Michele Reina: l’omicidio che apre la stagione dei delitti politici

Michele Reina: la storia di un politico siciliano della Dc che aveva deciso di rompere con Ciancimino e Lima e che rappresentava un potenziale pericolo anche per la mafia

L’omicidio di Michele Reina rappresenta un altro segnale importante della strategia stragista dei corleonesi che cercano di eliminare chiunque possa frapporsi al loro progetto di diventare i padroni incontrastati della mafia siciliana. Dopo  il giornalista Mario Francese, dunque, è il segretario provinciale della Democrazia Cristiana a cadere sotto il piombo di Cosa Nostra.

La Dc a Palermo sul finire degli anni Settanta

Per cercare di comprendere in quale contesto sia maturato l’omicidio di Michele Reina bisogna guardare al contesto politico della Palermo di fine anni Settanta. Reina, dopo aver sostenuto per anni la corrente fanfaniana e, dunque, Giovanni Gioia e Vito Ciancimino, decide di rompere con questo schieramento e di sostenere Giulio Andreotti. Sono quelli gli anni in cui c’è una maggiore apertura da parte della Dc nei confronti del Partito Comunista. In Sicilia, uno dei maggiori protagonisti di questa nuova politica nei confronti della sinistra italiana è proprio Reina. Per Cosa Nostra, dunque, un avvicinamento della Dc ai comunisti rappresenta un pericolo enorme ed è sicuramente questo uno dei motivi che spinge Totò Riina e i suoi a dare il via ad un altro eccellente delitto.

Il delitto e i primi depistaggi

Michele Reina viene ucciso la sera del 9 marzo 1979. Il segretario è appena uscito da casa di un suo amico quando, dopo essere entrato nella sua auto, viene avvicinato da un gruppo di sicari che lo freddano e non gli lasciano scampi. I killer se ne vanno indisturbati su una Fiat Ritmo. Cominciano, sin da subito, i depistaggi. Al “Giornale di Sicilia” arriva una chiamata di rivendicazione del delitto da parte di “Prima Linea“. Nei giorni successivi, il quotidiano “L’Ora” riceve altre chiamate, tra le quali anche quella di esponenti di “Prima Linea” che dichiarano di essere totalmente estranei all’omicidio di Michele Reina e riconducono il delitto al contesto strettamente mafioso.

Le ricostruzioni dei collaboratori di giustizia

Nel corso degli anni, in base alle varie ricostruzioni fatte da diversi collaboratori di giustizia, emergono diversi dettagli in merito alla morte di Reina. Tommaso Buscetta parlerà del diretto coinvolgimento del boss dei corleonesi Totò Riina. L’eroe dei due mondi spiega il delitto attraverso l’ipotesi politica. Michele Reina cominciava a dare fastidio ai corleonesi. Non è questa, però, l’unica pista. Ad esempio, Gaspare Mutolo parlerà anche di affari e di appalti. In particolare, il pentito dirà che Reina fosse vicino ad imprenditori legati a Gaetano Badalamenti e a Stefano Bontate e per tale ragione Totò Riina decise di eliminarlo. Francesco Di Carlo, altro collaboratore di giustizia, dichiarerà, invece, che anche Vito Ciancimino aveva tutto da guadagnare dall’eliminazione fisica del segretario della Democrazia Cristiana. A distanza di anni dal delitto, anche la moglie di Michele Reina, la vedova Marina, fornirà ulteriori elementi. La donna, infatti, insiste sui contrasti che stavano emergendo tra suo marito e Vito Ciancimino.
Al di là del movente, dunque, una cosa sembra certa: anche su questo delitto c’è la mano dei corleonesi.

Le condanne definitive

Bisognerà aspettare il 1999 per le condanne definitive sull’omicidio di Michele Reina. La Cassazione, infatti, condanna all’ergastolo per il delitto Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonio Geraci.

La stagione dei delitti politici

La morte di Michele Reina sarà solo l’inizio di una lunga seria di delitti che Cosa Nostra compie tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Delitti che avranno come versagli privilegiati altri politici di grande spessore, su tutti Piersanti Mattarella e Pio La Torre, nonché esponenti delle Forze dell’Ordine e della Magistratura.

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