Mauro De Mauro: tra mafia, caso Mattei ed altri misteri

Mauro De Mauro: il mistero sulla scomparsa del cronista che indagava sul caso Mattei e il coinvolgimento della mafia

Attorno alla morte del giornalista Mauro De Mauro aleggia un mistero che non è ancora del tutto stato risolto. De Mauro scriveva per il giornale L’Ora. Era un ottimo professionista, uno che sapeva il fatto suo e che si occupava di vicende importanti e spesso anche delicate. Scomparve la sera del 16 settembre 1970 a Palermo ma le ricerche del cronista cominciarono il giorno dopo. La sua auto, una Bmw di colore blu scuro, fu ritrovata ma del giornalista nessuna traccia. I poliziotti si misero alla ricerca di De Mauro nell’hinterland palermitano, specie nelle località in cui il potere mafioso era più forte.

Le ultime ore di vita

Le indagini sulla scomparsa del cronista cominciano con l’analisi relativa a ciò che De Mauro aveva fatto negli ultimi momenti in cui era stato visto. Quel giorno era andato regolarmente in redazione. Verso le 13:00 si era diretto sulle spiagge di Mondello per fare un bagno. Era, poi, andato dal barbiere ma aveva trovato il salone pieno ed aveva così deciso di andare via. Il barbiere riferirà che tra le mani aveva una busta di colore arancione. Intorno alle 17 ritorna alla redazione del giornale. Nel frattempo, avvisa sua moglie dicendole che tornerà a casa più tardi del solito a causa di una riunione di redazione. Intorno alle 20:45 lascia la redazione, entra nella sua Bmw e offre un passaggio ad un suo collega. Si ferma due volte, la prima in farmacia, la seconda in un bar; poi, si avvia verso casa. Proprio nei pressi della sua abitazione tre uomini lo rapiscono e da quel momento si perdono completamente le sue tracce. In quel periodo, egli era stato trasferito dalla sezione “cronaca” a quella dello “sport”.

Il ruolo del cavaliere Buttafuoco

24 ore dopo la scomparsa del giornalista, il cavaliere Buttafuoco, personalità importante in quegli anni a Palermo, telefona a casa di De Mauro in un momento in cui i giornali e la radio non hanno ancora diffuso la notizia della scomparsa del cronista. Il cavaliere chiede notizie di De Mauro, la moglie del giornalista risponde che non si sa ancora nulla. Nei giorni successivi, Buttafuoco si reca a casa del cronista, dove verrà accolto dalla moglie e dal fratello Tullio, professore universitario e futuro ministro dell’istruzione. Il cavaliere rivolge molte domande e dice di avere dei contatti che gli hanno rivelato che il giornalista è ancora vivo.

Sabato 26 settembre al quotidiano L’Ora arriva una busta, con all’interno un nastro adesivo. E’ registrata la voce di un uomo che dice che Mauro De Mauro è vivo e che nessuno vuole fargli del male. Nei giorni successivi, il cavaliere continua a contattare la famiglia De Mauro e chiede anche della busta arancione, quella che era stata notata dal barbiere il giorno della scomparsa. La polizia comincia ad insospettirsi, il 19 ottobre il commercialista Antonino Buttafuoco viene arrestato con l’accusa di concorso con ignoti per il sequestro di Mauro De Mauro.

L’inchiesta continua e si vocifera di un possibile importante nuovo arresto. Proprio nel momento migliore, però, le indagini cominciano a ridimensionarsi e il commercialista Buttafuoco viene scarcerato. Una telefonata anonima giunge, intanto, ai centralini della Regione Sicilia e riferisce che Mauro De Mauro è morto e il suo corpo si trova a Corleone, nel bosco della Ficuzza. Carabinieri e polizia si mettono alla ricerca del cronista ma non trovano nulla.

Un giornalista scomodo

E’ abbastanza intuitivo pensare che quando un giornalista scompare il motivo potrebbe essere legato proprio al suo lavoro. Mauro De Mauro, dunque, era entrato in possesso di informazioni su qualche questione particolarmente delicata. Del resto, egli lavorava per L’Ora, uno dei pochi giornali che da sempre si era occupato di grandi inchieste, anche e soprattutto sulla mafia. Il quotidiano non era ben visto dai politici, soprattutto da Vito Ciancimino e Salvo Lima. Lo stesso dicasi per la mafia, in particolare per Luciano Liggio. Nelle indagini si cercano di analizzare i suoi articoli ma non viene trovato nulla di particolarmente compromettente. Si fa strada l’ipotesi che De Mauro possa essere stato ucciso per qualcosa che non aveva ancora pubblicato.

Il passato di De Mauro

Per cercare di comprendere cosa potrebbe nascondersi attorno alla scomparsa di Mauro De Mauro bisogna, però, fare un salto all’indietro ed accennare anche ad altri personaggi che negli anni ’60 erano stati i protagonisti della scena politica e mediatica italiana. Uno di questi è il principe Borghese. Mauro De Mauro era stato uno dei sostenitori del fascismo ed era entrato a far parte, negli anni della guerra, della decima flottiglia Mas comandata proprio da Junio Valerio Borghese. Un altro personaggio legato a De Mauro è Vito Guarrasi. Nativo di Alcamo, prima della guerra di mestiere faceva l’avvocato. Rispetto a De Mauro e a Borghese, Guarrasi è uno di quelli che fa parte dello schieramento opposto. Partecipò anche all’armistizio di Cassibile anche se lui ha sempre negato la sua presenza in quell’occasione storica. Negherà qualunque coinvolgimento anche nel sequestro De Mauro.

