Mafia dei Nebrodi: 23 arresti in provincia di Messina

Mafia dei Nebrodi: dopo l’attentato a Giuseppe Antoci, la DDA di Messina ha assestato un duro colpo alla cosca Bontempo Scavo, operante a Tortorici, in provincia di Messina

Duro colpo alla mafia dei Nebrodi. La Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha arrestato 23 persone ritenute appartenenti al clan Bontempo Scavo. L’operazione, denominata Senza Tregua, è stata eseguita dagli uomini del commissariato di Capo d’Orlando. Delle 23 ordinanze di custodia cautelare 17 sono pervenute in carcere, sei ai domiciliari.

Il cerchio si è stretto attorno al clan, soprattutto in seguito all’attentato avvenuto la notte tra il 17 ed il 18 maggio. Nel corso dell’attentato è riuscito a scampare alla morte il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. A finire in manette, tra gli altri, Antonio Foraci, boss emergente del territorio di Tortorici. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il boss avrebbe intrattenuto importanti rapporti con alcune cosche della Calabria.

Il boss avrebbe coinvolto nelle attività criminose anche la sua famigliare, a cominciare da suo figlio Cristian Foraci che ha cercato di imporsi e di dimostrare al padre il suo valore soprattutto nel settore delle estorsioni. Pare che anche la moglie del boss abbia svolto un ruolo importante all’interno del clan.

Il clan sarebbe stato protagonista di diversi episodi di violenza e di atti intimidatori a scopo estorsivo. Sono state, inoltre, scoperte due associazioni per delinquere finalizzate allo spaccio di droga. La Guardia di Finanza, già nei giorni scorsi, aveva effettuato controlli su alcune aziende del Parco dei Nebrodi, con l’obiettivo di appurare frodi agricole. Sembra, infatti, che il clan controllasse diverse aziende che avevano anche ottenuto contributi dall’Unione Europea.

Le prime indagini erano cominciate nel 2013, quando quattro persone originarie proprio di Tortorici furono arrestate in flagranza di reato per aver tentato un’estorsione ai danni di un locale notturno. Grazie alle successive indagini e con l’ausilio delle intercettazioni ambientali è stato possibile conoscere le figure chiave del clan e il modo in cui i vari soggetti operavano sia nelle estorsioni che per quanto concerne il traffico di sostanze stupefacenti.

 

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