Relazione Dia secondo semestre 2015: focus sulla camorra

Relazione Dia del secondo semestre 2015: camorra in Campania, in Italia e all’estero, la situazione

La relazione Dia del secondo semestre 2015 ci consente di avere una panoramica abbastanza chiara e dettagliata delle mafie attive in Italia e all’estero. Dopo esserci concentrati su Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, è il momento di analizzare la situazione campana, prendendo spunto da quanto accaduto nelle cinque province nel 2015.

In linea generale, si può dire che la camorra si conferma un’organizzazione criminale piuttosto frammentata, dagli equilibri sempre instabili. Diventa, a questo punto, difficile considerare la camorra come un’organizzazione unitaria. Si preferisce, infatti, parlare di camorre, utilizzando, dunque, l’accezione plurale.

E’ da registrare una crescente apertura imprenditoriale dei clan, con le famiglie camorristiche che delegano ad altre cellule criminali la gestione dei tradizionali affari illeciti. I clan ricevono, comunque, una percentuale importante dai ricavi di queste attività. Parliamo dei business legati al contrabbando, alla droga e anche alla ricettazione.

Dal punto di vista organizzativo, tende a scomparire qualunque differenza sessuale nella gestione di un clan. Le donne sono sempre più protagoniste. La conferma è arrivata dall’omicidio di Nunzia D’Amico, sorella del principale esponente dell’omonimo clan.

Camorra napoletana

Preoccupante la situazione di diversi clan della città di Napoli. Sia nelle aree urbane che in quelle periferiche, l’assenza di figure esperte e prestigiose al comando ha dato vita ad un ricambio generazionale dai contorni torbidi. Sono ormai tanti i gruppi di giovani alla guida di diversi emergenti clan. La violenza e lo scontro con il nemico rappresentano le principali caratteristiche di questi giovani clan che rischiano di ridisegnare la geografia camorristica della città capoluogo.

In parte diversa la situazione in provincia di Napoli, dove continuano a regnare clan storici. Pensiamo, ad esempio, alla cosca dei Mallardo, attiva nel comune di Giugliano di Napoli, ai Gionta di Torre Annunziata, così come ai D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Si tratta di clan organizzati in maniera più rigida. Vigono, dunque, maggiori gerarchie e restano molteplici i tentativi di condizionare le amministrazioni locali.

Camorra casertana

Nel casertano il cartello dei casalesi è quello in cui si registra la presenza di strutture maggiormente gerarchizzate. Certo, il potere del cartello è notevolmente diminuito grazie ai duri colpi inferti dalla magistratura. Restano, però, attivi diversi gruppi minori. Il clan si conferma sempre abilissimo nel dialogare con imprenditoria e politica. La corruzione è un male non ancora sconfitto. Il ricorso alle estorsioni ed il tentativo di infiltrazione negli appalti pubblici rappresentano elementi cardine dell’azione del clan.

Camorra nelle altre province e nel resto d’Italia

Nelle province di Salerno, Avellino e Benevento non ci sono, secondo la Dia, particolari novità rispetto agli anni precedenti. Al di fuori dei confini regionali, i clan tendono ad affidarsi sempre più spesso ad imprenditori. Il loro compito consiste nell’individuare imprese disposte a partecipare a gare per conto dei sodalizi criminali. Le principali regioni in cui i clan campani hanno allargato il proprio raggio d’azione sono Lazio, Abruzzo, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia.

Camorra all’estero

All’estero i clan di camorra rappresentano veri e propri sistemi criminali che operano nel traffico di droga e della merce contraffatta. I proventi illeciti vengono reinvestiti in attività molto redditizie, come ristorazione, turismo e scommesse clandestine. La presenza della camorra è stata riscontrata nella Repubblica di San Marino, Svizzera, Ungheria, Marocco, Tunisia. La camorra è presente anche negli Stati Uniti d’America, a tal punto che anche il presidente Obama l’ha inclusa nelle organizzazioni criminali più pericolose.

Camorra in Spagna

Un paragrafo a parte merita l’infiltrazione della camorra in Spagna. Si tratta di un fatto accertato ormai da tempo. Basti pensare che, anni fa, il capo degli scissionisti Raffaele Amato fu arrestato proprio nel paese iberico. La camorra considera la Spagna una base logistica fondamentale per il traffico di droga. Infatti, spesso è la Spagna il primo paese in cui la droga viene introdotta, dopo essere partita dal Sud America e giunta fino al Nord Africa. Nella penisola iberica, oltre agli Amato-Pagano, operano anche altri clan, in particolare i Mazzarella.

 

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