Michele Zaza: ‘o pazzo, re del contrabbando

Michele Zaza: storia del boss soprannominato ‘o pazzo, il re del contrabbando amico dei mafiosi di Cosa Nostra

Michele Zaza è stato uno dei più potenti contrabbandieri e trafficanti di droga della camorra. Si scontrò, negli anni settanta e ottanta, con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Accumulò, grazie alle attività illecite, un patrimonio davvero impressionante.

‘O pazzo di nome, non di fatto

Zaza nasce a Procida nel 1945. Suo padre di mestiere fa il pescatore. Michele si dedica a piccole attività delinquenziali già nel corso della sua infanzia ed adolescenza. Il soprannome ‘o pazzo gli viene affibbiato, come spesso accade, per questioni familiari. Infatti, alcuni suoi parenti, tra cui il padre, avevano sofferto di problemi mentali.

Il contrabbando di sigarette

Il potere di Michele Zaza cresce soprattutto tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta. A Napoli il mercato delle sigarette di contrabbando fa gola a tutti. ‘O pazzo sceglie di allearsi con alcuni potenti boss della mafia siciliana, a discapito del clan dei marsigliesi.

A Torino Gianni Agnelli, a Napoli Michele Zaza

Il contrabbando si rivela un grosso business per tante persone a Napoli. Zaza, personaggio eccentrico, si sente come Gianni Agnelli. Mentre l’imprenditore della Fiat fa affari con le auto, lui guadagna con il contrabbando. E’ un modo per far capire quanto nel capoluogo partenopeo fosse importante, in termini economici, il contrabbando di sigarette.

Zaza affiliato a Cosa Nostra

Nei primi anni settanta Michele Zaza viene addirittura affiliato a Cosa Nostra. E’ uno dei pochi boss della camorra ad avere avuto questa opportunità. Tra gli altri ricordiamo soprattutto la famiglia Nuvoletta di Marano. Non a caso, si tengono spesso incontri nella tenuta dei Nuvoletti tra mafiosi e camorristi. A questi meeting partecipa sempre anche Michele Zaza, in compagnia di suo fratello Salvatore Zaza.

Le mani di Zaza sul traffico di droga

Zaza continua a fare affari. Spesso, cerca di fregare anche Cosa Nostra. Anche gli inquirenti cominciano a fargli pressione. Il fatturato di ‘o pazzo supera le centinaia di miliardi di lire. Una cifra sbalorditiva. Il boss di Procida non si accontenta del contrabbando. Mette, infatti, le mani anche sul traffico di droga. Gli stupefacenti, però, gli causano parecchi problemi. Anche i nemici cominciano a crescere.

Zaza, nemico giurato di Cutolo

Il suo nemico numero uno, però, è e resterà Raffaele Cutolo. Il boss di Ottaviano impone tangenti anche sul contrabbando di sigarette. Tutto ciò, ovviamente, non va bene a Michele Zaza il quale si allea con la Nuova Famiglia. Gli affari di Zaza, però, continuano ad andare bene. Infatti, il business del boss si è allargato ad altre zone d’Italia.

Cutolo vuole la testa di Michele Zaza. Il boss del contrabbando si è trasferito a Roma. Sa di essere ricercato e, quindi, riesce a mantenere alta la concentrazione e ad evitare che i cutoliani vengano ad ammazzarlo.

L’arresto a Roma

Nel 1981 viene arrestato nella capitale. Stava programmando un trasferimento negli Stati Uniti. Nei mesi successivi vengono arrestati anche diversi uomini del suo clan. Il boss, però, ha problemi di cuore piuttosto seri. Attraverso il pagamento di una cauzione, ottiene la libertà vigilata. Dovrebbe rimanere lontano dal Lazio e dalla Campania e non potrebbe viaggiare all’estero. Zaza, però, se ne frega di tutto ciò. Nel 1982 viene, però, nuovamente arrestato, sempre a Roma.

Problemi di salute per Zaza

La salute peggiora. Zaza è costretto a fare la spola tra carcere e vari ospedali. La Nuova Camorra Organizzata nel 1983 prova nuovamente ad ucciderlo. I killer lo cercano in una clinica di Napoli ma non lo trovano. In realtà, Michele Zaza non era mai stato ricoverato lì.

Latitanza francese

Nel dicembre del 1983 Zaza scappa dalla clinica Mater Dei Roma. Era stato ricoverato lì per questioni di salute ma si trovava, comunque, agli arresti domiciliari. Zaza dichiara di essere fuggito perché due killer avrebbero voluto ammazzarlo. Il contrabbandiere dice di aver convinto i due a lasciar perdere ma essi gli confermarono che già il giorno dopo altri killer ci avrebbero riprovato.

Zaza si dà nuovamente alla latitanza. Stavolta, si concede il lusso di espatriare. Gli agenti, attraverso gli spostamenti della sua famiglia, riusciranno a comprendere che il boss si è trasferito in Francia. Viene, infatti, arrestato a Parigi e, dopo circa 90 giorni, fatto estradare in Italia.

L’estradizione e l’arresto di suo fratello Salvatore

Nei mesi successivi subisce il sequestro di beni a lui riconducibili. Anche suo fratello Salvatore finisce in carcere. Quest’ultimo viene incastrato dalle dichiarazioni di Tommaso Buscetta, il super-pentito della mafia siciliana. Zaza viene trasferito presso il carcere di Regina Coeli, a Roma.

Lunghe battaglie giudiziarie

Le indagini nei suoi confronti proseguono. Gli vengono sequestrati ulteriori beni ed attività commerciali. Gli inquirenti hanno il sospetto, però, che molti beni del boss si trovino all’estero, in particolare negli Stati Uniti. I legali di Michele Zaza provano a fargli ottenere la scarcerazione provvisoria per i suoi problemi di salute. Non c’è verso, però, di uscire dal carcere.

Dopo tante battaglie, riesce ad ottenere la libertà provvisoria nel 1988. Ancora una volta, il boss ne approfitta per darsi alla fuga. La Francia è, ormai, la meta preferita di Zaza ma i poliziotti francesi riescono di nuovo a mettergli le manette ai polsi. Pagando la cauzione, però, Zaza torna libero.

La doccia gelata arriva nuovamente dall’Italia. Stavolta, l’accusa è di quelle gravissime. Il pentito Antonino Calderone lo accusa di un doppio omicidio avvenuto nel 1977. La Francia è costretta nuovamente ad estradarlo per via di una nuova condanna ricevuta da Zaza. Da quel momento in poi ‘o pazzo non farà più ritorno nel paese transalpino.

Morte di Michele Zaza

Nella primavera del 1994 Zaza torna nel carcere di Regina Coeli. Nonostante un’età non ancora in stato avanzato, la sua salute peggiora sempre più. Il boss viene sottoposto ad alcuni esami clinici. Il 18 luglio 1994 viene accompagnato presso il Policlinico. Il boss accusa, però, un malore. Inutili i tentativi di rianimarlo. L’infarto si rivela fatale. Il re del contrabbando scompare all’età di 59 anni.

Si chiude, così, la parabola di un boss della camorra che non si è fatto mancare nulla. Ha sempre vissuto nel lusso, ostentando quella ricchezza che aveva accumulato col contrabbando. Non sono mancate le polemiche dopo la sua morte. Polemiche innescate soprattutto dai suoi legali. Da un lato le sue precarie condizioni di salute, dall’altro il timore dei giudici di una nuova fuga. Un tema ancora oggi attuale, venuto alla ribalta nuovamente dopo la morte in carcere di Bernardo Provenzano.

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