Nicola Schiavone: l’eredità di Sandokan

Nicola Schiavone, figlio di Francesco Schiavone Sandokan, nel nuovo millennio tenta la scalata al clan dei Casalesi. Lo Stato lo ferma in tempo

L’eredità di un boss è qualcosa di scomodo, specie  chi ne prenderà il posto è un familiare stretto del capo. Non deve essere stato facile per Nicola Schiavone, primo figlio di Francesco Schiavone Sandokan, imporsi in un clan molto ben organizzato e dalle basi solide, sebbene da diversi anni i principali esponenti dell’organizzazione si trovino in carcere.

Nicola Schiavone si trova ad operare nel territorio casalese in un periodo difficile. Sono gli anni della strategia del terrore di Setola e della latitanza dei due boss che guidano il clan, Antonio Iovine e Michele Zagaria. Nicola Schiavone, così come il padre, ha un grande fiuto per gli affari. I suoi imperi criminali spaziano dal nord Italia ai paesi dell’Est Europa, su tutti la Romania. Nicola Schiavone è consapevole del ruolo esercitato da Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il pentito Pasquale Vargas racconta che il figlio di Sandokan aveva pensato addirittura di ucciderli entrambi.

Dal punto di vista economico, Nicola Schiavone si occupava di diverse attività: controllo del gioco on line, commercio di auto di grossa cilindrata, appalti. Non mancano, ovviamente, i contatti con esponenti politici di primo livello in provincia di Caserta, su tutti Nicola Ferraro e Nicola Cosentino. Nicola Schiavone ed il suo clan avevano allungato i tentacoli anche sul mercato ortofrutticolo, grazie ad un accordo con la mafia siciliana e calabrese. In questo modo, il clan gestisce il mercato ortofrutticolo in tutto il centro-sud.

Una città importante per Nicola Schiavone e per il clan dei casalesi è Modena. E’ lì che Schiavone controlla molti importanti affari, è lì che il boss investe nel settore immobiliare ed è da lì che parte per andare in Romania e controllare il settore del gioco d’azzardo on line, un nuovo business per le mafie italiane del 2000.

Gli affari sono importanti ma non possono bastare per avere il totale controllo di un clan del genere. Lo sa bene Nicola Schiavone che, nel 2009, decide che è arrivato il momento di assumere concretamente il controllo del territorio. Nel marzo del 2009 il boss è il mandante di un eccellente omicidio. Nicola Schiavone fa uccidere Antonio Salzillo. E’ il nipote di Antonio Bardellino, fratello di Paride, assassinati entrambi, per giunta nello stesso giorno, nel 1988.

Sempre il pentito Pasquale Vargas dice che dietro il ritorno in provincia di Caserta di Antonio Salzillo, uomo ostile al clan Schiavone, c’è Michele Zagaria. La tensione tra Zagaria e Nicola Schiavone sale ma Antonio Iovine fa da mediatore e viene evitato il peggio. Il giovane boss continua a seminare terrore. Nel maggio del 2009 fa uccidere Giovanni Battista Papa, Francesco Buonanno e Modestino Minutolo. Si tratta di tre affiliati che, per una questione legata alle estorsioni, non si erano comportati bene e, secondo Nicola Schiavone, dovevano essere eliminati.

Nicola Schiavone si interessa anche dell’apertura di un nuovo centro commerciale a Casal di Principe. Il centro commerciale avrebbe dovuto chiamarsi “Il principe“. Attorno all’opera, che non verrà mai realizzata, graviteranno politici, camorristi ed imprenditori del territorio.

La parabola di Nicola Schiavone e di tutto il clan Schiavone sta per giungere al termine. Ne è consapevole Francesco Schiavone Sandokan che dal carcere scrive a sua moglie e ai suoi figli, invitandoli, all’inizio del 2010, a lasciare Casal di Principe perché non ci sono più le condizioni per restare lì. Nicola Schiavone viene arrestato alcuni mesi dopo, la stessa sorte toccherà ad alcuni dei suoi fratelli. L’ordine impartito dal boss non era stato rispettato ma Schiavone Sandokan aveva già compreso che per la sua organizzazione si era ormai giunti ai titoli di coda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *