Michele Navarra: il medico mafioso e il clan dei corleonesi

Michele Navarra: il primo vero capo dei corleonesi, il primo medico capomafia

Al termine della seconda guerra mondiale e dopo la rastrellata fascista imposta da Mussolini ed eseguita dal prefetto Mori, anche a Corleone la mafia tentò di riorganizzarsi. Colui che avrebbe dovuto compiere quest’operazione era Calogero Lo Bue. In effetti lo fece ma ormai era già avanti con gli anni e, dunque, era chiaro che bisognava prepararsi a scegliere un successore. Il favorito era Vincent Crescione Collura. Quest’ultimo era giunto appositamente dagli Stati Uniti d’America, dove vantava contatti e conoscenze importanti. Era il compare di matrimonio di Frank Coppola, all’epoca tra i principali narcotrafficanti. Era compare anche di Joe Profaci, tra gli ideatori della fondazione delle cinque famiglie che detenevano il potere criminale a New York. Poco prima di morire, però, don Calogero lasciò intendere che al suo posto avrebbe voluto che ci fosse Michele Navarra.

L’infanzia di don Michele

Don Michele Navarra era un personaggio molto importante nella piccola comunità di Corleone. Addirittura, i corleonesi lo chiamavano Il Padre Nostro, in siciliano “u Patri Nostru“. Di professione faceva il medico, aspetto per certi versi strano se si considera che un dottore dovrebbe lavorare per salvare le vite umane. Una professione che. dunque, dovrebbe andare in senso completamente opposto a quella di spietato criminale. Non fu così per Michele Navarra che riuscì a coniugare le due cose. Nacque nel 1905, era uno degli otto figli di un sorvegliante di terre. La sua famiglia era considerata benestante, in un periodo in cui a regnare era una grande e diffusa povertà. Don Michele vantava legami familiari con la mafia. Suo zio apparteneva ai “Fratuzzi“, nome utilizzato spesso nell’Ottocento per definire una cosca mafiosa, e finì sotto accusa per l’omicidio dell’eroe antimafia Verro. In realtà, tutti gli imputati del delitto furono assolti. Tra questi vi era anche il padre di Navarra.

Navarra negli anni del fascismo e dello sbarco alleato

I genitori di Navarra si impegnarono affinché il figlio potesse intraprendere un percorso di vita onesto. Studiò medicina a Palermo e, dopo aver superato gli esami, divenne medico condotto di Corleone durante il periodo fascista. Michele Navarra era un uomo attratto tantissimo dal potere. Solo così si può spiegare la scelta di affiliarsi alla mafia. Con il mestiere che faceva, non era povero e, dunque, non si può dire che avesse bisogno di soldi. Nel periodo fascista, don Michele passò parecchie informazioni alle autorità designate da Mussolini, soffiate che riguardavano boss e altri affiliati alle cosche mafiose, indirizzando gli uomini del duce verso le cosche a lui opposte. Seppe, così, guadagnarsi il rispetto e l’amicizia di politici e degli uomini di Chiesa. Il suo potere era talmente smisurato che quando passeggiava per Corleone tutti lo salutavano abbassando la testa e baciandogli l’anello che portava al dito.

Il nuovo boss di Corleone

Quando cadde il fascismo e in America arrivarono gli alleati, Navarra cercò di sfruttare la situazione a suo vantaggio. Grazie a suo cugino Angelo Di Carlo, un mafioso che era scappato a Corleone e che in America era diventato uno dei killer di fiducia di Lucky Luciano, ottenne un incontro con uno degli ufficiali dell’AMGOT e divenne il proprietario dei veicoli militari che gli alleati avevano lasciato sull’isola. Ai tempi dello scontro con Collura, il potere accumulato da Navarra era ormai talmente ampio che tutti si espressero a favore del medico. Fu eletto boss di Corleone e la sua prima mossa fu quella di dividere Corleone in due parti: quella alta fu affidata ad Antonino Governale e al consigliere Giovanni Trombadore,  quella bassa proprio a Collura.

