Mafia italo americana: tra criminalità e proibizionismo

La mafia italo americana conobbe una straordinaria crescita negli anni del proibizionismo. Ecco i boss più famosi degli anni 20 e 30 del Novecento

La mafia italo americana conobbe una vertiginosa crescita negli anni del proibizionismo. Al termine della prima guerra mondiale, precisamente nel 1920, fu approvato un emendamento che vietava la fabbricazione nonché la vendita ed il trasporto di bevande alcoliche. Un grave errore perché fino a quando il proibizionismo non fu abolito questo mercato fu completamente gestito e dominato dalle organizzazioni criminali.

Nicola Gentile

Questa storia è stata raccontata in maniera abbastanza dettagliata, tra gli altri, da un boss di origini italiane che in America aveva fatto fortuna. Stiamo parlando di Nicola Gentile. Nato in Sicilia, in provincia di Agrigento, sul finire dell’Ottocento, Gentile si trasferì in America. Lì avvenne la sua iniziazione alla mafia, nel 1905 in quel di Philadelphia. All’epoca aveva ventuno anni. Nicola Gentile mantenne sempre un legame molto forte con l’Italia, a tal punto che decise di trascorrere a Roma gli ultimi anni della sua vita. Raccontò la sua vita ad un giovane giornalista siciliano che sarebbe diventato famoso, molti anni dopo, per la scrittura di gialli: Andrea Camilleri. Nicola Gentile era stato uno dei componenti importanti della mafia italo americana. Aveva lavorato al fianco dei più noti boss dell’epoca, come Al Capone, Lucky Luciano e molti altri ancora.

Gentile fu in grado di farsi strada in diverse città americane. A Pittsburgh si scontrò con un gruppo di camorristi napoletani ma fu lui ad avere la meglio. Spesso, il boss tornava in Sicilia. Era lì che vivevano sua moglie e il suo primo figlio. Gentile si era costruito l’immagine di un uomo che non amava le guerre e che cercava di dirimere ogni contrasto sempre con il dialogo e, dunque, in maniera diplomatica. Anch’egli aveva investito nell’alcol, attività con la quale era riuscito a diventare ricco, temuto e rispettato.

Lucky Luciano e Al Capone

La mafia italo americana produsse i più spietati boss proprio negli anni del proibizionismo Era nato in Sicilia anche Salvatore Lucania, meglio conosciuto come Lucky Luciano. Si trasferì in America all’inizio del nuovo secolo e fu incriminato per la prima volta per il consumo e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Una grossa cicatrice sul collo lo rendeva immediatamente riconoscibile. Gli era stata tagliata la gola da uomini che erano convinti di averlo ucciso.

Meno nette le origini italiane di un altro famosissimo boss della mafia italo americana. Al Capone era nato in America ma i suoi genitori erano napoletani. Egli faceva parte, come Lucky Luciano, della banda dei Five Points, era un importante uomo d’affari che divenne noto per la sua presunta partecipazione alla cosiddetta strage di San Valentino nel 1929, quando furono uccisi sette uomini di una banda rivale.

La guerra castellammarese

La storia della mafia italo americana conosce un momento importante alla fine degli anni 20 del Novecento. Comincia la guerra castellammarese. Il nome deriva dal fatto che il boss di una delle due bande era originario di Castellammare del Golfo, comune della provincia di Trapani. Questa guerra, che finì per causare molte vittime (alcune anche totalmente estranee al mondo criminale) vide contrapposti Salvatore Maranzano e Joe Masseria. Il primo era il capo dei castellammaresi, l’altro era ritenuto in quel momento il capo assoluto della mafia italo americana. Tra le prime eccellenti vittime della guerra troviamo quel Giuseppe Piddu Morello che Joe Petrosino aveva fatto arrestare all’inizio del secolo. La seconda grande vittima fu uno dei due capi. Joe Masseria era a pranzo con uno dei suoi uomini, Lucky Luciano, quando un gruppo di sicari lo uccise. Era stato lo stesso Luciano ad organizzare il delitto. Egli tentò di raggiungere la pace con Maranzano che, dal punto di vista militare, era certamente in vantaggio in questa spietata guerra. Fu sempre Lucky Luciano, alcuni mesi dopo, ad organizzare anche il delitto di Salvatore Maranzano.

La mafia italo americana dopo il proibizionismo

Tutte queste storie dimostrano che la mafia italo americana era una realtà piuttosto concreta in America. Certo, i legami con la Sicilia e con l’Italia erano forti ma c’è da dire che, nonostante questo, poco alla volta la mafia al di là dell’oceano divenne meno “italo” e più “americana”, nel senso che finì per distaccarsi, pur senza rinnegarla, dalla mafia siciliana vera e propria. Le cose sembrarono, però, cambiare negli anni 30 quando fu messa la parola fine al proibizionismo. Furono tempi duri per i più famosi boss italo-americani. Grazie all’intraprendenza del procuratore di New York Thomas Dewey finirono in carcere diversi boss importanti, tra cui Lucky Luciano e lo stesso Nicola Gentile il quale, però, in circostanze mai del tutto chiarite, riuscì a scappare e a tornare in Italia. La seconda guerra mondiale fu una vera manna dal cielo per la mafia italo americana perché permise ai criminali di potersi dedicare ai loro affari in modo più tranquillo, visto che, per forza di cose, l’attenzione degli addetti ai lavori e dei media era tutta rivolta al conflitto.

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