Pane e camorra: 24 arresti nel clan Lo Russo

Pane e camorra: arrestate 24 persone ritenute vicine al clan Lo Russo. La cosca gestiva quasi in monopolio la distribuzione del pane

Mettere insieme le parole pane e camorra potrebbe sembrare qualcosa di insensato. Si potrebbe, forse, con uno sforzo interpretativo, accostare i due termini dal punto di vista metaforico, quando si sente dire, ad esempio, che la camorra dà il pane. Un modo come altri per dire che le organizzazioni criminali garantirebbero la sopravvivenza e anche il benessere del territorio in cui si estende il loro potere.

Se, invece, vi dicessimo che pane e camorra possono essere accostati nel senso letterale della parola forse in pochi ci crederebbero. Nel blitz eseguito dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri e dal Gico della Guardia di Finanza hanno eseguito 24 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute vicine al clan Lo Russo. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione di stampo mafioso, tentato omicidio, omicidio colposo con violazione della normativa stradale, traffico di droga ed estorsioni aggravate.

Il monopolio del clan sul pane

Nel corso dell’inchiesta è emerso come la camorra gestisse la distribuzione del pane in forma di monopolio. Il clan arrivava addirittura ad imporre il prezzo di vendita della merce a diverse catene di supermercati. Le indagini hanno consentito di accertare che tre panifici sarebbero da ricondurre al clan. In merito a tale vicenda, la Coldiretti ha lanciato l’allarme, sostenendo che, in tali condizioni, anche la sicurezza alimentare sia a rischio.

Dall’analisi delle intercettazioni è emerso un altro raccapricciante episodio legato al clan. Infatti, nel corso di una stesa di camorra avvenuta lo scorso marzo, una ragazza innocente fu investita da una moto e morì dopo alcuni giorni in ospedale. I responsabili non si fermarono a prestare soccorso alla ragazza. Anzi, attraverso i loro cellulari, commentavano l’accaduto mostrandosi totalmente indifferenti al destino della giovane.

Sempre nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno fatto luce su diverse piazze di spaccio gestite dal clan Lo Russo. Non solo intercettazioni telefoniche ed ambientali. Gli inquirenti si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Importante, infine, la denuncia di alcuni imprenditori che avevano subito intimidazioni e richieste estorsive ma che, al contrario di altri, hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

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