Al termine della guerra su Mauro De Mauro pendeva un mandato di cattura, proprio per la sua appartenenza al fascismo. Egli riuscì a sfuggire all’arresto, rifugiandosi prima a Napoli e poi a Palermo. Venne accusato di aver partecipato alla strage delle Fosse Ardeatine ma verrà poi assolto da questa accusa. Nel 1948 verrà definitivamente assolto. A Palermo comincia la collaborazione con L’Ora, un quotidiano di sinistra sebbene i trascorsi di De Mauro fossero completamente opposti dal punto di vista politico.

L’ipotesi di Dalla Chiesa

Mauro De Mauro comincia a scrivere di delitti mafiosi compiuti in tutta la Sicilia. Segue l’evolversi della mafia che, sul finire degli anni ’50, comincia ad interessarsi del traffico di droga. Nel periodo antecedente la sua scomparsa, pare avesse avuto un colloquio col procuratore Pietro Scaglione ma non si sa cosa i due si fossero detti. Poco dopo De Mauro, anche Scaglione troverà la morte per mano della mafia. Si fanno strada, intanto, due ipotesi sulla scomparsa di De Mauro. Per i carabinieri, in particolare per l’allora colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa, dietro alla vicenda De Mauro si nasconde l’ombra della criminalità organizzata. Il sospetto è che il giornalista avesse scoperto qualcosa sul traffico di droga sull’asse Sicilia-Stati Uniti.

De Mauro e il caso Mattei

Diversa, invece, l’ipotesi al vaglio della polizia secondo la quale la scomparsa di De Mauro ha a che fare con il caso Mattei. Il 27 ottobre 1962 un aereo con a bordo il presidente dell’Eni Enrico Mattei, ritenuto in quel periodo il personaggio italiano più potente, si schianta al suolo in provincia di Pavia. Insieme a Mattei nell’aereo c’erano il pilota ed un giornalista americano. Inizialmente si pensa ad un incidente ma non tutto convince. In realtà, quando scompare De Mauro l’ipotesi maggiormente accreditata è ancora quella dell’incidente. Sebbene si occupasse di sport, nei giorni precedenti la scomparsa Mauro De Mauro si stava occupando proprio di Enrico Mattei. Stava, in particolare, analizzando gli ultimi giorni di vita in Sicilia dell’ingegnere. Era un lavoro che sarebbe servito al regista Francesco Rosi, intenzionato a fare un film proprio su Enrico Mattei.

L’incontro col senatore Verzotto

Mauro De Mauro avvia una vera e propria inchiesta sul caso Mattei che lo porterà ad incontrare, due giorni prima della sua scomparsa, il braccio destra dell’ingegnere, ovvero il senatore Graziano Verzotto. Quest’ultimo gli disse di incontrare Vito Guarrasi ma non si sa se poi quest’incontro avvenne oppure no. La famosa busta arancione che conteneva il materiale raccolto da De Mauro sul caso Mattei non verrà più ritrovata e, a quanto pare, non arriverà nelle mani del regista Rosi. Le indagini all’improvviso si fermano.

La riapertura del caso

Bisognerà aspettare circa trent’anni per la riapertura del caso De Mauro. Stavolta, il personaggio posto sotto la lente dell’ingrandimento è il principe Junio Valerio Borghese e il suo tentato colpo di stato, risalente alla notte dell’Immacolata del 1970. Mauro De Mauro sapeva qualcosa sulla preparazione del colpo di stato del principe? Quest’ipotesi prende spunto anche dal fatto che De Mauro e Borghese si conoscevano bene e che, dunque, il giornalista non avrebbe fatto molta fatica ad ottenere le informazioni che cercava in un ambiente che conosceva abbastanza bene. Borghese aveva, inoltre, trattato anche con la mafia nel periodo di programmazione del colpo di stato. Lo confermarono Tommaso Buscetta ed altri mafiosi. In cambio Borghese avrebbe promesso l’attenuazione delle disposizioni antimafia e la revisione di alcuni processi. L’accordo tra le parti non fu raggiunto.

Le dichiarazioni di Francesco Di Carlo

Nel 2001 il boss Francesco Di Carlo, diventato collaboratore di giustizia, rivela proprio che Mauro De Mauro fu rapito e ucciso perché a conoscenza del golpe Borghese. Pare stesse facendo troppe domande in giro. Alcuni quesiti li avrebbe posti anche ad Emanuele D’Agostino, protagonista della strage di viale Lazio. Sempre secondo di Carlo, Mauro De Mauro la sera del 16 settembre 1970 fu prelevato dallo stesso D’Agostino, insieme a Bernardo Provenzano e Stefano Giaconia. Nel 2006 prende avvio il processo sulla morte di Mauro De Mauro. Unico imputato Salvatore Riina ma il boss nel 2015 viene assolto per non aver commesso il fatto.

Il mistero resta

Resta, dunque, ancora avvolto nel mistero il caso Mauro De Mauro. Sta di fatto che quello del giornalista de L’Ora è il primo di una serie di delitti a opera di mafiosi che vedrà come vittime un numero sempre più alto di giornalisti la cui unica colpa era quella di voler difendere la verità e raccontare il vero volto della mafia.

 

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