Roberto Parisi: la prima vittima di mafia del 1985

Roberto Parisi può essere considerato la prima vittima di mafia di un difficile, tragico e lungo 1985. Ecco la storia dell’imprenditore siciliano

Il 1985 è stato un anno molto difficile sul fronte della lotta alla mafia. Un anno che si aprì con la morte di Roberto Parisi. Imprenditore di successo molto noto a Palermo, fu ucciso il 23 febbraio insieme al suo autista Giuseppe Mangano nel corso di un agguato avvenuto a Partanna Mondello. Ripercorriamo insieme la sua storia.

Parisi e la strage di Ustica

Roberto Parisi nasce a Torino nel 1931. Studia per diventare ingegnere. Si sposa con Elvira De Lisi. Dal loro matrimonio nasce Gaia. Sua moglie e sua figlia, però, perderanno la vita nella strage di Ustica del giugno 1980.

Titolare dell’Icem

Parisi diventa un grande imprenditore a Palermo nei primi anni settanta. La società di cui è titolare, l’Icem, un’impresa attiva nell’ambito dell’illuminazione pubblica. Questa società riesce ad aggiudicarsi molti appalti negli anni ottanta. Le uniche imprese che sembrano tenergli testa sono quelle facenti capo al gruppo Cassina.

L’apice del successo

L’Icem cresce sempre più, arrivando ad ottenere appalti per la rete elettrica addirittura in Tunisia. Raggiunge l’apice del successo e del potere nei primi anni ottanta. Viene, infatti, nominato Cavaliere del Lavoro ma è anche il vicepresidente dell’Associazione degli Industriali.

Presidente del Palermo calcio

Si dice di lui che fosse il contribuente più ricco dell’intera città di Palermo. Il suo prestigio aumenta ulteriormente quando diventa il presidente del Palermo calcio, la squadra che rappresenta il capoluogo siciliano. Parisi non viene mai coinvolto in vicende legate alla mafia anche se non mancano dei sospetti in merito ai rapporti tra alcuni esponenti dell’amministrazione comunale e un pool di imprese.

L’omicidio di Roberto Parisi

Roberto Parisi viene ucciso all’interno della sua auto il 23 febbraio 1985, col suo autista Giuseppe Mangano. La folla accorre sul luogo del duplice omicidio mentre i killer approfittano del caos per andare via e fuggire tra la gente, prendendo addirittura un autobus.

Cosa Nostra in difficoltà

Viene, dunque, naturale chiedersi perché la mafia abbia deciso di uccidere Parisi? In realtà, bisogna contestualizzare i fatti in quel preciso momento storico. Cosa Nostra è in difficoltà, travolta dalle dichiarazioni di Tommaso Buscetta e dalle indagini del pool antimafia.

Imprenditori coraggiosi

Gli imprenditori si sentono più sicuri e ritengono di poter dire di no alle richieste estorsive di Cosa Nostra. L’omicidio, quindi, matura in un contesto di difficoltà per la mafia siciliana che, però, non vuole abbassare la testa e vuole far capire che nessuno si può ribellare.

Le condanne

Diversi anni dopo Emanuele Di Filippo, un killer della mafia, si dichiarerà colpevole di quel delitto. Per l’omicidio Parisi verranno condannati anche Francesco Tagliavia, Giuseppe Lucchese e Lorenzo Tirinnello. Quello di Parisi sarà, purtroppo, solo uno dei tanti omicidi che vedranno, come vittime, imprenditori siciliani onesti.

Bruno Contrada e l’omicidio Parisi

Quando ormai le luci dei riflettori sembrano essersi abbassate, si torna a parlare della morte di Roberto Parisi. Gilda Ziino, seconda moglie di Parisi, dichiarerà che il giorno del delitto a casa sua era venuto il poliziotto Bruno Contrada. L’uomo le aveva confidato di non dire nulla sull’omicidio, nel caso in cui fosse stata a conoscenza di qualcosa.

Il processo a Bruno Contrada

La Ziino fa queste rivelazioni al suo avvocato il quale si mette in contatto col giudice Falcone. Nel corso del processo contro Bruno Contrada, la difesa dell’ex uomo del Sisde avrebbe puntato sul fatto che quelle parole avrebbero rappresentano nulla di più che un consiglio. La Corte, però, ravvisa in quel dialogo elementi che fanno pensare all’intimidazione e alla minaccia.

Parisi e Patti: imprenditori onesti annientati dalla mafia

Una vicenda ingarbugliata, dunque, quella legata all’omicidio Parisi. Del resto, non era certo una novità a Palermo in quegli anni. Solo quattro giorni dopo il delitto Parisi, perde una vita un altro imprenditore: Pietro Patti. Si era ribellato al pizzo e la mafia gli fece pagare a caro prezzo questa scelta.

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