Pietro Scaglione: con questo delitto comincia l’attacco allo Stato

Pietro Scaglione: parte l’attacco della mafia nei confronti dello Stato e delle istituzioni

La storia di Pietro Scaglione viene spesso sottovalutata anche dal punto di vista mediatico. Infatti, quando si parla delle stragi di Cosa Nostra non sempre si fa riferimento a questo delitto. La ragione potrebbe, forse, essere di tipo temporale, nel senso che quest’omicidio avviene molto prima rispetto ai tanti ravvicinati delitti che la mafia compie nei primi anni Ottanta.

La carriera di Scaglione

Pietro Scaglione nasce a Palermo nel 1906. Entra a soli ventidue anni in magistratura ma è soltanto dopo la seconda guerra mondiale che comincia ad occuparsi di mafia in qualità di pubblico ministero. In quel periodo indaga su Salvatore Giuliano e sulla morte di un sindacalista, di nome Salvatore Carnevale, che era stato ucciso nel 1955.

La nomina a procuratore capo di Palermo

La svolta nella sua carriera arriva nel 1962, quando viene nominato procuratore capo di Palermo. E’ una carica importante che gli consentirà di conoscere ancora più da vicino la mafia. Non a caso, si troverà ad indagare sulla strage di Ciaculli, l’episodio più crudele di matrice mafioso verificatosi negli anni sessanta. Sembra che nei giorni precedenti il suo omicidio stesse indagando sulla vicenda relativa al giornalista Mauro De Mauro, scomparso l’anno prima.

L’omicidio

Dell’omicidio di Pietro Scaglione ancora oggi si sa poco. Il delitto avvenne intorno alle 10:55 del 5 maggio 1971. Quella mattina il procuratore si era recato al cimitero per rivolgere un saluto alla defunta moglie. Era in compagnia dell’agente di custodia Antonio Lo Russo. Quest’ultimo veniva considerato la sua guardia del corpo, era lui ad accompagnarlo praticamente ovunque. I due si trovavano a bordo di una Fiat nera nei pressi di via dei Cipressi a Palermo. Un’automobile sbucò all’improvviso e impedì all’agente Lo Russo di continuare il suo percorso. Tutto accadde in pochi secondi. I killer scesero dall’auto e cominciano a sparare. Per Pietro Scaglione e Antonio Lo Russo non ci fu scampo.

Il primo magistrato ucciso da Cosa Nostra

Pietro Scaglione era una persona onesta, un uomo che faceva sin troppo bene il suo lavoro. Come spesso accade dopo delitti così importanti, cominciano manovre occulte volte a delegittimare i personaggi scomparsi. La stessa sorte, purtroppo, toccò anche al procuratore. Si diffusero voci secondo le quali Scaglione si era macchiato della colpa di aver favorito la fuga di Luciano Liggio nel 1969. Successive indagini dimostrarono la totale estraneità di Pietro Scaglione. Anzi, fu sottolineato il suo coraggioso impegno nella lotta alla mafia. Scaglione è il primo magistrato italiano a cadere sotto i colpi della mafia.

Un’indagine complicata

Le indagini sulla morte di Pietro Scaglione non furono semplici. Solo in seguito alle dichiarazioni del super-pentito Tommaso Buscetta si riuscì ad ipotizzare i possibili colpevoli. Buscetta rivelò che il delitto fu organizzato e compiuto da Luciano Liggio e Salvatore Riina. In seguito, venne fuori che il delitto potesse essere legato alle azioni compiute dalla mafia sotto la presunta direzione di movimenti eversivi. Tra queste azioni rientravano il fallito golpe Borghese e la scomparsa di Mauro De Mauro.

Nessun colpevole: la storia si ripete

Purtroppo, su questo delitto non è ancora stata fatta giustizia perché nel 1991 il giudice istruttore Di Mattei decise che non vi erano le condizioni per poter procedere nei confronti degli imputati in quanto non erano stati raccolti importanti elementi di accusa. L’assassinio sembra, comunque, rientrare nella lunga scia di delitti compiuti dalla mafia corleonese. Nel 2013 fu intercettata una conversazione nel carcere di Opera tra Totò Riina e il suo compagno di ora d’aria nella quale il boss rivelò che a sparare fu Bernardo Provenzano.

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