Piersanti Mattarella: l’uomo che sognava una Sicilia migliore

Piersanti Mattarella: la storia politica, l’omicidio e le indagini sulla morte dell’ex presidente della Regione Sicilia

Piersanti Mattarella, ex presidente della Regione Sicilia, è stato un politico della Democrazia Cristiana con idee diverse rispetto alla maggior parte degli uomini del partito. Un uomo che voleva cambiare la Sicilia e che, per tale ragione, dava fastidio non soltanto a Cosa Nostra ma anche a quei politici che avevano già da tempo intrapreso una strada diversa, un percorso che portava a connivenze con la mafia e non solo.

L’infanzia e la scomoda eredità del padre Bernardo

Mattarella nasce a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, nel 1935. Sin da giovane, viene subito visto come l’erede del padre Bernardo, quest’ultimo esponente importante della Democrazia Cristiana e che aveva svolto la carica di ministro in diversi governi del dopoguerra. Essere il figlio di un personaggio così potente non è molto semplice ma Piersanti Mattarella va avanti per la sua strada. Si forma culturalmente nell’Azione Cattolica e studia diritto civile, diventando un esperto di tale materia che insegnerà per molti anni all’università.

L’inizio dell’attività politica

La sua attività politica comincia nel 1961, quando viene eletto consigliere comunale a Palermo. La sua carriera è in forte ascesa. Nel 1967 arriva la nomina a deputato della Regione Sicilia. Quattro anni più tardi viene nuovamente eletto deputato ma, stavolta, gli viene affidato l’assessorato al bilancio. Sin da giovane, Piersanti Mattarella si dimostra un uomo coraggioso e poco propenso ai compromessi clientelari, tipici di molti uomini della Democrazia Cristiana. Anche per questo motivo, non si candida mai presso la sua città d’origine. Mattarella si trova ad operare in un’epoca difficile per la Regione Sicilia. Gli scandali non mancano per il suo partito ma non viene mai coinvolto in prima persona in vicende poco limpide. Anzi, è tra i pochi a guadagnarsi il rispetto e la considerazione anche del principale partito di opposizione. Ciò perché Piersanti Mattarella è un innovatore, sa che la Democrazia Cristiana avrebbe bisogno di un profondo cambiamento e di accogliere al suo interno nuove leve.

Un politico innovatore: l’elezione alla presidenza della Sicilia

Mattarella, profondo ammiratore dell’onorevole Aldo Moro, si dimostra pronto a trovare un’intesa anche con altri partiti che condividono con lui la stessa istanza di rinnovamento e di cambiamento, seppur partendo da prospettive differenti. Non a caso, viene eletto presidente della Regione Sicilia nel 1978. E’, dunque, lui il capo di una coalizione di centro-sinistra, appoggiata anche dal Partito Comunista.

Il confronto con Pio La Torre

Un episodio che probabilmente cambia per sempre la vita di Piersanti Mattarella e anche quella di Pio La Torre si verifica sul finire degli anni Settanta. Nel corso della conferenza regionale sull’Agricoltura, il deputato del Partito Comunista Pio La Torre dichiara che all’interno dell’assessorato all’agricoltura la corruzione è dilagante. Mattarella non difende l’assessore pubblicamente accusato né il suo partito ma dice che è necessario far luce sulla vicenda e, in generale, sul modo in cui vengono gestiti i fondi regionali assegnati all’agricoltura.

Le riforme politiche di Piersanti Mattarella

Dal punto di vista politico, Piersanti Mattarella cerca di portare avanti diverse importanti riforme. Innanzitutto, egli prova a dare maggiore potere agli enti locali ma, in particolar modo, tenta di contrastare il sistema degli appalti che negli anni addietro aveva cambiato per sempre la storia del capoluogo, distruggendone parte dell’antica bellezza con le scelleratezze del cosiddetto Sacco di Palermo. Il controllo degli appalti è una priorità per il triangolo politica-mafia-imprenditoria e, per tale ragione, il presidente della Regione comincia ad inimicarsi tanti personaggi potenti.

L’omicidio Mattarella

La mafia non può accettare tutto questo e il 6 gennaio del 1980 decide di eliminare il politico divenuto, ormai, troppo scomodo e pericoloso. E’ il giorno dell’Epifania. Siamo in Via Libertà, a Palermo. Piersanti Mattarella è in auto con sua moglie, i suoi due figli e sua suocera e sta per recarsi a messa quando un killer si avvicina al finestrino ed esplode diversi colpi di arma da fuoco. Il presidente viene soccorso ma muore pochi minuti dopo il suo arrivo in ospedale.

Lungo iter giudiziario

L’iter giudiziario necessario per conoscere i responsabili dell’omicidio Mattarella si rivela lungo e tortuoso. Anticipiamo sin da subito che ancora oggi parte della verità non è venuta a galla e solo alcuni dei colpevoli sono stati condannati. E’ vero, Mattarella aveva rifiutato la scorta ma nessun uomo dello Stato era stato chiamato a vigilare nei pressi dell’abitazione del presidente. Insomma, il killer ha potuto agire in maniera indisturbata.

Tra mafia e movimenti eversivi

Le lunghe indagini sembrano giungere ad una prima svolta nel 1989. Inizialmente, l’omicidio Mattarella viene attribuito anche ai movimenti eversivi di destra. Vengono, infatti, ritenuti responsabili del delitto Valerio Fioravanti e altri terroristi di estrema destra ma si pensa che essi abbiano agito sotto la direzione del mafioso Pippo Calò. Insomma, l’ipotesi che sembra prevalere porta ad un mix di responsabilità da attribuire sia alla mafia che ai movimenti eversivi. Da più parti, comunque, quello di Piersanti Mattarella viene visto come un delitto politico. Mattarella, come detto poc’anzi, era colui che stava portando avanti un programma di profondo rinnovamento politico e, per tale ragione, risultava avverso ad esponenti politici come Vito Ciancimino e Salvo Lima, da sempre considerati vicini alla mafia.

Le parole dei pentiti

La pista che porta al coinvolgimento di Fioravanti e del mondo eversivo di destra si fa più debole negli anni Novanta, in seguito alle dichiarazioni del super pentito Tommaso Buscetta il quale sostiene che i terroristi non hanno assunto alcun ruolo in questo delitto e che l’unica responsabilità è da attribuire a Cosa Nostra. Il collaboratore di giustizia aggiunge che basta controllare i nomi di coloro che si sono aggiudicati i principali appalti dopo la morte di Mattarella per scoprire la verità.

Condannati i mandanti ma non gli esecutori: e i politici?

Nel 1995 giungono le condanne per i mandanti dell’omicidio di Piersanti Mattarella. Si tratta di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Michele Greco, Nenè Geraci e Francesco Madonia. Non ci sono certezze, invece, in merito agli esecutori materiali del delitto così come ad eventuali mandanti da rintracciare nel mondo politico. Ci sono stati pentiti che hanno cercato di fare chiarezza sul ruolo assunto da Giulio Andreotti in questa vicenda. Gian Carlo Caselli, che mise sotto accusa lo stesso Andreotti, era convinto che l’ex presidente del Consiglio avesse intrattenuto rapporti con la mafia e che, dopo la morte di Mattarella, fosse venuto a conoscenza dei responsabili dell’omicidio, pur dimostrando il proprio dissenso per quella decisione.

 

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