Rapido 904: la strage di Natale, tra mafia e terrorismo

Rapido 904: è passata alla storia come la cosiddetta “Strage di Natale” che, nel dicembre 1984, costò la vita a 16 persone

Il rapido 904 è il nome del treno che da Napoli si dirigeva a Milano in quel drammatico 23 dicembre del 1984. Nel capoluogo lombardo, però, quel treno non ci arrivò mai. Nella galleria del Vernio, tra Firenze e Bologna, un ordigno piazzato all’interno del treno esplose. Sedici persone sarebbero morte in seguito all’attentato dinamitardo.

Crediamo sia giusto parlare di questa strage nell’ambito della storia di Cosa Nostra perché è stato provato il coinvolgimento della mafia siciliana in questa vicenda. A dirla tutta, anche la camorra avrebbe giocato un ruolo importante in questa storia. Invece, in Italia, si credeva, almeno in una fase iniziale, che la matrice dell’attentato fosse solo ed esclusivamente quella terrorista. Senza timori di smentita, riteniamo sia giusto includere le vittime della strage del rapido 904 nell’elenco dei morti innocenti causati dalla mafia.

Treno 904: qual è l’obiettivo della strage

L’obiettivo dell’esplosione del treno 904 era quello di distogliere l’attenzione dalla mafia siciliana, messa in difficoltà dall’azione investigativa del pool di Antonino Caponnetto e dal pentimento di Tommaso Buscetta. La strage del treno rapido 904 è stata attraversata da un iter giudiziario lunghissimo. Nonostante diverse persone siano state condannate, la sensazione di molti è che non tutta la verità sia saltata fuori.

L’Italia nel 1984

Parliamo, del resto, di anni difficili per l’Italia. Il terrorismo continuava ad essere considerata l’emergenza numero uno. In Sicilia c’è l’avanzata di Cosa Nostra, in Campania si è da poco conclusa la guerra tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia. A Roma c’è la Banda della Magliana, ben collegata soprattutto con la destra eversiva. Ci sono, poi, i pezzi deviati dello Stato, coloro che agiscono nell’ombra ma che, in un modo o nell’altro, sono coinvolti nei maggiori misteri dell’Italia repubblicana.

Quell’attentato ha cambiato la vita di molte persone. Sul treno 904, considerando il periodo in cui si verificò l’attentato, viaggiavano molti individui che stavano recandosi presso i loro familiari per trascorrere le vacanze natalizie.

Le fasi della strage del rapido 904

Il treno 904 parte da Napoli intorno alle 13 di quella domenica 23 dicembre 1984. All’interno dei vagoni non solo adulti ma anche anziani e, soprattutto, tanti bambini. Intorno alle 18 il treno effettua la fermata presso la stazione di Firenze. Qui salgono tante persone, tra cui un uomo che con sé ha un borsone. Dopo alcuni chilometri il rapido 904 fa il suo ingresso nella galleria del Vernio. Si tratta di un tunnel molto lungo, quasi 20 km. L’ordigno esplode quando il treno si trova ancora in galleria ed ha, più o meno, percorso metà tragitto.

Strage di Natale: i soccorsi

Il treno 904 viene dato per disperso. Il macchinista riesce a mettersi in contatto con la stazione di Bologna. L’uomo chiede soccorsi. Sul treno ci sono circa 600 persone. Saranno necessarie diverse ore per soccorrere i feriti. La stazione di San Benedetto Val di Sangro diventa una specie di campo d’accoglienza.

Le vittime della strage 904

I lavori per portare in salvo i feriti e mettere in sicurezza la galleria si protraggono fino a notte fonda. La carrozza numero nove, quella colpita dall’esplosione, viene riportata in stazione. In quelle ore ci si rende conto che per quindici persone, tra cui tre bambini, non c’è nulla da fare. Per le ferite gravi causate dall’esplosione dopo qualche settimana morirà un’altra persona, con il bilancio delle vittime che, dunque, salirà a sedici. Più di 260 i feriti, quelli più gravi vengono ricoverati a Bologna mentre gli altri proseguono il viaggio fino a Milano.

Il precedente dell’Italicus 1974

I familiari delle vittime rifiutano i funerali di Stato. Intanto, partono le indagini. Si cerca di scoprire chi possa aver piazzato l’ordigno nel treno 904. C’è, inoltre, un precedente che, in qualche modo, rischia di condizionare l’inchiesta: dieci anni prima un’altra bomba era esplosa sempre in quella galleria. L’ordigno sul treno Italicus aveva causato dodici morti e circa cinquanta feriti.

