Raffaele Cutolo: la fine del boss, vince la NF

Tra il 1982 e il 1983 la carriera criminale di Raffaele Cutolo si interrompe: il boss finisce in un carcere di massima sicurezza

Il 1982 è l’anno in cui la guerra tra la il clan di Raffaele Cutolo e l’organizzazione criminale rivale si decide per via dell’intervento dello Stato e non solo. I casi Cirillo e Semerari avevano dato la dimostrazione della grande forza della camorra e della sua capacità di trattare con lo Stato. Proprio per questo motivo, lo Stato decide di intervenire. Non è più concepibile che un uomo in carcere possa riuscire a godere di privilegi e guidare un’organizzazione criminale.

La decisione arriva per volontà dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini che spinge affinché  RaffaeleCutolo venga trasferito da Ascoli Piceno al carcere di massima sicurezza dell’Asinara. La sua richiesta parte già nei primi mesi del 1982 ma si concretizza solo in aprile di quell’anno. E’ un duro colpo non solo per il boss ma per tutta la sua organizzazione.

Bisogna, infatti, considerare un aspetto importante di tutta questa vicenda. Andare all’Asinara in un carcere dove i controlli sono maggiormente rigidi e dove non si vive insieme ad altri compagni ma in isolamento significa interrompere il canale di comunicazione che Cutolo aveva aperto nel passato e che gli aveva permesso, a Poggioreale così come ad Ascoli Piceno, di aprire un dialogo con il mondo interno ed esterno al carcere per continuare a dirigere quel clan che lui stesso aveva creato.

Nonostante tutto, nella vita di Raffaele Cutolo c’è spazio anche per l’amore. Conosce e sposa Immacolata Iacone, sorella di un detenuto e originaria di Ottaviano, proprio come lui. Il matrimonio tra i due verrà celebrato nel 1983 presso il carcere dell’Asinara.

Prima di essere trasferito all’Asinara per Cutolo arriva un altro capo d’imputazione. E’ accusato di essere il mandante dell’omicidio di Francis Turatello, boss della malavita milanese. Turatello era stato ucciso l’anno prima nel carcere di Nuoro da Pasquale Barra, uomo di fiducia di Cutolo.

Per via di quest’omicidio si rischiò il caos tra le diverse mafie italiane, visto che Turatello era in contatto anche con Cosa Nostra. Raffaele Cutolo cercò di far ricadere la colpa sul suo uomo e promise alle altre organizzazioni di punirlo per quello che, a suo dire, aveva fatto in maniera spontanea. Barra si ribella e decide di dissociarsi dal boss. E’ un altro colpo duro per la NCO. Le sue dichiarazioni permettono nel 1983 ai magistrati di arrestare più di 800 persone ritenute vicine al clan di Cutolo.

Il 1983 è anche l’anno della morte, per via di un attentato a Roma, di un altro uomo da sempre considerato appartenente alla Nuova Camorra Organizzata. Si tratta di Enzo Casillo. La Nuova Famiglia ha ormai vinto la guerra contro  Raffaele Cutolo. Non ci sarà molto tempo, però, per festeggiare vittoria. Ben presto, infatti, una nuova faida tra le varie famiglie del clan scoppierà e finirà per ridisegnare la mappa del crimine organizzato in Campania.

 

 

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