Delitti eccellenti

Corleone, negli anni in cui a comandare ci fu Michele Navarra, divenne teatro di omicidi brutali. In quattro anni, dal 1944 al 1948, più di 150 persone furono uccise. Don Michele, intanto, continuava a lottare affinché gli venisse riconosciuto un potere importante anche dal punto di vista sociale. Ambiva a diventare direttore dell’ospedale di Corleone ma dovette scontrarsi con la candidatura di un altro uomo il quale, non a caso, finì morto ammazzato. Navarra era abituato a commissionare omicidi, non a commetterli. Lo stesso fece anche con Placido Rizzotto, con il piccolo Giuseppe Letizia e con un agente della polizia municipale reo di aver accompagnato, alcuni anni prima, Mussolini nelle abitazioni dei boss mafiosi.

Gli imbrogli elettorali

Michele Navarra rivestiva altre importanti cariche. Non solo direttore dell’ospedale ma anche presidente della locale associazione dei proprietari terrieri, nonché consulente di un’assicurazione sanitaria nazionale, delle Ferrovie dello Stato e di un centro anti-tubercolosi. A Corleone doveva essere inaugurato un nuovo ospedale ma don Michele Navarra non riuscì a diventarne il direttore e fece il possibile affinché la struttura non venisse inaugurata. Si interessò anche di politica, dando l’appoggio al partito che, di volta in volta, poteva aiutarlo a tutelare meglio i suoi interessi. Nei giorni delle elezioni, accompagnava gli elettori fin dentro le cabine. Aveva firmato dei certificati in cui dichiarava che gli elettori che accompagnava fossero ciechi. Lo fece, ovviamente, per controllare direttamente che quelle persone votassero il candidato che egli preferiva. I comunisti se ne accorsero e denunciarono il medico. Navarra fu talmente sfacciato che fece risultare semicieca anche sua moglie.

Gli scontri con Luciano Liggio

Ben presto, però, don Michele Navarra dovette fare i conti con la voglia di potere dei suoi uomini di fiducia, i quali non erano più disposti a dividersi le briciole. Tra essi emerse soprattutto la figura di Luciano Liggio. Quest’ultimo si era affiliato alla mafia proprio grazie a Navarra ma, col trascorrere degli anni, le tensioni tra i due erano cresciute. Don Michele e Luciano si contesero l’affare della diga Garcia, un progetto finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno che avrebbe portato in Sicilia più di 300 miliardi di lire. Altro motivo di risentimento fu dettato da una vicenda singolare. Angelo Vintaloro aveva acquistato dei terreni e aveva chiesto a Navarra il permesso per farlo. Nonostante il placet del boss, Vintaloro dovette fare i conti con l’ira di Liggio che rovesciò tutte le botti all’interno del quale era contenuto del vino. Fu un altro grave affronto per don Michele che ordinò l’omicidio di Liggio. Il giovane rampollo, però, riuscì a salvarsi e a scappare. Don Navarra si convinse che quell’avvertimento sarebbe bastato.

La morte di don Michele e l’ascesa al potere di Liggio

Nel 1957 fu ucciso Vincent Collura. Michele Navarra fu accusato dal cognato del boss di essere il mandante dell’omicidio. Del resto, i contrasti fra i due erano sempre stati forti, soprattutto dopo che il ruolo di capomafia della cosca di Corleone era andato a don Michele. Anche il boss, però, aveva i giorni contati. Il 2 agosto 1958 Michele Navarra fu ucciso insieme al giovane medico Giovanni Russo. I due stavano tornando in automobile a Corleone quando furono avvicinati da un piccolo autocarro rosso. All’interno del mezzo vi era Luciano Liggio ed altri sicari che cominciarono a sparare all’impazzata. Per Michele Navarra e il giovane medico non ci fu scampo. Il 4 agosto si tennero i funerali del boss, alla presenza dei boss più importanti della Sicilia. La polizia si mise a caccia dei sicari ma la ricerca fu vana. Da quel giorno la storia della mafia corleonese e di Cosa Nostra sarebbe cambiata per sempre.

 

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