Le prime ipotesi

Già nelle prime ore successive alla strage del rapido 904 arrivano le prime rivendicazioni, non tutte attendibili. La pista più battuta, in un primo momento, è quella del terrorismo eversivo. Inizialmente, sui fatti indaga la Procura di Bologna ma, ben presto, il caso verrà giudicato di competenza della procura di Firenze.

L’arresto di Pippo Calò

Il primo elemento dell’inchiesta è l’identikit dell’uomo che avrebbe piazzato la bomba, ottenuto grazie alla testimonianza di una donna. L’inattesa svolta arriva sul finire di marzo del 1985. Il 30 marzo viene arrestato Pippo Calò. Si tratta di un importantissimo esponente della mafia corleonese che opera a Roma e cerca di intercedere con politici, uomini dei servizi ed altre organizzazioni per favorire gli interessi della cosca di Riina. E’, lui, inoltre ad occuparsi del reinvestimento dei soldi sporchi della mafia.

Guido Cercola

Nel suo covo gli agenti rinvengono esplosivo simile a quello che avrebbe causato la strage di Natale. Non solo Calò. Insieme a lui viene arrestato anche Guido Cercola, coinvolto inizialmente per reati connessi al traffico di stupefacenti.

Giuseppe Misso

Gli inquirenti si convincono che la pista giusta sia quella che porta all’intreccio tra Cosa Nostra, camorra e terrorismo. Il coinvolgimento della camorra sarebbe stato provato dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Uomini della destra eversiva di Napoli, secondo le indagini, avrebbero fornito l’esplosivo per la strage. Tali uomini sarebbero legati ad un camorrista di primo rango della camorra napoletana: Giuseppe Misso.

Massimo Abbatangelo

Mario Ferraiuolo e Lucio Luongo, due uomini del clan Misso, dichiarano di aver accompagnato in stazione Carmine Lombardi, l’uomo che avrebbe piazzato l’ordigno. Lombardi, però, è stato ucciso nei mesi successivi alla strage. Spunta, inoltre, il coinvolgimento di un deputato del Movimento Sociale, Massimo Abbatangelo, il quale avrebbe fornito l’esplosivo per la strage.

Friedrich Schaudinn

I colpi di sorpresa, però, non finiscono. Nelle indagini viene coinvolto il tedesco Friedrich Schaudinn, nella cui abitazione vengono ritrovati i telecomandi utilizzati per attivare la bomba, prima dell’ingresso del rapido 904 in galleria. Emergono, inoltre, dei legami tra l’ingegnere tedesco e Pippo Calò.

Il processo

Il pubblico ministero Pier Luigi Vigna è convinto che dietro la strage ci sia soprattutto la mafia. Il processo si apre nel 1988, ma l’attenzione mediatica sull’evento è abbastanza scarsa. Presenti in aula familiari delle vittime e i sopravvissuti alla strage.

Le condanne

Lucio Luongo finge di essere pazzo e si dichiara pronto a ritrattare. L’ingegnere tedesco, invece, ha fatto ritorno in Germania. La Corte d’Assise di Firenze condanna all’ergastolo Pippo Calò, Guido Cercola, Alfonso Galeota, Giuseppe Misso e Giulio Pirozzi con l’accusa di strage. Condannati anche Carmine Esposito, Lucio Luongo, Franco Di Agostino e Friedrich Schaudinn.

L’assoluzione di Misso

La sentenza di secondo grado arriva nel 1992. Non cambiano le condanne per Calò e Cercola. Misso e gli uomini del suo clan vengono, però, assolti dal reato di strage. Per Misso, così come per Abbatangelo, l’unica condanna che rimane in piedi è quella per il possesso di materiale esplosivo. Proprio mentre gli uomini di Misso fanno ritorno a casa, dopo il processo di secondo grado, vengono uccisi in un agguato Alfonso Galeota e Assunta Sarno, moglie di Beppe Misso. Nell’ottobre del 1992 la Cassazione conferma la precedente sentenza. Nel 2015 Totò Riina è stato assolto per mancanza di prove dall’accusa di essere il mandante della strage.

Dubbi e perplessità

Le sentenze, dunque, non sono riuscite a far emergere tutta la verità. Ci si chiede se la strage del rapido 904 sia da considerare come ultima azione dimostrativa del terrorismo degli anni ottanta o come primo tentativo di Cosa Nostra di ottenere quell’impunità che in passato non era mai mancata ma che, in quel momento, rischia di mancare, sotto i colpi delle dichiarazioni di Buscetta e del lavoro del pool antimafia.

 

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