto qualche anno prima, quando era stato ucciso Antonio Salzano, maresciallo dei carabinieri. Verrà, poi, assolto da ogni accusa in merito a questo delitto.

Clan Vollaro: una cosca in difficoltà

Con il padre in carcere, Antonio Vollaro, figlio di Luigi, prova a dettare legge. Nel 1986 si aprono, però, anche per lui le porte del carcere. Nonostante ciò, il clan Vollaro riesce, comunque, a non cedere, grazie anche al ruolo ambiguo di alcuni collaboratori di giustizia che prima condannano il califfo e poi ritrattano.

Il pentimento di Luigi Vollaro

Nel 1995, però, i pentiti affondano il colpo. I fratelli Cozzolino, un tempo alleati di Vollaro, diventano collaboratori di giustizia. Quasi 200 persone del clan Vollaro verranno arrestate. Dopo qualche anno anche Ciro Vollaro, figlio di Luigi, si pente. E’ il segnale che la cosca del califfo è davvero in grossa difficoltà.

Una tragedia familiari

Nel 2oo3 una nipote di Luigi Vollaro, Anna, proprietaria di una paninoteca, per evitare il sequestro del suo locale da parte della Polizia si dà alle fiamme. Dopo alcuni giorni di agonia, la donna muore in ospedale. Troppo gravi le ustioni.

L’arresto di Giuseppe e il suicidio di Ciro

Nel 2005 anche Giuseppe Vollaro, un altro figlio del califfo, viene arrestato. L’uomo, latitante da diversi mesi, viene individuato all’interno del suo bunker ed arrestato. Nel 2006 Ciro Vollaro, il figlio che si era pentito, si suicida in carcere. Cala definitivamente il sipario sulla cosca che, per anni, ha dominato nell’area vesuviana.

2015: muore Luigi Vollaro

Nel 2015 si spegne anche il califfo. Luigi Vollaro muore all’età di 83 anni nel carcere Opera di Milano.

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