Pasquale Scotti: dalla NCO alla latitanza, fino all’arresto in Brasile

Pasquale Scotti: killer della NCO negli anni settanta e nei primi anni ottanta, scappò dall’ospedale di Caserta. Arrestato in Brasile dopo 31 anni di latitanza

Pasquale Scotti è stato un feroce killer della Nuova Camorra Organizzata. Un uomo capace di far perdere le tracce di sé per circa trentuno anni e che si ritiene sia custode di molti scottanti segreti che potrebbero far tremare l’Italia. Dopo essere stato arrestato in Brasile nel maggio del 2015 è stato estradato in Italia e verrà, dunque, ospitato in un carcere italiano. Il boss che in passato aveva stretto l’alleanza con Raffaele Cutolo dovrà scontare trent’anni di detenzione per omicidio volontario e concorso in omicidio volontario.

L’affiliazione alla NCO e l’arresto

Pasquale Scotti nasce a Casoria nel 1958. Si affilia alla NCO ed è tra i protagonisti di una mattanza che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta insanguina Napoli. Quando Cutolo finisce all’Asinara per volontà del presidente della Repubblica Sandro Pertini, anche la parabola di Scotti sembra ormai finita. Il boss di Casoria viene arrestato nella maxi retata del 1983 ai danni della NCO, in seguito alla quale, per un incredibile errore, finisce in carcere anche il presentatore televisivo Enzo Tortora.

La fuga dall’ospedale e l’inizio della latitanza

Scotti, soprannominato ‘o collier per aver regalato alla moglie di Cutolo un gioiello di grande valore, all’inizio della sua detenzione pare disposto a pentirsi, anzi a dissociarsi dalla camorra. Chiamato ad esprimersi proprio sul caso Tortora, è tra i pochi a sostenere che Pasquale Barra si è confuso e che il presentatore televisivo non è in odore di camorra. Per una ferita alla mano, Scotti viene ricoverato presso l’ospedale di Caserta. Promette di essere pronto a rivelare altri segreti di quegli anni pieni di ombre ma scappa la notte di Natale del 1984 e si dà alla latitanza.

L’arresto in Brasile e l’estradizione in Italia

Il boss è introvabile, nessuno lo riesce a catturare. C’è addirittura chi pensa che possa essere morto. Nel 2008, però, 24 anni dopo l’inizio della sua latitanza, muore il fratello e sul manifesto funebre c’è anche la sua firma. E’ un altro segnale che il boss molto probabilmente è vivo. Pasquale Scotti è in Brasile. Vive in Sud America ormai da diversi anni e arriva anche a cambiare identità. Si fa chiamare Francesco De Castro Visconti. Ha sposato una donna brasiliana dalla quale ha avuto due figli. Il 26 maggio del 2015 il super-latitante viene catturato a Recife. Era diventato un vero e proprio imprenditore. Pare, infatti, che fosse socio di aziende attive nel settore della ristorazione. Nell’ottobre del 2015 il Supremo Tribunale Federale Brasiliano autorizza l’estradizione in Italia di Pasqualino ‘o collier che torna nel suo paese d’origine il 10 marzo 2015. Viene arrestato dagli agenti italiani e dovrà ora scontare trent’anni di detenzione.

La vicenda Cirillo

Pasquale Scotti non è stato solo un feroce killer. A cavallo tra gli anni settanta e i primi anni ottanta, il boss gestiva anche le estorsioni. La vicenda assunse una certa risonanza alcuni anni dopo, quando il politico Luigi Cesaro ammise di aver chiesto l’aiuto di Rosetta Cutolo, sorella del boss Raffaele, per porre fine alle estorsioni del gruppo di Pasquale Scotti. Non finisce qui. Scotti svolge un ruolo probabilmente importante anche nella vicenda che porta alla liberazione dell’assessore democristiano Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse nell’aprile del 1981. Si ritiene che Scotti abbia avuto mandato da Cutolo di parlare con i vertici della Dc campana dopo la liberazione dell’assessore. Cutolo, infatti, si impegna a trattare con i brigatisti per liberare l’assessore ma alla Dc chiede vantaggi per sé e per i suoi affiliati e pretende, inoltre, di entrare nel business degli appalti della ricostruzione post-terremoto del 1980.

La morte di Roberto Calvi

Scotti, dunque, potrebbe sapere molte cose sulla questione Cirillo, mai del tutto chiarita. Si ritiene, inoltre, che il boss della Nuova Camorra Organizzata sappia molto anche sulla morte di Roberto Calvi, il banchiere trovato senza vita a Londra. Inizialmente si parlò di suicidio ma in Italia la vicenda assunse, poco alla volta, ben altri contorni, grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Roberto Calvi era stato ucciso e a volere la sua morte erano in molti, sia la mafia che la camorra. Sembra, infatti, che il banchiere avesse investito il denaro di camorristi e mafiosi, denaro che, poi, era stato perso. Secondo Pasquale Galasso, Calvi fu ucciso da Vincenzo Casillo. Dopo tanti anni ancora non si conosce il nome del killer di Calvi e Pasquale Scotti potrebbe sapere molto anche su questa vicenda.

Pasquale Scotti parlerà oppure rimarrà in silenzio?

Pasquale Scotti, dunque, potrebbe essere a conoscenza di scottanti segreti ma non sappiamo ancora se avrà voglia di rivelarli. Certo è che una sua eventuale collaborazione potrebbe rivelarsi veramente preziosa per ricostruire molti dei misteri di quegli anni Ottanta, un periodo pieno di ombre in cui mafie, movimenti eversivi, massoneria e servizi segreti deviati potrebbero aver svolto un ruolo fondamentale in diversi omicidi e fatti.

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